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Disturbi alimentari, sempre più giovani ne soffrono. Una equipe a Fermo per uscirne e ritrovare il sorriso

dcafermo

Guarigione significa scomparsa delle ossessioni e di quanto riconducibile alla problematica peso, corpo, conteggio delle calorie e ad attività malsane, dall’attività fisica eccessiva all’abuso di farmaci.

di Raffaele Vitali

FERMO – Un fiocchetto lilla per non dimenticare chi soffre di disturbi del comportamento alimentare (Dca). L’Italia ha deciso di dedicare il 15 marzo, Fermo la celebra all’Arta Asylum con tre artisti e la performance ‘Il cuore leggero’: “Un simbolo di rispetto e disperanza verso chi per troppo tempo è rimasto nella solitudine della sofferenza” spiega Licio Livini, direttore dell’Asur 4. I Cda sono patologie pervase da pregiudizio morale, “che fa ritenere che la colpa sia solo di chi le ha” sottolinea Livini. Un anno fa è stato aperto il centro in via Zeppilli e che è diventato di riferimento di un territorio anche di fuori Regione. “Un centro multidisciplinare, che va oltre il rapporto figura professionale e prestazione. A un anno dall’inaugurazione le figure professionali che la dottoressa Iacopini, responsabile del centro, chiedeva le abbiamo tutte”. Un’equipe completa che ha annullato i tempi di attesa per le criticità.

Sono 250 gli utenti n carico: “Serve spazio, la casetta è piccola. Noi stiamo pensando di trovare nuovi spazi e di accrescere il percorso clinico all’interno del Murri, cercando alcuni posti letto per gestire le situazioni più complesse” conclude Livini. L’associazione delle famiglie, la Fada, ha svolto il ruolo di pungolo e stimolo, il Comune ha sponsorizzato il progetto dando così un riferimento anche istituzionale al percorso.  “C’eravamo dati l’obiettivo di essere il punto di riferimento regionale e un ano dopo possiamo dirci soddisfatti. Un servizio d’eccellenza che arricchisce la nostra sanità. Nel mondo giovanile questo è un problema crescente e il sistema dei social non aiuta a superarlo. Per questo è fondamentale avere professionisti a disposizione, che si mettono anche al servizio delle famiglie”.

Fada è una onlus che riunisce familiari con disturbi di comportamento alimentare, ma anche esperti: “Volendo sensibilizzare la popolazione sui Dca e volendo dare supporto alle famiglie ci siamo organizzati girono dopo giorno. La famiglia non è parte del problema, deve essere una risorsa per risolverlo. A Fermo in pochissimo tempo si sono realizzate cose immaginabili. Ogni volta che si viene a sapere del completamento del percorso terapeutico è una emozione, che non si può comprendere. Ma quel sorriso ritrovato, che supera la disperazione, ci dà forza” prosegue il presidente Luciani.

La dottoressa Iacopini è il motore del percorso: “Noi incontriamo persone molto giovani e ora abbiamo in squadra una neuropsichiatra infantile, la dottoressa Martellini, che è stata subito sovraccaricata di minori. I Dca sono sempre più spostati verso questa fascia (14-18) e il percorso da fare diventa quindi diverso dai pazienti che seguiamo fino a 65 anni. Fermo, rispetto al centro di Pesaro e Ancona, offre un servizio completo, raggiungendo chi soffre e alle famiglie, che nel minore giocano un ruolo chiave”.

250 utenti in carico sono tanti: “Ognuno ha un percorso personalizzato, non c’è una terapia per tutti. e solo il fatto che siamo una equipe completa ci permette di superare. Oggi abbiamo dimesso una ragazza che seguivamo da tre anni e ci ha commosso con una lettera che ha intitolato ‘la valigia della mia vita’. dentro ha raccontato tutto quello che ha tolto e quello che ha messo, lasciandosi un bagaglio a mano che avrò a disposizione per affrontare le nuove prove della vita con risorse che usa se necessario. E sopra la valigia ha detto che metterà un foglio con la parola ‘speranza’”. È la parola chiave di chi entra nel centro: speranza. “La diffondo a pazienti e famiglie. Il centro di Fermo funziona, speriamo di crescere, magari con u centro diurno. In Regione stiamo lavorando per la residenza riabilitativa a San Marcello di Jesi. Servono sui territori punti di riferimento per dei ricoveri, perché la risposta è all’urgenza, ma poi la cronicità deve essere seguita”.

Il servizio sanitario dedicato ai Dca è partito nel 2005, oggi c’è la dignità con una unità operativa dipartimentale all’interno del dipartimento di salute mentale: “I tempi minimi per attenderci dei risultati importanti è di almeno due grandi”. Guarigione significa scomparsa delle ossessioni e di quanto riconducibile alla problematica peso, corpo, conteggio delle calorie e ad attività malsane, dall’attività fisica eccessiva all’abuso di farmaci.

Obiettivo è arrivare alla prevenzione. “Ma non abbiamo ancora una struttura tale per poter formare nelle scuole. Per questo diventa fondamentale la stampa, come il rapporto con i dirigenti. Per questo ci appoggiamo ai servizi sociali della rete territoriale”. Da non perdere quindi il 15 marzo: banchetti informativi all’ospedale e all’Oasi dove spiegheremo il servizio. e poi la ‘Giornata da incorniciare’ con le cornici realizzate nel laboratorio artistico con scritto ‘siamo una tela che dobbiamo riempire e colorare’ con il rapporto con il territorio. Sarà una giornata in cui si incontrano tante sensibilità: sanitari, artisti, familiari, esperti.

Questa l’equipe guidata dalla dottoressa Patrizia Iacopini: Luigi Minnucci, Oss, Marco Giuli dietista, Mariasole Martellini neuropsichiatra, Filippo Romagnoli educatore, Annarita Scipioni psicoterapeuta, Laura Pelliccetti, psicoterapeuta ed Elisabetta Cattaneo infermiera.

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