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Amandola, la lezione di Cheli a 350 ragazzi: "La terra è il vostro Shuttle. Sognate, ma proteggetela"

cheli amandola
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Le foto scorrono dietro il colonnello, immagini uniche con l’interno dello shuttle, “ci sono 1300 interruttori e bisogna saperli usare tutti”, le riprese della partenza e i tramonti dallo spazio.

 

AMANDOLA – Dalle stelle ad Amandola guidato da Federico Marino. Il colonnello Maurizio Cheli entra in una sala gremita di under 15, per non dire under 10. I giovani, almeno 350, attendono assieme al sindaco Adolfo Marinangeli di sapere cosa si prova a guardare la terra dal cielo. “Quanti di voi vorrebbero fare l’astronauta?”. Inizia così Cheli e le mani si alzano. Tante le ragazzine. Arriva da Zocca, paesino della montagna emiliana dove è nato anche Vasco. “E’ la dimostrazione che sullo spazio si può andare anche partendo da un paese così piccolo. Volevo fare il pompiere, poi volevo guidare un camion, fino a quando non ho visto un caccia volare sopra la mia testa. E da lì non ho più cambiato idea”.

Ha deciso di seguire la passione: “Non ci sono lavori migliori o peggiori, c’è quello che uno sente dentro di sé. Quello che per realizzarlo si è pronti a fare tutto”. Liceo, accademia aeronautica, pilota militare e poi collaudatore. “Un giorno leggendo il giornale ho trovato l’avviso di un concorso: ‘cercasi astronauti’. Sembrava qualcosa di impossibile, invece ci ho provato. Uno che vola vuole sempre andare più in alto”. Ha provato, sapendo anche che poteva non riuscire: “E’ meglio che rinunciare, l’insuccesso non lascia rimorsi”.

Dall’Italia alla Nasa spinto dalla passione e dalla costanza: “Ci vogliono due anni per diventare astronauti e un lungo lavoro di preparazione. Nello spazio non si vive senza macchinari complessi”. Dopo due anni il pilota può essere assegnato a un volo. Ci sono persone che hanno atteso dodici anni. “La caratteristica principale, quindi, oltre all’intelligenza è la pazienza abbinata alla costanza”.

Per Cheli sono serviti 7 mesi per entrare nello shuttle e vivere l’accelerazione da zero a 28mila chilometri all’ora. “Questo ci ha permesso di fare un giro della terra ogni ora e mezza. Lo shuttle pesa 2500 tonnellate, ma in 8 minuti sono passato dalla rampa di lancio a 400 km di quota in orbita attorno alla terra. Se non avessimo raggiunto la velocità saremmo ricaduti sulla terra, non avendo abbastanza energia”.

Le foto scorrono dietro il colonnello, immagini uniche con l’interno dello shuttle, “ci sono 1300 interruttori e bisogna saperli usare tutti”, le riprese della partenza e i tramonti. Dallo spazio uno guarda e vede il continente nella sua interezza. “Se pensate a una terra come la pesca, lo spesso dell’atmosfera è come la pelle di una pesca, fa impressione vista dall’orbita. E poi, impressiona, che i colori sono invertiti. La terra dal cielo la si vede blu, visto che tre quarti sono occupati dall’acqua. E il resto è nero, il colore dello spazio”.

Bocca aperta e occhi verso il maxi schermo per i giovani sognatori a cui Cheli, in chiusura, dà un consiglio: “La terra è una navetta con 7miliardi di persone. Ed è unica come lo shuttle. Se non ce ne prendiamo cura difficilmente sopravvivremo. Prendersene cura e non aspettare che lo facciano altri. Dobbiamo fare piccoli gesti. Non buttare le carte per terra, spegnere la luce. Ma quando lo fanno sette miliardi di persone, aiutano a preservare il mondo”.

Lo spazio cambia visuale, “ti fa sentire piccolo”, richiede tempo per tornare alla normalità, “per tre giorni quando atterri è come se fossi ubriaco, senza equilibrio”, ma ti educa al rispetto dell’ambiente. “Da una parte i colori dell’arcobaleno dall’altra le stelle, sotto il mondo che conosciamo. Una meraviglia fino a quando non si ritorna: “Vista dall’alto la terra è più bella, perché poi quaggiù ti rendi conto di quanti scempi l’uomo commetta. Dal cielo si vede la siccità, si vede l’inquinamento, si vede quello che è e che invece non dovrebbe essere. Per questo – conclude Cheli parlando ai 350 ragazzi delle scuole di tre province – dovete impegnarvi. Questo è il nostro mondo, sarebbe troppo facile dire ‘andiamocene’ ancora di più oggi dopo i nuovi attentati a Bruxelles. Ma i problemi non si sfuggono si affrontano”. Poi, caso mai, si guardano dallo spazio anche partendo da Amandola.

@raffaelevitali 

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