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Residenza ai richiedenti asilo, il tribunale boccia il Viminale e dà ragione ai sindaci. E ora Calcinaro?

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Il tribunale aveva accolto l'istanza presentata da richiedenti asilo a cui il Comune, in base al decreto Salvini, aveva negato la residenza; il municipio poi aveva deciso di non fare ricorso.

FERMO – Ci sono decisioni che richiedono coraggio. Ma forse basterebbe la convinzione di essere nel giusto. Deve essere mancata questa a Paolo Calcinaro, sindaco di Fermo, che ha respinto pochi giorni fa la richiesta dei consiglieri comunali Massimo Rossi e Sonia Marrozzini di concedere la residenza ai richiedenti asilo. Il sindaco di Fermo ha detto no, preoccupato delle conseguenze legali a carico degli uffici visti i ricorsi pendenti. Paura per Rossi immotivata, in quanto il sindaco ha il potere di assumersi certe decisioni. Che poi è quello che ha fatto Virginio Merola, primo cittadino di Bologna, che oggi può con orgoglio dire “ho fatto bene”. È stato infatti respinto il reclamo del ministero dell'Interno sulla residenza per i richiedenti asilo.

Il tribunale aveva accolto l'istanza presentata da richiedenti asilo a cui il Comune, in base al decreto Salvini, aveva negato la residenza; il municipio poi aveva deciso di non fare ricorso. Lo ha fatto invece il Viminale, ma il tribunale ha confermato la propria decisione. Lo annunciano Antonio Mumolo e Paola Pizzi dell'associazione Avvocato di strada: “È una vittoria del diritto in tempi bui per la nostra democrazia”. Il collegio ha ritenuto inammissibile il reclamo del ministero dell'Interno contro l'ordinanza che aveva imposto al Comune di Bologna di iscrivere all'anagrafe una richiedente asilo, difesa dagli avvocati Antonio Mumolo e Paola Pizzi dell'associazione Avvocato di strada. “Il ministero dell'Interno riteneva di essere legittimato a proporre reclamo in quanto litisconsorte necessario. Sosteneva inoltre di potersi sostituire al sindaco di Bologna, che aveva deciso di non proporre reclamo ed aveva invece già iscritto all'anagrafe la signora richiedente asilo". Ma il collegio, sottolinea ancora l'associazione ha invece stabilito che il ministero dell'Interno "non è litisconsorte necessario e non può proporre reclamo non essendosi presentato nella prima fase del giudizio". Inoltre, il Viminale "non ha il potere di sostituirsi al sindaco, se il sindaco decide di accettare la decisione del tribunale". Dunque, "ancora una volta un tribunale afferma che anche il ministero dell'Interno è soggetto alla legge". 

Merola si prende così parte del merito: “È un'ulteriore conferma della correttezza del mio operato quando ho deciso di applicare, con soddisfazione, la sentenza che mi ordinava di iscrivere i richiedenti asilo all'anagrafe. Andiamo avanti con la serenità di chi rispetta la legge e non si arrende alla propaganda". E ora? La partita a Fermo potrebbe riaprirsi e questa volta diventare politica: Calcinaro è o no a favore della residenza ai richiedenti asilo? Pesa più il no delle forze di destra o l’idea di integrazione della sua ala di sinistra?

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