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Il caso. Peppina dalla casa in legno al container: "Ho scritto al Papa, ma niente". E le polemiche proseguono

peppina

Sciapichetti. “Occorre dunque intervenire con un provvedimento che dia la possibilità ai cittadini, che hanno la casa danneggiata dal sisma, di restare nelle soluzioni abitative provvisorie fino al termine dell'emergenza e fino al momento in cui sarà partita a pieno regime la ricostruzione pubblica e privata”.

SAN MARTINO DI FIASTRA - “Per me quella casetta era la soluzione. Potevo star bene gli ultimi giorni della vita mia, lì dentro non era né caldo né freddo. Ma il Signore perdonerà tutti. Se lo meritano. Ci siamo appellati a tutti, mia figlia ha scritto una bella lettera anche al Papa. Non ci ha risposto nessuno. Sono stata un po’ dimenticata dalle istituzioni”. Parole di Giuseppina ‘Peppina’ Fattori, la 95enne diventata un simbolo della burocrazia che sta annientando le anime dei terremotati. Che hanno tre strade: accettare pazientemente, provare ad arrangiarsi o compiere gesti estremi come quello che ieri ha spinto un uomo a bottarsi dal terrazzo di un albergo diventato la sua casa.

Chi ha risposto subito alle esigenze della signora è stata la Regione, impotente nei confronti della magistratura che ha fatto il suo corso. La struttura è stata giudicata abusiva e il condono è stato bloccato da un vincolo paesaggistico. La donna ora che il sequestro è diventato esecutivo si è trasferita nel vicino container. "È dall'approvazione della mozione in Consiglio regionale che la nostra amministrazione lavora con il Governo per un provvedimento che prolunghi di un periodo superiore ai sei mesi le soluzioni abitative provvisorie costruite dai cittadini per restare vicino alla loro casa distrutta” spiega l'assessore regionale alla Protezione civile Angelo Sciapichetti. “Occorre dunque intervenire con un provvedimento che dia la possibilità ai cittadini, che hanno la casa danneggiata dal sisma, di restare nelle soluzioni abitative provvisorie fino al termine dell'emergenza e fino al momento in cui sarà partita a pieno regime la ricostruzione pubblica e privata”.

Queste parole non sono bastate all’onorevole Meloni, che oggi è andata a trovare la signora sfrattata con le referenti del Dipartimento «Tutela delle Vittime» di Fdi-A. “Purtroppo la decisione dei giudici non è stata quella che noi, e milioni di italiani che si sono appassionati a questa vicenda paradossale, speravamo. Come partito siamo e sempre saremo schierati a favore della legalità - osserva la consigliera Cannas - ma non possiamo esimerci da alcune amare riflessioni, perché quella perpetrata nei confronti di questa innocua e tenera nonnina, ci sembra una violenza morale e materiale, da parte di uno Stato che, in oltre un anno, nulla ha fatto per garantire il diritto a questa cittadina italiana, onesta contribuente, di tornare nella propria abitazione. Di ricostruzione nemmeno l'ombra, nonostante le tante promesse, anche da parte dello stesso presidente Mattarella”.

Si tollerano ecomostri e abusi edilizi “ma la legge sfratta una vecchina terremotata da una casa che si è costruita da sola, a sue spese, in attesa dei tempi biblici della elefantiaca e burocratica ricostruzione”.

Polemiche ci sono state e polemiche continueranno dopo l’esecuzione del sequestro. Il tribunale ha ritenuto che l'uso dell'immobile potrebbe “aggravare le conseguenze dannose prodotte dall'opera abusiva sull'ecosistema protetto dal vincolo paesaggistico”. Parole inaccettabili per la figlia Gabriella: “Ma quale danno? Era il giardino di mia madre, prima del terremoto, e lei se ne prendeva cura. Questa di oggi non è un'offesa a mia madre, ma un'offesa all'umanità intera”.

Peppina non chiede altro che di morire a San Martino, accanto alla sua casa inagibile, dove ha vissuto per oltre 70 anni. Ma dopo una pasta con pomodoro e basilico, l'ultimo nella casetta, e aver lavato i piatti. “Sono stata un po’ dimenticata dalle istituzioni, ma se vogliono mi trovano, starò qui vicino, in un container con la stufetta.

Raffaele Vitali

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