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Conti e servizi: numeri contro percezione. La sanità marchigiana promossa da Demoskopika incassa i no della politica

pdl145

Ecco che arrivano i numeri della Classifica “IPS 2018”, l’Indice di Performance Sanitaria realizzato, per il terzo anno consecutivo, dall’Istituto Demoskopika sulla base di otto indicatori.

di Raffaele Vitali

FERMO – Da un lato i numeri, dall’altro la politica. Mai come nella sanità le due parti spesso non combaciano. Avviene quando si deve nominare un primario, avviene quando si leggono le cifre e si vuole incidere in leggi, in questo caso regionali.

Al centro dell’attenzione è finita la Pdl 145 della Regione Marche sulle sperimentazioni gestionali pubblico-privato in sanità. Il termine ‘privato’ ha allarmato più parti politiche, in primis quelle della sinistra, ovvero Liberi e Uguali, che a Fermo, ad esempio, per la terza settimana ha effettuato un volantinaggio davanti all’ospedale “Murri” di Fermo e alle altre strutture sanitarie. “E presto saremo a Sant’Elpidio a Mare e in altri centri della provincia. Abbiamo incontrato tante persone, cittadini e lavoratori della sanità, che condividono questa battaglia di giustizia. Può prevalere il punto di vista di chi, come noi, pensa che vada rafforzato ed esteso il Servizio sanitario pubblico e non vadano aperti ulteriori spazi alla sua privatizzazione, che la salute è un diritto universale e non deve essere trasformato in una merce” spiega a nome del partito Peppino Buondonno.

La risposta politica la dà Fabio Urbinati, capogruppo Pd in Regione: “Siamo in un contesto regionale in cui il tasso di incidenza del privato nel sistema sanitario pubblico è del 11,8%. Una percentuale che vede le Marche al 15esimo posto nel panorama italiano. Per cui non raccontiamo falsità”. Ma intanto la Pdl torna in commissione per valutare alcune modifiche, dopo la sollevazione popolare in cui hanno giocato da protagonisti anche gli esponenti del Movimento 5 Stelle, guidati dal consigliere Maggi.

Tra supposizioni e mezze verità, i contenuti arrivano dall’indagine di Demoskopika, il principale gruppo di ricerche in Italia. Ecco che arrivano i numeri della ClassificaIPS 2018”, l’Indice di Performance Sanitaria realizzato, per il terzo anno consecutivo, dall’Istituto Demoskopika sulla base di otto indicatori: soddisfazione sui servizi sanitari, mobilità attiva, mobilità passiva, risultato d’esercizio, disagio economico delle famiglie per spese sanitarie out of pocket, spese legali per liti da contenzioso e da sentenze sfavorevoli, costi della politica e speranza di vita.

Sono sei i sistemi sanitari più “sani”. A guidare la graduatoria, in particolare, l’Emilia Romagna che con un punteggio pari a 646,6 conquista la vetta, spodestando il Piemonte che, con 497,4 punti, ha registrato una retrocessione di ben 10 posizioni rispetto all’anno precedente collocandosi nell’area delle regioni con un sistema sanitario “influenzato”. Seguono, tra i migliori sistemi sanitari locali, le Marche (624 punti) che, con un saldo in avanti di 5 posizioni rispetto al 2016, ottiene la seconda posizione immediatamente seguita sul podio dal Veneto con 601,9.

Una posizione rilevante, considerando che nel 2017 oltre 13 milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi, per motivi economici, lunghe liste d’attesa e sfiducia nel sistema sanitario. Una famiglia su tre (34,3%) in Italia ha rinunciato a curarsi per “motivi economici” e le “lunghe liste di attesa” rispettivamente nel 10,9% e nel 9,8% dei casi. Ma non nelle Marche. Capovolgendo la classifica, sono Marche e Trentino Alto Adige a meritare il ranking migliore in questa graduatoria parziale dell’Indice di Performance Sanitaria (IPS 2017) di Demoskopika, con una quota percentuale, per entrambe le realtà, di appena il 2,7% di nuclei familiari in condizioni di disagio economico per le spese sanitarie out of pocket che ha coinvolto rispettivamente 17 mila e 12 mila nuclei familiari.

Questo perché nella Regione mantenere il management delle aziende ospedaliere, delle aziende sanitarie e delle strutture sanitarie, più in generale, costa poco mentre in Italia è costato oltre 357 milioni di euro con un incremento significativo, pari al 14,8% rispetto all’anno precedente (311 milioni di euro). A livello locale, a emettere più mandati di pagamento, in termini pro-capite, per indennità, rimborsi, ritenute erariali e contributi previdenziali per gli organi istituzionali sono state le strutture sanitarie della Sicilia con 11,6 euro di spesa pro-capite. Al contrario, a spiccare per maggiore “parsimonia” nell’impiego del management sanitario, le Marche con 1,4 euro di spesa pro-capite.

Questo è il sistema sanitario marchigiano visto da Demoskopica, un sistema con i conti in ordine che a questo punto non dovrebbe avere problemi a investire qualche risorsa in più per cercare di limare una delle voci che pesa di più sui cittadini: le liste d’attesa. Ma anche nella pianificazione più condivisa di servizi, evitando accelerazioni, mal comunicate, che poi diventano passi indietro, vedi privatizzazione dei punti prelievi, e che così creano timori nelle persone supportate poi nei dubbi dalle prese di posizione politiche.

@raffaelevitali

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