Rompere il silenzio e denunciare: 'Non siete sole'. Fermo schiera la Procura contro la violenza sulle donne

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I tipi di violenza sono cinque: psicologica 36.6%, fisica 29.4%, economica 11.7%, stalking 10,1% e sessuale 7.1%. Nella provincia di Fermo sono stati 37 i casi di violenza psicologica, 30 violenza fisica, 10 stalking, 7 casi di violenza economica.

di Raffaele Vitali

FERMO – Empowerment delle donne, diminuisce la violenza ma cresce la recrudescenza. “Le azioni spesso lasciano ferite profonde, capire le ragioni è importante. Gli studi ribadiscono che la violenza sulle donne ha radici storiche e culturali che vuole gli uomini superiori. Ma sono convinto che il contrasto alla violenza passi per ognuno di noi. La responsabilità di noi uomini è grande, dobbiamo farcene carico”. È importante che ad aprire il lungo pomeriggio voluto dal prefetto Maria Luisa D’Alessandro sia un uomo, il dominatore, il sesso forte. Perché diventa tutto più credibile quando a parlare di linguaggio di genere è chi da secoli ne ha un vantaggio: “Non è un vezzo, ma la lingua italiana lo permette e l’accademia della Crusca ha detto che si può usare, perché giusto grammaticalmente” ribadisce il moderatore psicologo Musso.

I NUMERI

Nella Provincia di Fermo 52 donne hanno richiesto aiuto ai Centri di anti violenza territoriali, dato in diminuzione rispetto alle 66 del 2016. Un numero che vale il 12,7% delle violenze regionali, denunciate, che si attestano sulle 409. “I dati sono solo la punta dell’iceberg, la violenza domestica viene ancora considerato un fatto privato” sottolinea la presidente della commissione pari opportunità regionale, Meri Marziali. I tipi di violenza sono cinque: psicologica 36.6%, fisica 29.4%, economica 11.7%, stalking 10,1% e sessuale 7.1%. Nella provincia di Fermo sono stati 37 i casi di violenza psicologica, 30 violenza fisica, 10 stalking, 7 casi di violenza economica, 4 violenza sessuale e 1 caso di sfruttamento della prostituzione. “Le donne fanno accesso ai CAV sono per la maggioranza italiane (75.8% - 285 su 409), sposate (44.4% - su 164 donne ben 142 hanno indicato il marito come autore dei maltrattamenti), età media 41 anni, diplomate o laureate e occupate stabilmente. Questo profilo ci deve far riflettere su due aspetti: il primo riguarda il carattere della violenza che è domestica ed intra familiare e questo rende molto difficile la denuncia all’esterno e la richiesta di aiuto. Il secondo aspetto riguarda la condizione femminile di studio e lavoro che riconferma come la violenza sia un fenomeno trasversale che non va relegato a situazioni di disagio sociale” prosegue la Marziali.

IL PROTOCOLLO

Alla rete territoriale antiviolenza aderisce da oggi la Procura, con la firma del dottor Piscitelli. “La situazione si sta affrontando ma non è arrivata alla soluzione. Le donne continuano a essere violate nella loro profonda dignità e soprattutto nei loro figli, entusiasmo al bimbo morto dopo che il padre ha incendiato la casa. Non possiamo restare indifferenti. L’ombrello che ripara le donne deve essere sempre più ampio da qui il lavoro sulla rete”. Il dotto Martino con il prefetto Di Lullo ha voluto con forza questo protocollo e ha lavorato per ottenerlo: “I risultati ci sono, li vedo nei vostri visi”.

LA PROCURA

“L’adesione della Procura è dovuta. Per il significato simbolico, che mi auguro diventi pratico. Ma perché questa problematica di cui fa male parlare nel 2018. Fa male affermare che ancora non riusciamo a invertire il trend, anche se sta cambiando. A Fermo questo tipo di fenomeno ancora si fa sentire in maniera significativa. Negli ultimi tre anni trend in crescita per i reati condotti nel concetto di violenza di genere: stalking, maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale. Sono convinto, come il Prefetto, che solo con la sinergia di possano raggiungere risultati concreti e spero di poter lasciare in eredità al procuratore che verrà, essendo io un facente funzioni, un protocollo che consenta di cambiare le cose” spiega il Procuratore capo Alessandro Piscitelli.

POLIZIA E CARABINIERI

Il questore di Fermo mette anche la sua firma: “Domani è la giornata indetta dall’Onu per l’eliminazione della violenza di genere. Il termine eliminazione è forte, è impegnativo. Quello di oggi è un esempio di rete e sinergia delle professionalità. Serve specializzazione: già le donne si pongono con pudore, per cui hanno bisogno di essere rincuorate e devono trovare il coraggio. Questi momenti servono a dare coraggio alle donne, a rafforzare la consapevolezza che certe azioni vanno segnalate. Ricordiamo che il silenzio aiuta i torturatori e non il torturato”. E domani arriva anche il camper della Polizia per spiegare la violenza di genere. Aggiunge il comandante del Nor provinciale, Gianluigi Di Pilato: “Noi cerchiamo di prevenire il fenomeno. Negli ultimi anni abbiamo investito risorse umane. È nato il raggruppamento analisi criminologiche che è un osservatorio in campo nazionale che monitora i fenomeni su tuto il territorio. È indispensabile la formazione di ogni operatore, perché il fenomeno sia conosciuto, ma grazie alla preparazione combattuto”.

LA RETE

Paolo Calcinaro ricorda il primo atto deciso con Alessandro Ranieri, coordinatore d’Ambito: “L’apertura di una casa ricovero di donne vittime di tratta o violenza. Fu un impegno preso dai comuni dell’Ambito che è un segno non scontato. Abbiamo avviato un percorso, dopo tante discussioni, che dà lustro al territorio. Una scelta che mi rende orgoglioso”. Si rivolge ai ragazzi nell’altra sala della Prefettura: “Scrivere sui muri nome e cognome di una ragazza per insultarla è violenza. Ricordatevelo, quello che per voi è uno scherzo diventa violenza e magari si arriva a gesti estremi”.

Per Nazareno Franchellucci “troppo spesso descriviamo in maniera categoria e severa episodi di cronaca, ma poi quando avvengono dietro la porta di casa rischiamo di classificarli come semplici dissidi”. E per questo ricorda un episodio avvenuto nella sua città: “Non deve accadere il ‘ma lei non si sopportava, ha fatto bene a liberarsene’. Dicendo questo viene derubricato come episodio banale, senza invece dare il giusto perso a quello che fu un ulteriore atto di violenza domestica sulle donne”.

Superiamo il silenzio, è il messaggio. Anche perché i dati sono pesanti in regione: 409 donne hanno chiesto aiuto ai centri antiviolenza. “Fa comodo relegare la violenza in determinati contesti, a raptus di follia che copre l’atto che è violenza contro le donne. Per troppo tempo non è emerso il tema e se un problema non esiste non lo si affronta. Finalmente gli uomini stanno partecipando alle iniziative, segno che si può contrastare insieme la violenza. Non sposteremo avanti di un millimetro il discorso pubblico, se non saranno anche gli uomini a condurre insieme alle donne la battaglia di contrasto alla violenza di genere”. Lo segue nel ragionamento Antonella Orazietti, voce delle donne nel Fermano: “Quando c’è stato quel ‘famoso’ omicidio ricordo che venivo fermata e mi dicevano ‘non è una violenza sulle donne, la donna se l’è meritato’. È terribile e per questo iniziative e firme servono per cambiare. La partecipazione dei ragazzi è fondamentale, il cambio culturale è il primo fondamentale passaggio”.

I GIOVANI

E siccome non c’è futuro senza giovani, il messaggio finale lo lanciano due studentesse del Montani, che la preside Bonanni ha scelto come portavoce. E loro, piuttosto che tante parole, hanno recitato una poesia di Alda Merini: A tutte le donne. “Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso sei un granello di colpa anche agli occhi di Dio malgrado le tue sante guerre per l’emancipazione. Spaccarono la tua bellezza e rimane uno scheletro d’amore che però grida ancora vendetta e soltanto tu riesci ancora a piangere, poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli, poi ti volti e non sai ancora dire e taci meravigliata e allora diventi grande come la terra e innalzi il tuo canto d’amore. Il contrasto alla violenza sulle donne è un lavoro congiunto da fare insieme uomini e donne perché un uomo violento rappresenta sé stesso e nessun altro. La sua violenza, invece, riguarda tutti”. Riguarda tutti sono le parole da non dimenticare mai.