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Dai vigili cinofili a Genova ai volontari della Protezione civile di Fermo, la qualità non è un caso: formazione continua

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Squadre specializzate, che solo due anni fa avevano vissuto il dramma del terremoto, in particolare ad Arquata e Pescara del Tronto. Le due località dove erano entrati in funzione anche i volontari della Protezione civile di Fermo, una delle poche in Italia a essere dotata di telecamere.

FERMO – Emergenza, partenza, senza esitazione, con un solo compagno di viaggio sicuro: l’amico a quattro zampe istruito per trovare persone sotto le macerie. “Eravamo lì, tra le macerie, in piena notte. A un certo punto emerge una calza da donna. Ci sarà anche lei, ci siamo chiesti? E abbiamo iniziato a cercare, senza sosta, con la speranza di trovarla viva”. È questo uno dei tanti momenti che hanno vissuto i vigili del fuoco delle Marche che hanno lavorato senza sosta per giorni a Genova. Tre unità cinofile, sostituite poi da altre due, incluse una fermana, dal 14 agosto erano sotto quel che restava del ponte Morandi. Uno scenario «da film» con macerie giganti e auto ridotte ad uno strato di 30 cm. L'attività del gruppo specializzato, guidato da Cinzio Scatassa del comando di Pesaro, è stata impeccabile. I cinofili erano tra i 40 nuclei ad alta specializzazione intervenuti, provenienti da varie regioni d'Italia: cinque i cani marchigiani impegnati tra cui un pastore tedesco, tre border collie e un labrador. Cani eroi che non hanno esitato a ubbidire alle indicazioni dei loro istruttori, infilandosi tra gli ammassi di detriti alla ricerca di persone ancora in vita per dar manforte ai 'sommozzatori’ di macerie dell'Usar dei vigili (Urban search and rescue). In azione per salvare vite in cambio di una ricompensa di cibo o una pallina. Per loro, ore di formazione, di esercitazioni, di corsi, di impegno.

Squadre specializzate, che solo due anni fa avevano vissuto il dramma del terremoto, in particolare ad Arquata e Pescara del Tronto. Le due località dove erano entrati in funzione anche i volontari della Protezione civile di Fermo, una delle poche in Italia a essere dotata di telecamere che possono muoversi sotto le macerie. L’allora corpo guidato da Francesco Lusek, il disaster manager che da numero uno di Fermo è entrato a far parte della Croce Rossa Italiana regionale, entrò in azione poche ore dopo il sisma. Mentre questa volta i volontari sono rimasti a Fermo: mancando ancora la nuova guida, la macchina organizzativa nazionale ha preferito usare risorse più autoctone. Eppure, la professionalità delle divise gialle di Fermo è di primo livello, merito di preparazione, esercitazioni, merito di chi da anni ha scelto di far svolgere alla Protezione civile i suoi compiti, che non sono quelli di parcheggiatori e regolatori del traffico alle sagre. Anni difficili, perché Fermo in questo era quasi una primula rossa, simile è il comportamento di Montegiorgio, ma che oggi devono diventare la linea guida per tutti i comuni, dopo la circolare del capo del dipartimento nazionale Angelo Borrelli che costringerà molti gruppi a modificare completamente la propria attività visto che delinea quello che si può e non può fare, partendo da un dato: "Svolgere esclusivamente attività di natura organizzativa e di assistenza alla popolazione, non servizio di controllo all'ingresso di luoghi pubblici dove si tengono eventi di pubblico spettacolo". .

Tornando ai vigili del fuoco, che a Fermo si esercitano anche insieme alla Protezione civile sia in acqua sia nei boschi nella simulazione di recupero dispersi, purtroppo sono tornati nelle Marche senza che i loro cani abbaiassero, ovvero ritrovassero persone vive. Molti però i momenti in cui c'è stato l'interessamento dei cani, cioè situazioni in cui necessita la perlustrazione di un altro cane per verificare presenza di persone vive. Momenti di tensione in cui il rapporto simbiotico tra cane e istruttore è fondamentale per l'efficacia delle operazioni.

Nessun sopravvissuto, ma grazie al fiuto dei cani, è stata agevolata l'opera di smassamento 'in sicurezza’ delle macerie. “Sembrava un film... ma era tutto vero, sembrava che i cani avessero capito che la situazione era diversa da quella del terremoto e inusuale. Poi però Hero, Kira e Desmo hanno iniziato a cercare e non si sono più fermati”. un duro lavoro, un lavoro da eori, secondo tanti. ma non per loro. "Non chiamateci eroi, facciamo solo il nostro lavoro" è il commento di Danilo Dionisi, il pompiere ascolano che ha gestito alla perfezione la comunicazione post sisma nelle province di Ascoli Piceno e Fermo e che per questo è stato voluto dal comando nazionale a Genova.

Raffaele Vitali

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