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Sesso debole, anche no. Le donne a Fermo vanno a lezione di autodifesa, fisica e mentale

donneviolenza

La fascia di età è particolare, quella più carica di disagio in particolar modo quando manca il lavoro. Non è mancata la sinergia con il centro antiviolenza, che ha come suo obiettivo far uscire le donne dal tunnel ridandole in mano la propria vita.

FERMO – Uno splendido gruppo di donne e un maestro di autodifesa: nasce così il nuovo progetto ‘Pari opportunità per un’altra difesa’. L’associazione Il tempio di Bellona si affianca alle istituzioni. “Un progetto che la commissione pari opportunità ha voluto. Spiace parlare di ‘difesa’ quando si parla di donne, ma siamo un soggetto più debole e abbiamo bisogno di difenderci. Troppo spesso il maschio che davvero si sente più debole si rifugia nell’aggressività. Da qui la necessità di difenderci” esordisce la presidente della Provincia,  Moira Canigola.

Una difesa a più livelli, incluso quello fisico. “Si va dal lavoro dove dobbiamo sgomitare per arrivare alle stesse condizioni degli uomini al lato fisico con l’uomo dominante. Lo è in politica e in troppi aspetti. Ma noi, essendo donne, non ci scoraggiamo e inseguiamo i nostri obiettivi”. Da qui il corso di difesa fisica e psicologica per donne disoccupate tra i 45 e i 55 anni. Una commissione che funziona e lavora tanto, grazie anche a Cristian Falzolgher che aveva la delega: “Con lui abbiamo deciso di farla durare 4 anni, come il mandato del presidente. Un tempo così che permette una programmazione, permette di progettare”.

“Una scelta fondamentale, per cui posso dire solo grazie, così possiamo progettare” aggiunge Antonella Orazietti, presidente della commissione provinciale, affiancata dalla presidente regionale Meri Marziali: “Volevamo un progetto inter istituzionale, per veicolare sempre più messaggi positivi. L’iniziativa di difesa non è solo un approccio sportivo, ma include un rafforzamento della fiducia in se stesse, della riscoperta delle qualità che le donne hanno che magari situazioni di disagio o violenza mettono in secondo piano”. Come commissione regionale è la prima volta che appoggia un percorso di autodifesa.” Non ho mai creduto che la violenza si fermasse insegnando alle donne a picchiare, ma in questo caso la chiave psicologica è quella che serve alle donne per poter uscire da situazioni di vulnerabilità”.

La fascia di età è particolare, quella più carica di disagio in particolar modo quando manca il lavoro. Non è mancata la sinergia con il centro antiviolenza, che ha come suo obiettivo far uscire le donne dal tunnel ridandole in mano la propria vita.

Catia Ferrantini, psicologa che dal 2011 collabora con il centro antiviolenza, è la presidente dell’associazione Il tempio di Bellona che ha ideato il percorso. “Nell’ottica delle pari opportunità il percorso è nata da Fabio Cucco, cintura nera terzo dan full contact. Con lui ci sarà Oriano Pasquini, cintura nera primo dan. Da un lato vengono insegnate poche ma buone tecniche di difesa da strada. Ma non basta saperle, perché nel momento di agitazione non è facile tenere sotto controllo le emozioni. Da qui gli incontri mensili di allenamento psicologico incentrati sulla gestione delle emozioni. Incontri ogni volta sono aperti a professionalità. Nel direttivo c’è anche il primario del Pronto soccorso Giostra”.

Un super gruppo di volontari che mira a rafforzare competenze e potenzialità che accrescono il benessere psicofisico della persona. “Non parliamo solo a donne che hanno già subito violenza, ma a tutte le donne”. Nel 2017 sette donne, quest’anno già 16 di età varia, dai 13 ai 55 anni.

Il nuovo target è stato pensato dall’associazione: “La fascia 45-55 è quella in cui l’autostima è più bassa, dove c’è bisogno di riscatto. E magari sono incastrate da anni in una vita di violenze. I posti sono sei”. L’istruttore Fabio Cucco entra nel tecnico: “Mi occupo di arti marziali da 16 anni. Lavoriamo sull’allenamento mente-corpo e sul dolore e il sacrificio. Le mettiamo sotto stress durante gli esercizi, perché potresti essere bravissima in palestra e poi non in grado di reagire. Creiamo un ambiente molto simile alla strada, con situazioni di aggressione. Il percorso è duro, qualcuna ogni tanto cede, ma il gruppo aiuta anche a creare una rete che diventa supporto in ogni occasione, dentro e fuori dalla palestra”. Si parte dal riscaldamento, poi c’è la parte di respirazione e infine la parte compact. “Mia moglie, Francesca Pieragostini, è stata per me fondamentale nel pensare questo percorso” ribadisce l’istruttore che lavora anche sulla prevenzione, spiegando come si riconosce il pericolo. “La nostra è una difesa attiva e no di aggressione. Una difesa che deve dare il tempo alla donna per poter poi scappare”.

Laura Gaspari, coordinatrice del centro antiviolenza, ha preso parte ad alcuni incontri: “Sono sempre stata scettica sui percorsi di antiviolenza fisica, ma Fabio e la dottoressa hanno saputo cambiare impostazione che punta sull’empowerment delle donne, con un ricongiungimento tra mente e corpo. Quando le donne si incontrano e condividono esperienze anche se negative possono solo nascere qualcosa di bello. Chi arriva da noi si presenta con richieste specifiche: dall’avvocato a un nuovo tetto. Da oggi potremo offrire anche questi corsi”.

Chi crede nella difesa fisica è proprio la Orazietti, vuoi anche per il suo far parte delle forze dell’ordine: “Essere consapevoli della propria forza rende la dona meno potenziale vittima. Il porsi in un determinato modo è già una prima difesa. Le statistiche ci dicono che la fascia 45-55 è quella in cui si trovano le donne più potenzialmente vulnerabili”. I corsi si tengono alla palestra di via Leti, con un’area riservata il mercoledì (20-22) e il venerdì (21-22).

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