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Dal calcio spezzatino alla crisi economica e il fermano gioca. Gioco d'azzardo, la vera vittoria è debellarlo

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Paolo Calcinaro su Fermo ha dovuto lottare per dire no a una sala slot nel cuore di Santa Caterina, utilizzando la legge regionale che stabilisce le distanze da banche, scuole e chiese. “Ma serve di più”.

FERMO – Se il parametro nazionale fosse rispettato, in provincia di Fermo dovrebbero esserci almeno 1000 giocatori d’azzardo problematici, ovvero che hanno raggiunto una condizione grave e incontrollabile. Invece, il servizio dipendenze dell’Asur 4 ne segue solo 58. Un mondo sommerso si muove in provincia, un mondo fatto di sofferenza personale e familiare. La dottoressa Sacchini è chiara: “Immaginiamo che probabilmente che le persone che accedono alla cura sono molte meno di quelle che avrebbero bisogno, diversamente da chi è dipendente da sostanze, dove arriva alle cure il 50%. Qui siamo molto lontani”. Il problema è che le persone non si riconoscono una dipendenza, vuoi perché la famiglia supporta la problematicità, sta di fatto che accedono poche persone al dipartimento. Che poi, una volta in azione, offre numerose risposte grazie anche alle comunità terapeutiche sul territorio.

Addirittura, i pazienti sono in calo da quando è stato aperto il centro di riferimento nell’Asur 4. Ma questo non è un bene: “Il trend dal 2015 al 2017 è quasi in diminuzione: erano 67, poi 63 e oggi 58. Le fasce di età sono varie: 30-54 anni è quella maggioritaria con 33 persone, 18 oltre i 54, tra i 19 e i 29 anni solo sei persone. 47 gli uomini e 11 le donne. Più della metà ha una licenza di media inferiore, 32 persone”.

La dottoressa Sacchini, insieme alle dottoresse Mori e Petrelli, lavora in primis sulla prevenzione. Poi una volta preso in carico il dipendente, eterna in gioco la comunità che si è riadattata anche nella modalità di sevizio: moduli trattamentali molto flessibili per fasce orarie e solo per alcuni giorni a settimana. “E stiamo sperimentando per capire se è il modo giusto” prosegue la Sacchini. Gruppi di auto mutuo aiuto e prevenzione alla caduta. “Importante il ruolo delle comunità in supporto alle famiglie, che è un altro soggetto da trattare. La famiglia sia in caso di alcol dipendenza che di gioco, la famiglia diventa un pezzo fondamentale. spesso la famiglia arriva prima del familiare e diventa l’anello fondamentale. “Proprio per questo – aggiunge Alessandro Ranieri - l’Ambito ha aperto uno sportello famiglia”.

Tutto questo è la base del protocollo d’intesa tra Asur, Provincia di Fermo e Ambiti Sociali. “Siamo partiti un anno fa con un percorso finalizzato a sensibilizzare la comunità su un fenomeno in crescita che non vogliamo far diventare un allarme. I nostri numeri sono piccoli rispetto al fenomeno. È ipotizzabile che il gambling agisca su tutte le classi sociali in difficoltà legate a un disagio. Fra qualche anno avremo numeri allarmanti e per questo interveniamo nelal prevenzione. Oggi l’accordo ci impegna. Il gioco d’azzardo la dipendenza la dà comunque. Che poi diventi una malattia è da dimostrare. Ma la passione, purtroppo, il piacere rendono qualcosa di irrinunciabile ogni macchinetta o pc” ribadisce Licio Livini che al suo fianco ha tutte le istituzioni.

“Per una comunità e un ben-essere che cresce bisogna riconoscere le proprie debolezze e poi combatterle. Ma farlo da soli è impossibile. Come Provincia diamo un segnale, vogliamo essere la cerniera e da esempio per ogni istituzione. Insieme possiamo trovare soluzioni per un fenomeno insidioso, basta guardare le sale giochi che aprono” ribadisce Moira Canigola. Per i sindaci spesso il problema è la normativa: Paolo Calcinaro su Fermo ha dovuto lottare per dire no a una sala slot nel cuore di Santa Caterina, utilizzando la legge regionale che stabilisce le distanze da banche, scuole e chiese. “Ma serve di più”. Mentre Nazareno Franchellucci, che guida il comitato dei sindaci dell’Ambito 20, punta il dito sul sistema: “Questa attività fotografa un’emergenza che il territorio vive e che il post sisma ha aggravato. Una battaglia difficile. Tante cose non aiutano: il calcio spezzatino è il frutto dei diritti televisivi per permettere a tutti di vedere tutto. Ma non è così, è un’operazione volta a favorire il giocatore. Se alle 1230 non ho vinto rigioco alle 15, poi alle 18 e poi alle 2030. E quello che dico è confermato dalle pubblicità nelle pause: su tre almeno una è un’agenzia di scommesse. Una battaglia molto difficile da combattere con i nostri soli mezzi”. La speranza è che il nuovo protocollo dia ancora più forza all’azione, ma chi gioca va aiutato, evitando che poi diventi violento, come accaduto all’artigiano arrestato a fermo per aver picchiato un amico, proprio per un problema di soldi legato al gioco.

r.vit.

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