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L'anno difficile della stampa marchigiana tra chiusure e pressioni: a Natale l'ultima scritta contro un giornalista di Fermo

giornaliacciaccati

Il Gruppo cronisti marchigiani: “Una professione mai facile quella del giornalista, mai scontata e che se viene meno nella sua missione mette a repentaglio il sacrosanto diritto dei cittadini di sapere, di essere informati”.

FERMO – “Le Marche sono una Regione tranquilla, da tanti punti di vista. Ma sono una regione in grande difficoltà a livello di giornalismo. Chiudono testate, sono a rischio altre, crescono gli abusivi e si sviluppano forme di giornalismo spesso incontrollabili, in cui tramite i social tutti si sentono giornalisti”. Si apre così il bilancio del 2016 da parte del Gruppo Cronisti Marchigiani guidato da Raffaele Vitali.

Il 2016 da questo punto di vista è stato l'anno dei ‘Non Giornalisti’. Tra precariato, crisi aziendali, esercizi abusivi di quanti si spacciano per giornalisti e Istituzioni che gettano discredito sulla categoria. Secondo l'Osservatorio Ossigeno che ogni anno monitora la situazione regione per regione facendo la conta di aggressioni fisiche, avvertimenti, danneggiamenti, denunce e azioni legali e ostacoli all'informazione le Marche hanno vissuto un anno migliore di quello precedente.

La percentuale dei colleghi minacciati passa dal'1,13% dello scorso anno allo 0,17%. Crescono però alcune forme di discredito della professionalità di chi è iscritto all’Ordine ed esercita il mestiere che ha come spina dorsale l’interesse pubblico. “I colleghi marchigiani? Con un livello di professionalità basso che più basso non si può". Così li ha descritti il sindaco di Ancona, Valeria Mancinelli (gennaio). Poi ci sono i ‘Non Giornalisti’, come nella logica dell'editore Azzurra Caltagirone e sono i circa 50 collaboratori delle edizioni marchigiane che per anni hanno riempito le pagine del Messaggero, messi alla porta alla chiusura delle edizioni locali (luglio) senza nemmeno accogliere la richiesta di un incontro tra le parti.

“Poi ci sono stati i casi di giornalisti non accolti, come i colleghi che a febbraio dovevano partecipare al funerale di una madre e di suo figlio, nell'omicidio suicidio di Recanati. Ad attenderli l’ordinanza del sindaco Francesco Fiordomo (a sua volta giornalista) per impedire loro l'ingresso in cattedrale. Giornalisti che fanno il proprio lavoro ma si trovano indagati, come Elisabetta Rossi, per violazione del segreto istruttorio, favoreggiamento e istigazione alla rivelazione del segreto d'ufficio per aver scritto di un'indagine già avviata mesi prima con sequestri e perquisizioni già eseguite” prosegue Vitali.

Infine, ci sono i giornalisti allontanati o minacciati mentre cercano di fare il proprio lavoro. “Storie 'minori', come la ignobile scritta sul muro dello stadio di Fermo apparsa a Natale, poi fatta cancellare dal sindaco Calcinaro, contro il collega del Corriere Adriatico Lorenzo Attorresi” chiosano i cronisti. Storie che spesso non vengono denunciate per timore o perché ritenute di poca importanza dagli stessi colleghi ma che hanno come diretta conseguenza quella di allargare a macchia d'olio gli atteggiamenti vessatori e irriguardosi nei confronti della stampa.

“Una professione mai facile quella del giornalista, mai scontata e che se viene meno nella sua missione mette a repentaglio il sacrosanto diritto dei cittadini di sapere, di essere informati” concludono i referenti dei cronisti marchigiani, Raffaele Vitali, Marco Catalani e Roberto Fiaccarini ricordando ai colleghi che nel Sigim e nel Gcm possono trovare sempre il supporto per affrontare le situazioni più complicate.

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