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Fusione dei Comuni, l'errore è partire dai soldi. Valentini: "Servono storia e tessuto economico simili"

fermopanoramica

“Di tutto questo discuteremo il 5 maggio in un incontro che parte da una consapevolezza: che solo un uomo aperto alla diversità dell’altro può crescere e generare quelle efficienze di cui abbiamo tanto bisogno”. Ma non partendo dai soldi.

FERMO – Torna ‘di moda’ la discussione sula fusione dei Comuni. E torna partendo, leggendo le dichiarazioni dei protagonisti, dai soldi che i comuni incasserebbero dalla fusione. È un po’ quello che sta accadendo a Francavilla d’Ete con l’ipotesi di fusione con Montegiorgio o con altri tre comuni limitrofi: Rapagnano, Torre San Patrizio e Monte San Pietrangeli. Il problema è che si è partiti dai vantaggi economici, esattamente come in ogni altra esperienza fallita nelle Marche. Dimenticando quelle di successo, ben quattro, di questo 2017 che hanno portato il numero dei comuni delle Marche da 229 a 222. E su questo interviene l’associazione di Porto San Giorgio San Giacomo della Marca, con il presidente Massimo Valentini.

“La crisi della finanza pubblica generata da un uso dissennato della stessa negli anni passati, dall’invecchiamento della popolazione e dalla crisi finanziaria mondiale che ha colpito soprattutto i paesi più indebitati, ha costretto in questi anni i vari governi che si sono succeduti a tagliare la spesa pubblica intervenendo anche sulla organizzazione dei Comuni che in Italia è particolarmente complessa in quanto ci sono una miriade di municipalità che soffrono fortemente il taglio dei trasferimenti pubblici. Per questo sono state nel tempo emanate norme che impongono la gestione associata di servizi fondamentali nei Comuni più piccoli, nonché l’incentivazione a unioni dei Comuni e soprattutto alla fusione degli stessi”. Questa la premessa per spiegare perché quanto sta accadendo a Francavilla non funzionerà: “Il tentativo portato avanti da Governo e Regione di indurre a processi di accorpamento e fusioni attraverso norme regolamentari e benefici economici, seppur necessario, in linea generale rivela nella sua applicazione, soprattutto a livello regionale, i limiti della cultura tecnocratica che riduce il raggiungimento di obiettivi di efficienza economica a processi amministrativi imposti dall’alto facendo fuori invece l’elemento decisivo che può gestire con risultati positivi tali processi, ovvero persone che portano la cultura dell’incontro con l’altro, con il diverso da sé, come condizione necessaria per lo sviluppo personale e del territorio a cui si appartiene”.

Secondo Valentini, un processo di unione per essere efficace ha bisogno di basi differenti: “Tali processi per essere efficaci richiedono un’assunzione di responsabilità attiva da parte delle persone coinvolte che devono scoprire come la collaborazione con l’altro è un vero arricchimento e può portare nel tempo anche a vari tipi di integrazioni che saranno l’esito di un percorso e non l’inizio dello stesso. Tale scoperta richiede realisticamente una omogeneità di partenza data da una comunanza oggettiva di storia, di cultura, di tessuto economico e richiede il tempo di un percorso in cui l’obiezione campanilistica potrà essere definitivamente sconfitta solo dall’esperienza di un bene evidente per sé e il proprio territorio scoperto nel processo di collaborazione. Da questo punto di vista la Regione più che forzare tali processi dovrebbe intervenire unicamente per premiare le dinamiche positive in atto che nascono dalla libera determinazione della realtà locali che nel bene o nel male saranno comunque le protagoniste di questi cambiamenti”.

Ci sono delle possibilità, come dimostra il riavvicinamento tra Ascoli e Fermo dentro Confindustria o tra Fermo e Macerata per le Camere di Commercio, oppure l’azione di ben 17 Comuni dell’area del Monti Sibillini che stanno progettando insieme la politica turistica per quei territori. “Di tutto questo discuteremo il 5 maggio in un incontro che parte da una consapevolezza: che solo un uomo aperto alla diversità dell’altro può crescere e generare quelle efficienze di cui abbiamo tanto bisogno”. Ma non partendo dai soldi.

@raffaelevitali 

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