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Il procuratore Sottani a Fermo: 'I soldi non hanno odore, il crimine si insinua ovunque: anche nella ricostruzione'

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Da Ancona a Fermo per incontrare gli studenti delle classi medie: "L’idea di questa mattinata mi è venuta ad aprile, quando ho incontrato i ragazzi delle superiori per parlare di Costituzione".

di Raffaele Vitali

FERMO – Il procuratore capo della Corte di Appello di Ancona, Sergio Sottani, si ferma tra i ragazzi delle medie per una foto che vuole testimoniare la vicinanza della giustizia, della legalità ai ragazzi. “Dovete conoscerci, speriamo di farvi ascoltare parole che vi serviranno per la vostra vita e il vostro studio” introduce Francesca Palma, presidente dell’Ordine degli avvocati. Il sindaco Paolo Calcinaro aggiunge: “Il procuratore generale di tutte le Marche è qui con noi, su sua idea. È qui per trasmettervi principi, valori e lo vuole fare a voi perché avete la mente aperta per imparare”.

Il protagonista è quindi Sottani, magistrato da 33 anni, dopo una vita da giudice civile e penale è diventato pubblico ministero. “L’idea di questa mattinata mi è venuta ad aprile, quando ho incontrato i ragazzi delle superiori sulla Costituzione. Mi era piaciuto e dopo aver trovato la disponibilità degli avvocati abbiamo organizzato. E nel pomeriggio giocheremo a calcio e non è un caso, perché bisogna imparare a perdere nella vita, rispettando sempre le regole”.

Come dentro un tablet, il magistrato interagisce. Manca il touch, ma il fermarsi, chiedere, far alzare le mani e intervenire crea l’interazione che piace ai giovani. Che dimostrano di conoscere i crimini: dai reati informatici alla violazione di domicilio, dalle aggressioni allo spaccio di droga. Leggono i giornali e ogni giorno trovano un ladro, un omicida, un violento negli articoli. “A quel punto interviene il magistrato, che ha una funzione di tutela di collettività che vive quando le regole vengono rispettate. Chi commette reati mette a ischio la collettività. La legge serve per mandare avanti i capaci e i meritevoli, non quelli che sono amici dei figli dei professori o violano le regole. Ma quelli che studiano, perché la Repubblica è fondata sul lavoro e quindi premia chi fatica. Poi la bellezza di non essere tutti uguali fa emergere qualcuno”. Esempi semplici in un continuo passare dal macro, la mafia, al micro, il bulletto vicino di banco.

È pronto anche a perdere Sottani, di certo a calcio: “Se si perde non succede nulla, purché si rispettino le regole”. È a questo punto che stimolato dagli alunni delle medie di Capodarco e Fermo, cita il film Gomorra e la scena in cui un uomo per lavorare deve pagare e non si deve ribellare. Una scena che ha segnato molti dei giovani: “Ci ha colpito il silenzio, l’omertà. Quando vediamo film o documentari sulla mafia non mancano mai. Ma anche la violenza”.

Sono spietati, sono in tutta Italia e spesso non vengono presi: ecco le caratteristiche del mafioso visto dagli studenti delle medie. “La regola della mafia è proprio la violenza, la prevaricazione”. Ma c’è a Fermo? “Perché con i soldi del sisma i mafiosi ne approfittano. E poi c’è la droga, tanta”. Ascolta Sottani e manda input al comandante del Nucleo radio mobile dei Carabinieri. “Avete detto cose precise: la mafia non si manifesta solo come nei film o in Sicilia. Negli anni 90 iniziò il processo a Giulio Andreotti. Se uno vede la televisione il mafioso lo pensa con la coppola, la lupara. Provenzano, che faceva girare miliardi di euro, viveva in una baracca e mangiava la caciotta di formaggio. Lui mandava pizzini. Quando si fece quel processo si vide che le persone collegate con la mafia non arrivavano con baffi e lupara, ma erano commercialisti, notai, medici. Chi portava i pizzini da Provenzano erano persone famose. Questo significa che la mafia si insinua e può arrivare anche qui. Il mafioso vuole arricchirsi, non ha il gusto della violenza. Di fronte al guadagno non si ferma davanti a nulla”.

Per questo le Marche devono fare attenzione: “Possono arrivare qua perché riciclano denaro. I soldi non hanno odore, non si capisce da dove vengono. Le mafie, la pugliese è molto vicina a noi, agiscono con ogni mezzo: lo fanno con la droga, con gli appalti pubblici, con il risparmio della manodopera, usando materiale schifoso per fare ponti che crollano. Prendono case per il post sisma e non rispettano le regole, ecco il racket. Ma il denaro va fatto scomparire ed ecco il riciclo, anche nelle Marche”.

Il problema quindi c’è, ma basta vigilare: “Gestire i fondi della ricostruzione è importante. La magistratura ha un compito fondamentale insieme con le forze dell’ordine. Far rispettare la legge significa case sicure, che vengono date a chi è stato danneggiato, che i soldi vanno a chi lo merita. La legge deve servire a questo. La mafia è un pericolo anche per il sindaco. Sulla ricostruzione c’è già chi inventa dei danni per avere contributi, già sono iniziati i processi. Sono diversi i casi per i risarcimenti da assicurazione non dovuti, ecco i furbi”. Ma perché l’onesto deve essere penalizzato? Quello che copia il compito è bravo? Chi non fa il biglietto sull’autobus è bravo? Sono tre delle domande che Sottani fa agli studenti che rispondono no in coro. “Chi non rispetta le leggi non dovrebbe fare strada nella vita. Serve il sacrificio, non perché necessario, ma perché diventa una conquista il traguardo. Non si può premiare il furbo. Deve andare avanti chi ha capacità che devono essere riconosciute. Legalità significa senso di responsabilità, rispettare le regole per vivere meglio”. Aggiunge infine Sottani: “Ci sono furbizie che fanno male agli altri. come il ridere quando un compagno dà fastidio al più debole. Quella non è ironia a fin di bene”.

È a questo punto che le mani iniziano ad alzarsi una dietro l’altra: è un turbinio di domande, oltre venti. “Sono stupito e sono felice per quanto sto vedendo”. E ha ragione la presidente Palma, perché raramente gli alunni sono così partecipi. Merito di Sottani, che alla fine, affiancato dal procuratore Di Cuonzo, dal presidente della Camera penale Igor Giostra, dal presidente facente funzioni del tribunale Marziali e dai componenti dell’ordine, tra questi Pascali e Chiodini, oltre che dell’assessore avvocato Ciarrocchi, conclude con un messaggio forte: “Non siamo eroi, Falcone e Borsellino sono tra gli unici. Chi lo fa deve farlo con coscienza, per poi andare a dormire tranquillo. Chi fa questo lavoro qualche nemico se lo fa. I nemici uno se li sceglie, gli amici li trova. Per cui sono orgoglioso di essere antipatico a tanti”.

@raffaelevitali

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