04232017Dom
Last updateDom, 23 Apr 2017 7pm

facebook gplus 32 twitter  RSS icon

VTEM Banners

Sono 1500 i malati di Alzheimer nel sud delle Marche: l'Afma spiega come aiutasi

Questa mattina alle 11.30 presso la Casa delle associazioni, in via del Bastione 3, si terrà un incontro regionale sulle tematiche dell'Alzheimer, con attenzione alle iniziative di successo promosse dalle associazioni impegnate.

Fermo duomo aerea


FERMO – L’Alzheimer ci riguarda, più di quanto crediamo. Sono 1500 i casi riconosciuti tra le province di Macerata, Fermo e Ascoli. Una malattia che degenera e che necessita di attenzioni e sostegno, fisico per i pazienti, psicologico per i familiari. Quello che garantisce l'Afma (associazione familiari malati di Alzheimer) assieme all'Ama (Comitato regionale marchigiano associazioni Alzheimer). Questa mattina alle 11.30 presso la Casa delle associazioni, in via del Bastione 3, si terrà un incontro regionale sulle tematiche dell'Alzheimer, con attenzione alle iniziative di successo promosse dalle associazioni impegnate quotidianamente con le famiglie che vivono quotidianamente le criticità di questa demenza. Per informazioni: 335.5764000.

Anmil. Tre donne, tre storie di forza dopo il dolore. Giampieri: "Spesso dimentichiamo che c'è un dopo"

E tre storie, raccontate con la voce strozzata, ricordano la difficoltà di chi ha perso due gambe o di chi, perdendo il marito, si è trovata a combattere da sola per la vita della propria famiglia.

anmildonne


FERMO – L’infortunio sul lavoro provoca un dolore immediato, visibile a tutti. Ma c’è anche il dopo. Quello su cui accende la luce l’assessore ai servizi sociale di Fermo, Giampieri: “E’ come se una persona scomparisse. Arrivano nel mio ufficio persone con invalidità che magari garantiscono una minima pensione, ma non riescono a reinserirsi nel mercato del lavoro. Per noi amministratori è il grande problema, cercare di dare una dignità a chi ci chiede un aiuto”. Annuiscono i vertici dell’Anmil guidati dal vulcanico Gabriele Coccia: “E’ una nostra missione lavorare anche per il reinserimento”. Giuliana Nerla dà voce alle donne infortunate, ma anche quelle che sostengo le famiglie private dell’uomo, morto sul lavoro o reso invalido permanente: “Si ritrovano sole, spesso con un risarcimento iniquo che non permette di sostenere le famiglie”.

E tre storie, raccontate con la voce strozzata, ricordano la difficoltà di chi ha perso due gambe o di chi, perdendo il marito, si è trovata a combattere da sola per la vita della propria famiglia. Graziella il primo incidente, in cui ha perso una gamba, lo ha avuto trent’anni fa, quando i suoi due figli erano piccoli: “Prima che mi sono riabilitata sono passati anni. E poi ho avuto altri incidenti e ho perso l’altra gamba. Ho provato il mondo della mamma e del reinserimento sociale, tutto difficile”. Seduta accanto c’è la figlia: “Ero piccola. L’affetto familiare non bastava. Padre poco presente, nonna sempre fuori, fratello militare. Io studiavo. Era sola e non sapevamo cosa fare, aveva bisogno di tutto e non lo sapevo dare”. Oggi, ricorda Graziella, chi perde una gamba corre e balla, per lei non fu così.

Anna, un caso diverso, lei ha vissuto anni con un uomo reso invalido da una trave crollata dal cantiere in cui lavorava. “L’ha preso in pieno volto, era il 30 giugno 1987”. Le date le sono impresse nella mente, tentenna, ma poi prosegue: “Abbiamo cambiato appartamento per far entrare la carrozzina, ma è deceduto nel 1993 a 49 anni, nonostante le avessimo provate tutte per farlo vivere bene: medicine dal Vaticano e da San Marino.

Al suo fianco, per fortuna, ha trovato le assistenti sociali che lavorano con l’Inail: “Il nostro obiettivo è cercare di stare vicino alle persone attraverso una fase in carico globale. Non solo risarcimento monetario, seguiamo la persona, partendo dalle necessità e dal supporto alla famiglia”.

Non sempre basta, ma è qualcosa. Questo emerge dall’ultima storia, quella di Zaneide: “Mio marito si è ritrovato con un chiodo nel cervello. Non ha più parlato, oltre ai problemi fisici. Io avevo lui da una parte dall’altra due figli piccoli. Ho dovuto ricostruire un puzzle frantumato.  Avevo 29 anni. I segni del dolore li porto addosso. E spesso chi guarda da fuori lo dimentica che non c’è solo l’infortunato. Ma il dolore mi ha reso più forte e combattiva, per questo son qui, per questo racconto la mia storia, per questo è importante questo momento con l’Anmil e l’Inail, questo 8 marzo”.

VTEM Banners
VTEM Banners
VTEM Banners
VTEM Banners
VTEM Banners

Fermana, invasione di gioia in sala stampa

Bookmakers bonuses with www gbetting.co.uk site.