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Non solo feste: nelle Marche il Primo Maggio tra morti e infortuni sul lavoro

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Nel 2017 nelle Marche ci sono stati 19 mila infortuni sul lavoro denunciati di cui 33 mortali e nei primi tre mesi di quest'anno sono morti altri quattro lavoratori.

FERMO - “Celebriamo san Giuseppe lavoratore ricordandoci sempre che il lavoro è un elemento fondamentale per la dignità della persona". Almeno Papa Francesco ricorda il senso del Primo Maggio. Che va oltre il concertone di Roma, il lungomare fermano e le sagre di paese.

Una festa radicata nella storia, simbolo dei diritti e della difesa degli orari, degni di lavoro. Il Primo maggio diventa così anche il momento per riflettere sulla sicurezza, sulle condizioni di chi ogni giorno spende almeno un terzo della sua vita in un posto che non è casa propria.

Nel 2017 nelle Marche ci sono stati 19 mila infortuni sul lavoro denunciati di cui 33 mortali e nei primi tre mesi di quest'anno sono morti altri quattro lavoratori. A denunciare una nuova crescita degli infortuni sul lavoro anche nella regione sono le segreterie regionali di Cgil Cisl e Uil. Lo spunto arriva dalla manifestazione nazionale dal titolo 'La salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro’ che si tiene a Prato.

Nelle Marche, scrivono Cgil Cisl e Uil, i dati “sono allarmanti e inaccettabili: interrogano tutti, sindacati, imprese e istituzioni perché tutti devono rare la propria parte per affermare la cultura della sicurezza, della prevenzione e della qualità del lavoro. Servono un rinnovato impegno di tutti i soggetti in campo e un investimento maggiore in termini di prevenzione e controlli, a partire da quelli del servizio prevenzione dell'Asur che deve essere potenziato al più presto, incrementando adeguatamente le risorse a esso destinate”.

r.vit.

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