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'Qui c'è il meglio dell'Italia'. L'addio del prefetto D'Alessandro a Fermo, terra di valori e bassa evasione

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Quando si lascia un posto è facile fare il pieno di complimenti, ma la verità è che la D’Alessandro li ha incassati giorno dopo giorno per due motivi: competenza e attenzione alle persone. FOTO

di Raffaele Vitali

FERMO - Umanità, mediazione, capacità, conoscenza, classe, dignità, valori: sono solo alcune delle parole che provano a rappresentare il prefetto di Fermo Maria Luisa D’Alessandro. ‘Di Fermo’ ancora per 72 ore, perché da domenica sarà Sassari la sua nuova casa e lascerà questa di Fermo alla dottoressa Vincenza Filippi. Fortunati i sardi, se ne accorgeranno presto, perché non capita spesso di vedere un prefetto che davanti a sindaci, imprenditori, forze dell’ordine e giornalisti inizia il suo saluto con la voce strozzata, riempiendolo poi di parole d’amore e stima per un territorio in cui, alla fine, ha vissuto per quindici mesi. Al suo fianco il marito e il figlio più piccolo, “che qui ha preso voti bassi ma è stato come rigenerato”, tanti primi cittadini, il braccio destro Francesco Martino e l’arcivescovo Rocco Pennacchio, che a Fermo è arrivato una settimana dopo la D’Alessandro.

Quando si lascia un posto è facile fare il pieno di complimenti, ma la verità è che la D’Alessandro li ha incassati giorno dopo giorno per due motivi: competenza e attenzione alle persone. “Ci ha dato dignità e professionalità con la sua presenza” è il sunto perfetto fatto da Domenico Ciaffaroni, che guida Montefortino, uno dei tanti comuni del cratere a cui il prefetto ha fatto sentire con forza la sua vicinanza.

Lei, dopo aver accolto uno per uno gli invitati, è saluta per l’ultima volta sul piccolo patio con il logo della prefettura di Fermo stampato. “In questi anni ho imparato a non commuovermi. Perché so che il mio destino è stare poco nei posti. Ma con voi fermani non ce l’ho fatta. Il vostro modo di essere è quello che rende bella l’Italia, quello che rende grande questo Paese”: lo dice convinta, con quella voce tremolante carica di sincerità. “Vorrei nominare tutto il bello che ho visto e vissuto, vorrei parlare del Montani e del Conservatorio, degli Artigianelli e di ogni luogo di cultura, perché si deve partire dalla formazione per un futuro migliore”. Ha incontrato gli imprenditori, che le hanno chiesto sostegno, protezione: “Non dimenticherò mai il mio primo comitato per l’Ordine e la sicurezza. Ho chiesto ai vari comandi di presentarmi questo territorio, e il comandante della Guardia di Finanza me l’ha fotografato così: ‘qui c’è la più bassa percentuale di evasione dell’Italia’. il motivo? Qui si lavora seriamente. I dipendenti si pagano, c’è onestà”.

Lo ammette, in poco più di un anno potrebbe anche aver visto solo il buono “ma credo di avere visto tanto, quindi…”. Mentre parla una parola esce con forza: malinconia. “Mi mancheranno questi sindaci che vivono per la propria comunità, che portano i cittadini all’ospedale con la loro auto. Figure in cui prevale il rapporto con l’altro. Ripensare a tutto questo non potrà che lasciarmi un senso di vuoto, ma bisogna andare avanti. Come ha fatto lui”. E nel dirlo si gira e incrocia il volto sorridente dell’arcivescovo Pennacchio.

Poi riprende, è un fiume in piena, vorrebbe non finisse mai questo pomeriggio circondata da chi ne ha seguito le direttive, ma anche da chi l’ha arricchita. Parla delle donne, tante e importanti in questa piccola Provincia: la presidente Canigola, la sindaca combattiva Gualtieri, la presidente della Commissione Parti Opportunità Marziali: “Con voi abbiamo lavorato per non dimenticare mai che ogni uomo è importante, che la comunità è il luogo di connessione dei valori e del senso delle istituzioni”. E di senso dello Stato se ne respira nel fermano e il motivo lo inquadra bene con poche parole, intervenendo, l’assessore regionale Fabrizio Cesetti: “Questa terra ha sempre creduto nell’autonomia, ma la voleva completa, coni riferimenti istituzionali, dalla Provincia alla prefettura fino alla questura. Ma tutto questo non sarebbe emerso senza una figura come lei, dotata di una classe innata che ha saputo abbinare rigore e competenza”.

Se ne va così il prefetto che ha saputo “regalarci un po’ più di fiducia nell’uomo, guardando al presente e ai problemi sempre con un occhio e una parola proiettati al futuro” conclude l’arcivescovo lasciando poi spazio agli abbracci, alle strette di mano, a qualche lacrima che il mondo istituzionale non è abituato a vedere. Lasciando il salone delle feste della prefettura rimbombare con una sola parola, quella che Maria Luisa D’Alessandro dedica al Fermano: “Grazie! Per quello che siete e quello che mi avete dato”. Fortunata Sassari, non bastavano le spiagge più belle d’Italia, da oggi hanno anche il prefetto col pungo di ferro e il volto sorridente che non chiude le porte agli immigrati, come ricorda il sindaco mentre le regala la riproduzione di Fermo realizzata dall’architetto Beverati, ma che è pronta a espellere chi non rispetta la legge, che ascolta i bisognosi, ma che con piglio coordina blitz e pianifica presidi di sicurezza.

@raffaelevitali

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