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Inquinamento globale. L'Antartide ai piedi di Illuminati, la direttrice del museo polare di Fermo

antartide universita

Lo studio di queste deposizioni, mai fatto finora in un luogo così remoto, è quindi fondamentale per comprendere il destino e la distribuzione dei contaminanti sia organici che inorganici nei vari ecosistemi e per riconoscere le sorgenti di emissione a brevi e lunghe distanze.

FERMO – Una direttrice in cima al mondo. Silvia Illuminati, scelta dal Comune e dall’università Politecnica per rilanciare i progetti di valorizzazione dell'Istituto Geografico Polare Zavatti di Fermo, ha raggiunto l’Antartide per studiare la composizione chimica delle deposizioni atmosferiche nella zona costiera della Terra di vittoria. Un ruolo importante e di prestigio, visto che la Illuminati è coordinatrice del progetto. "L'Antartide è un continente unico, delicato, estremo e come tale va preservato. Studiarla è estremamente importante, soprattutto nell'ottica dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale, perché tutto di questo continente, dai ghiacci continentali, alle rocce, all'aria, all'acqua di mare, ai laghi sub-glaciali, agli organismi tutto è una sentinella del grado di inquinamento globale. È un dito puntato contro l'umanità che non si vuole arrendere all'evidenza che per sopravvivere deve adottare, come diceva Einstein, un modo di pensare radicalmente nuovo" spiega la ricercatrice.

Si fermerà per tre mesi Silvia Illuminati, che al ritorno troverà il ‘suo’ museo già trasferito all’interno di Palazzo Paccarone, nuova sede del polo scientifico di Fermo. È partita il 27 ottobre, pochi giorni dopo la prestigiosa direzione, e resterà fino a fine gennaio nella stazione italiana Mario Zucchelli per studiare le deposizioni atmosferiche attraverso l'utilizzo di particolari campionatori, i deposimetri, messi a punto con la collaborazione del Dipartimento di Ingegneria Industriale e Scienze Matematiche (DIISM) dell'Univpm e grazie al supporto tecnico di Gabriele Gabrielli.

“Le deposizioni atmosferiche (deposizioni secche di particelle atmosferiche sulle superfici nevose, deposizioni umide di neve e cristalli di ghiaccio) sono il principale meccanismo con cui gli inquinanti atmosferici (polveri, particellato atmosferico contenente metalli, idrocarburi policiclici aromatici, diossine, furani) vengono rimossi e trasferiti agli ecosistemi terrestri e acquatici. Lo studio di queste deposizioni, mai fatto finora in un luogo così remoto, è quindi fondamentale per comprendere il destino e la distribuzione dei contaminanti sia organici che inorganici nei vari ecosistemi e per riconoscere le sorgenti di emissione a brevi e lunghe distanze. In questo contesto, l'Antartide, data la sua distanza da continenti antropizzati, dove sono predominanti le sorgenti locali, rappresenta un immenso laboratorio a cielo aperto, in cui è possibile studiare i processi di trasferimento degli inquinanti tra i vari comparti (aria, acqua, suolo, organismi), non essendo mascherati da contaminazioni antropiche varie” spiega in una nota l’università Politecnica.

"Parallelamente - continua Silvia Illuminati - portiamo avanti la serie storica di campionamento di PM10, particolato atmosferico di dimensioni inferiori ai 10 µm, per il monitoraggio della qualità dell'aria, iniziata dal Prof. Giuseppe Scarponi responsabile del gruppo di ricerca di chimica analitica ambientale del Dipartimento di Scienze della Vita e dell'Ambiente Univpm, negli anni '90 durante le prime spedizioni italiane nel continente bianco". La foto è stata scattata durante la missione nella stazione meteo chiamata ‘Silvia’ che si trova a Cape Philips a circa 100 miglia di distanza dalla base italiana. Il lavoro non termina con i tre mesi perché i deposimetri sono stati installati per recuperare dati anche durante la stagione invernale (ora è in corso l’estate australe), periodo in cui la stazione Mario Zucchelli rimane chiusa.

Raffaele Vitali

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