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Padre Enrico e la statua ritrovata: 'Un segno, stiamo ripartendo dopo il sisma'

statuta

Abbiamo accolto con immenso piacere la notizia del ritrovamento – racconta Padre Luigi, francescano – è stata una ferita ultra decennale per la chiesa». Tutto è cominciato quando l’allora parroco, Padre Enrico Bonfigli, stava per chiudere la chiesa. Era il lontano 30 luglio 2008.

di Chiara Morini

FERMO - E’ durata dieci anni e qualche mese, ma alla fine, la ferita della chiesa di San Francesco è stata risanata. La scultura in marmo, risalente al XVI secolo, raffigurante “figura femminile” ed attribuita al Sansovino, è stata restituita al vescovado. Trafugata il 30 luglio del 2008, oggi i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Firenze, guidati dal Maggiore Lanfranco Disibio, l’hanno riportata a Fermo. Non nella chiesa di San Francesco perché ancora inagibile per il sisma: resterà, al momento, nel museo diocesano. A loro è andato il ringraziamento del prefetto Maria Luisa D’Alessandro che ha tenuto a sottolineare come l’importante momento vissuto «Segua di pochi giorni la riapertura della Chiesa di San Michele Arcangelo a Monsampietro Morico. Cose come questa danno il senso della vera ripartenza».

«Abbiamo accolto con immenso piacere la notizia del ritrovamento – racconta Padre Luigi, francescano – è stata una ferita ultra decennale per la chiesa». Tutto è cominciato quando l’allora parroco, Padre Enrico Bonfigli, stava per chiudere la chiesa. Era il lontano 30 luglio 2008, e due malviventi, introdottisi nella chiesa, rubarono la statua. Tentarono per la verità di asportare pure l’elmo e l’altra scultura, ma, ricorda il frate, «Sono riuscito a metterli in fuga e salvare parte dell’opera». Un monumento funebre, fatto, tra gli altri, anche delle due statue e dell’elmo e, dopo dieci anni, Padre Enrico ci tiene a ringraziare «Chi ha realizzato il mio desiderio di risolvere questo caso».

Destinatari, ovviamente, come detto, i carabinieri del nucleo Tutela Patrimonio e Cultura di Firenze. «L’indagine che ha permesso il recupero del pregevolissimo bene, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze – riferisce il maggiore Disibio - è scaturita da una verifica: era lo scorso mese di maggio e abbiamo fatto un controllo su alcuni beni venduti da una casa d’aste toscana». Il recupero è stato possibile anche grazie alla comparazione delle immagini degli oggetti posti all’incanto, con quelle presenti nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, «La più completa banca dati di opere d’arte rubate esistente al mondo» precisa Disibio. Oltre a questo “archivio” gestito dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, c’era stata anche una buona catalogazione della Curia di Fermo. E così si è accertato che la statua era stata oggetto di furto, appunto ai danni della Chiesa di “San Francesco” di Fermo. Le indagini hanno permesso di identificare due ricettatori, un fiorentino di 40 anni, ancora sotto indagine da parte del Tribunale di Firenze, e un settantatreenne romagnolo, già noto alle forze dell’ordine per precedenti simili. Nei passaggi intermedi la statua valeva 35 mila euro mentre, se la vendita fosse andata a buon fine, avrebbe fruttato molti più soldi all’eventuale venditore: la base d’asta era stata fissata a circa 50 mila euro.

«Questo recupero arriva nel momento in cui si inizia a parlare del futuro della Chiesa» commenta il sindaco Paolo Calcinaro. «Permettetemi un piccolo commento personale – ha detto Calcinaro durante la cerimonia – questa bella notizia del ritrovamento renderà felice anche mia nonna. Sono sicuro che le arriverà». E’ contento per San Francesco anche come sindaco essendo la chiesa alla porta della città, che conduce al centro storico.

L’arcivescovo Rocco Pennacchio non era presente alla riconsegna, per impegni episcopali in quel di Roma. Al suo posto i ringraziamenti li ha fatti don Giordano Trapasso, che ha elogiato i Carabinieri per «Aver garantito ancora una volta che la giustizia risana le ferite». «Oggi parliamo del recupero di un’importante opera d’arte che rappresenta il periodo rinascimentale toscano e veneziano» la chiosa dello storico dell’arte della Soprintendenza ai beni culturali, Tommaso Castaldi. Le due statue e l’elmo per un po’, a tempo indeterminato, resteranno al museo diocesano. «Ricostruiremo la stanza qui, con le sculture e dei pannelli» spiega in chiusura la responsabile del museo, Alma Monelli. Questo perché, parole della restauratrice Rossella De Cadillhac, «Tanto le sculture quanto la chiesa sono beni di grande importanza per la città di Fermo».

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