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Inaugurazione anno giudiziario. 'Le Marche sono la nuova frontiera della criminalità organizzata'

sottani

Non è la prima volta che Sottani lancia l’allarme, ma questa volta, di fronte ad avvocati e magistrati, dice di più: le Marche, anche per i maggiori rischi di infiltrazione connessi alla ricostruzione post sisma...

di Raffaele Vitali

FERMO – Si apre l’anno giudiziario e il messaggio che arriva per le Marche dal procuratore generale Sergio Sottani e dal vicepresidente dell’Anm (l’associazione magistrati, non è rassicurante. “Ci sono nelle Marche elementi sintomatici che la regione possa essere appetibile alla criminalità organizzata interessata a effettuare accaparramenti e turnover di aziende ed esercizi in difficoltà, con l'obiettivo di rilevare le attività più redditizie lungo la costa o subentrare nella loro gestione mediante l'inserimento di persone di fiducia delle organizzazioni criminali”.

Non è la prima volta che Sottani lancia l’allarme, ma questa volta, di fronte ad avvocati e magistrati, dici dei più: le Marche, anche per i maggiori rischi di infiltrazione connessi alla ricostruzione post sisma, “rappresentano una nuova frontiera per la criminalità organizzata che mira a esercitare un'azione di controllo su un'area facilmente suscettibile di sfruttamento economico. Al momento non si ravvisa un vero e proprio radicamento mafioso ma sono stati in più occasioni individuati 'soggetti in proiezione’ ovverosia soggetti che appartengono a un'organizzazione criminale (n'ndrangheta, camorra ecc.) che operano fuori della provincia in cui esercita il controllo l'organizzazione in questione”.

Così si spiega anche l’omicidio di stampo 'ndranghetista del fratello di un collaboratore di giustizia, avvenuto a Pesaro il giorno di Natale. “Un campanello d'allarme sul sistema di sicurezza e protezione che ha impressionato l'opinione pubblica e che non va certamente sottovalutato” ha aggiunto il vice presidente del Csm David Ermini (LEGGI TUTTO L'INTERVENTO). “Sappiamo - ha aggiunto - quanto utile sia stato e possa ancora essere l'apporto dei collaboratori di giustizia nelle indagini e nei processi contro la criminalità organizzata, è dunque necessario che questo grave vulnus nel sistema di protezione sia recuperato e costituisca monito a non abbassare mai la guardia”.

Per tutto questo sere una magistratura forte e legittimata: “La figura del giudice va intesa come colui che applica la legge ancorandola ai principi generali della Costituzione e dell'ordinamento giuridico, non come il semplice portavoce del giudizio e della volontà popolare. Il rischio è quello di una delegittimazione sottotraccia. Il popolo, nel cui nome sono pronunciate le sentenze, vive infatti la sua sovranità entro la cornice delineata dalla Costituzione e su questa premessa è il necessario e costante riferimento (anche) dell'istituzione giudiziaria. Solo in tal modo il potere giudiziario, come qualsiasi altro potere democratico, è tutelato dal pericolo, sempre incombente, di essere osservato e valutato secondo fuorvianti e inesistenti legami con idee di popolo dal significato emotivamente ambiguo, più vicine all'immagine della piazza o della folla, che si collocano radicalmente all'opposto della struttura democratica della giustizia. Quanti concorrono e agiscono nella sfera pubblica - ha insistito mandando un messaggio alla politica - hanno dunque la responsabilità di non dimenticare mai che ogni istituzione della Repubblica, e tra queste anzitutto l'ordine giudiziario, opera come espressione del popolo in un'accezione interamente costruita entro l'ordine costituzionale”.

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