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Papa Francesco incontra la Comunità di Capodarco. Don Vinicio: "Un Papa così lo aspettavamo da 50 anni"

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Don Vinicio: "La Chiesa ha sempre parlato di morale, ma nella vita concreta siamo incastrati nel circuito della finanza da cui non possiamo sottrarci, perché non possiamo tenere il denaro sotto i materassi, ci vorrà una commissione". Apertura sulle donne diacono.

di Raffaele Vitali

ROMA – Un Papa umile che ha scelto il nome più vicino alla gente, Francesco, e un prete umile, che ha legato la sua fede a chi veniva dimenticato, Vinicio Albanesi. Uno di fronte all’altro in udienza per parlare della Comunità di Capodarco monsignor Albanesi ha fondato assieme a don Franco Monterubbianesi, presente anche lui all’incontro.

Tanti i temi affrontati. “Il Papa ha detto che avere fede significa vivere insieme, accogliersi, perdonarsi. Questo per noi è stato importante. Abbiamo cercato un Papa così per 50 anni ma lo abbiamo trovato solo adesso” commenta don Vinicio. “Per la prima volta, negli ultimi decenni della storia della Chiesa, - ha spiegato don Vinicio Albanesi - un Papa ha detto che aiutare gli altri non è solo un impegno morale ma di fede. Francesco ha smantellato, infatti, quelle opere di carità che sembrano un surplus da donare quando uno ha qualcosa in abbondanza, tipo elemosina. Con questa udienza - ha concluso don Vinicio Albanesi - abbiamo ricevuto da Papa Francesco una grande consolazione. Ci ha accolti con molta facilità, dedicandoci un'udienza tutta per noi”. Papa Francesco infatti ha sottolineato: " La discriminazione in base all'efficienza non è meno deplorevole di quella compiuta in base alla razza o al censo o alla religione».

Don Vinicio ha riassunto le attività della comunità a favore di immigrati, disabili sia fisici che mentali, tossicodipendenti, malati con malattia psichiatrica, donne sole con figli. “Le chiediamo tre cose: la prima dopo la Evangelii gaudium e la Laudato sii che faccia una riflessione con calma, come sa fare lei, sulla dignità delle persone, perché noi abbiamo sofferto molto il disprezzo, lo scarto, la lontananza”. Poi è passato alla seconda: “Abbiamo sempre parlato di giustizia. La Chiesa ha sempre parlato di morale, ma nella vita concreta siamo incastrati nel circuito della finanza da cui non possiamo sottrarci, perché non possiamo tenere il denaro sotto i materassi, ci vorrà una commissione, faccia come vuole tanto è il Papa, ma non si può più tollerare che l'uno per cento possiede quanto il 99 per cento, è insopportabile”.

La terza è la richiesta che arriva dal basso, dalla comunità dei fedeli: “Mi permetto di darle una delle prime copie di queste piccolo libro circa il diaconato alle donne: secondo me, giurista di periferia, è possibile. Lei ha istituito una commissione di grandi scienziati e studiosi, chi vive in periferia sa che tante donne, tante suore, tante catechiste o madri di famiglie o persone della carità possono ricevere il diaconato, non sacramento; spero che almeno l'indice possa leggerlo (il Papa ha riso, ndr)”. "Non ci sono ragioni teologiche, non è in questione il sacramento del sacerdozio, il diaconato è un ministero" ha aggiunto il don che ha lasciato la toga di giudice ecclesiastico per dedicarsi agli ultimi, rappresentati dai 2800 volontari e ospiti della Comunità di Capodarco

Papa Francesco ha ascoltato con attenzione poi ha sottolineato: “Sono lieto di questo nostro incontro, e lieto di quello che ho sentito, molto lieto, e vi saluto tutti con affetto. La vostra comunità ha avuto origine dai pellegrinaggi ai santuari di Lourdes e di Loreto, nei quali don Franco intuì il modo di poter valorizzare le risorse umane e spirituali insite in ogni persona diversamente abile. Nella vostra attività, tanto preziosa per la Chiesa e per la società, la Vergine Madre vi ha sempre accompagnato e continua a farlo, aiutandovi a ritrovare ogni volta nuove energie e a conservare sempre lo stile del Vangelo, la tenerezza, la premura, la vicinanza, e anche il coraggio, lo spirito di sacrificio, perché non è facile lavorare nel campo del disagio personale e sociale". 

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