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Damilano intervistato da don Vinicio a Capodarco: "L'italiano non teme gli stranieri, ma i poveri"

donvinicio damilano

C’è un problema in Italia, ed è quello che Ferruccio De Bortoli sul Corriere della Sera incentra sul tema della responsabilità parlando di “scelte irresponsabili” fatte di promesse: Chi si occupa dei giovani? Di certo non il bonus cultura da 500 euro” ribadisce Damilano.

di Raffaele Vitali

FERMO – Anche Marco Damilano è partito dalla Comunità di Capodarco, con uno stage. Oggi guida L’Espresso, ma ha scelto di farsi intervistare da don Vinicio Albanesi nell’incontro di chiusura del seminario Redattore Sociale. “Con questo stile pacato lui riesce a raggiungere il suo obiettivo, con ogni politico” esordisce il monsignore, che chiede lumi sull’orizzonte politico dell’Italia, tra figure mefistofeliche e incapaci, “che vivono di battute inutili”.

“Per me Capodarco è importante. Vedete, qui c’è scritto Nip, not important person, ed è l’unica tessera che porto nel portafoglio. La presi vent’anni fa e qui dentro mi sono formato e non mi sarei mai aspettato di tornare qui da direttore del settimanale”. Un luogo di formazione, un luogo di ascolto, questo è Redattore Sociale. “Quello del giornalismo è un mestiere in difficoltà e in evoluzione. Ci sono giornalisti che vivono scortati, ci sono free lance che partono per il mondo, ci sono vicedirettori che vivono comodi in una stanza. E tutti devono raccontare un orizzonte”.

Non facile, in particolare in Italia: “Mi sembra di rivivere Yalta, momento di equilibrio internazionale tra grandi potenze. Era un mondo più semplice, anche se soffocante, fatto di schieramenti. Oggi non ci sono più gli stessi equilibri e l’Italia si è rimpicciolita, basti dire che sono 40 anni che non c’è un Papa italiano, un tempo prerogativa quasi scontata” prosegue Damilano per cercare di rispondere alla domanda di don Vinicio: quale è l’orizzonte dell’Italia. “Non c’è orizzonte geopolitico, non c’è valoriale. Ogni dibattito è finalizzato a far emergere la propria idea e non ad ascoltare quella dell’altro, a percepire la diversità”. Lo preoccupa anche la nuova legge elettorale “che premia chi sa convincere il lettore sulle posizioni di partenza e non sulla prospettiva di futuro. Stiamo rafforzando le comunità blindate e riduciamo l’incontro con l’altro, che è quello che dovrebbe arricchire la mia idea, se non arrivare a cambiarla”.

C’è un problema in Italia, ed è quello che Ferruccio De Bortoli sul Corriere della Sera incentra sul tema della responsabilità parlando di “scelte irresponsabili” fatte di promesse: Chi si occupa dei giovani? Di certo non il bonus cultura da 500 euro” ribadisce Damilano che prosegue: “Responsabilità dipende da chi ci guida, ma è anche una scelta collegiale, fatta di diritti e doveri. Oggi invece c’è una politica che scarica sull’altro e non cerca una presa di responsabilità comune”.

Don Vinicio torna al tema immigrazione. “Se sono neri, tutti si arrabbiano, poi però abbiamo un milione di badanti. E poi siamo felici degli sconti sui pomodori. Ma sapete come si arriva allo sconto? Alla fine lo pagano i neri che raccolgono i pomodori. Non ci vuole una grande scienza. Siamo un popolo di paraculi, tutto è mercato. E quando si lavora con la mercanzia è difficile trovare equilibrio e giustizia”. Intelligenza, stupidità o furbizia? “Partiamo dalla povertà. Non è una questione di migrante. Lo straniero ricco è accolto a braccia aperte. Guardiamo la Sardegna con il Qatar che costruisce un ospedale a Oblia o il calcio che passa nelle mani dei cinesi. Il problema non è quindi lo straniero, ma i diritti sociali e il suo equilibrio. Noi a volte dimentichiamo che non esiste una razza italiana, non esisteva neppure ai tempi di Romolo e Remo che parlavano di Troia come origine. Anzi, Caracalla diede vita alla cittadinanza universale, mentre noi oggi ci fermiamo davanti allo ius soli”.

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