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A Fermo è impossibile interrompere una gravidanza, la Regione si impegna ad assumere ginecologi non obiettori

regione marche

Per accendere il faro Busilacchi, Mdp, ha dovuto sudare perché la mozione è passata per 11 voti a otto con alcune grandi assenze al momento del voto, a cominciare da quelle di Ceriscioli, Cesetti e Mastrovincenzo. Un no secco è arrivato dal centrodestra e dall’assessore Sciapichetti.

FERMO – “La Giunta si impegna, grazie alla mia mozione, a valutare la scelta di limitare alcuni concorsi per ginecologi ai non obiettori. In questo momento il numero di ginecologi obiettori è aumentato a dismisura, rendendo in alcuni ospedali impossibile il diritto di avere accesso alla interruzione di gravidanza, che porta alcune donne marchigiane a dover andare in altre regioni o in strutture private”. La prole di Busilacchi, ex capogruppo Pd, oggi volto di punta di Mdp, fotografano le Marche. Una delle due strutture regionali in cui è impossibile interrompere la gravidanza è proprio Fermo, l'altra è Jesi. “La situazione non è più tollerabile. Sono molto soddisfatto perché questa mozione può accendere un faro su un tema sottovalutato, ma molto importante”. A Fermo ci sono 11 ginecologi su 11 obiettori di coscienza, a Civitanova 7 su 8, a Jesi 10 su 10, ad Ascoli 11 su 12 per citarne alcuni. 

Per accendere il faro Busilacchi ha dovuto sudare perché la mozione è passata per 11 voti a otto con alcune grandi assenze al momento del voto, a cominciare da quelle di Ceriscioli, Cesetti e Mastrovincenzo. Un no secco è arrivato dal centrodestra e dall’assessore Sciapichetti, che ha una chiara matrice culturale cattolica. A favore ha invece votato il monturanese Francesco Giacinti, oltre “all’assessore alla Sanità” Volpini.

La mozione richiede alla giunta di "vigilare e regolamentare l'entità e la distribuzione presso le strutture sanitarie pubbliche regionali dei ginecologi non obiettori di coscienza per garantire che il servizio sanitario di interruzione volontaria di gravidanza sia fornito in modo uniforme in tutto il territorio, di valutare la predisposizione di eventuali procedure pubbliche finalizzate ad assumere personale specificatamente dedicato a prestazioni connesse all'interruzione volontaria della gravidanza e di potenziare le attività dei consultori familiari volte al sostegno della procreazione responsabile.  Fermo restando l'importante ruolo di previsione, vigilanza e assistenza che deve essere svolto dai Consultori, va rispettato il diritto all'obiezione di coscienza dei medici che va comunque contemperato con quello all'interruzione volontaria di gravidanza che fa parte dei diritti alla salute della donna”.

Calano le interruzioni a livello italiano, ma le Marche non possono nascondersi dietro questo: “Si riscontra una situazione critica laddove si registrano alte percentuali di medici che scelgono l'obiezione di coscienza- spiega Busilacchi-. In alcuni ospedali sono tutti obiettori. Questo porta le strutture a supplire la carenza di medici non obiettori o con la mobilità del personale o ricorrendo a collaborazioni con professionisti non dipendenti dal servizio sanitario regionale con un conseguente aggravio dei costi complessivi del sistema o interrompendo il servizio stesso. Da qui la necessità di intervenire, come hanno fatto altre Regioni (vedi il Lazio, ndr) e garantire servizi e diritti". 

r.vit.

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