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Il giallo. Anziana sgozzata, arrestato il vicino di casa. Dietro l'omicidio il bisogno di soldi per giocare

carabinieri web2

Le indagini, coordinate dal pm Gubinelli e dal procuratore Bilotta della Procura della Repubblica di Ancona, avevano ricostruito nel dettaglio la vita della vittima.

CHIARAVALLE – Alfio Vichi non ha mai avuto dubbi: ad uccidere la moglie doveva essere stato qualcuno che conosceva. Perché non c’erano segni di effrazione in casa, neppure di lotta, solo sangue e la moglie 85enne sgozzata a terra senza vita.

Ci sono voluti dieci giorni, ma gli inquirenti sono arrivati all’arresto del presunto colpevole che sarebbe stato tradito dalla sua ludopatia. È un 57enne e abita proprio vicino alla vittima, Emma Grilli che venne ritrovata senza vita dal marito, tornato da un giro in bicicletta, riversa sul lavandino della cucina, con varie coltellate, al collo e al torace, e alcune anche alle mani, segno che aveva tentato di difendersi dal suo assassino.

Le indagini, coordinate dal pm Gubinelli e dal procuratore Bilotta della Procura della Repubblica di Ancona, avevano ricostruito nel dettaglio la vita della vittima. Donna attenta e schiva che difficilmente avrebbe fatto entrare nella sua abitazione persone estranee. Infatti emergeva che l'anziana controllava sempre lo spioncino della porta e aveva una catenella di sicurezza solitamente inserita. Questo importante elemento, unito alla constatazione che la porta di ingresso non presentava alcun segno di effrazione, permetteva agli investigatori di concentrarsi sugli altri condomini nonché su persone che per legami affettivi potevano avere accesso nell'appartamento.

Proprio grazie all'ascolto delle persone vicine alla Grilli hanno permesso di risalire al vicino di casa, le cui dichiarazioni relative ai suoi spostamenti nella giornata dell'omicidio contrastavano con quanto acquisito da altri testimoni. Inoltre, sentito più volte, il sospettato aveva fornito dichiarazioni non sempre riscontrate come veritiere. Infine, la prova che inchiodava l'uomo, che aveva consegnato ad un Compro Oro di Falconara Marittima due fedi nuziali, un ciondolo in oro bianco ed una collana in oro bianco che erano stati monetizzati nel valore di 400 euro. Gioielli risultati poi di proprietà della vittima, quindi oggetto di furto al momento dell'omicidio.

Non è escluso che la donna, secondo le prime testimonianze, avesse anche una somma di denaro che aveva raccolto insieme ad altri parenti per dei lavori alla cappella cimiteriale di famiglia. L’accusato di omicidio è emerso essere stato in cura in una comunità terapeutica perché affetto da ludopatia. Probabilmente proprio il bisogno di soldi potrebbe essere il motivo dell’efferato omicidio.

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