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Terapia intensiva, a Fermo da oggi il familiare entra nella sala, tiene la mano e parla con il paziente

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Oggi si entra con guanti, camici e bardati, “ma questo non ha fondamento scientifico”. Cambierà tutto questo al Murri.

di Raffaele Vitali

FERMO – Cosa significa rianimazione aperta? “Significa una sanità vicina al bisogno del territorio, una sanità capace di dare risposte stando vicina alle persone: significa sanità di tutti” introduce il direttore dell’Au4 Licio Livini.

È qualcosa di importante se sono arrivati il presidente della Regione Ceriscioli, il prefetto Filippi, il sindaco Calcinaro, l’assessore regionale Cesetti insieme con il consigliere Giacinti oltre a una serie di primari del Murri per la presentazione del progetto. “Seguiamo le indicazioni del ministero che mirano alle umanizzazioni delle cure. Inauguriamo un adeguamento di reparto e mentalità. Nessuna nuova tecnologia, ma aprire la rianimazione alle visite non significa solo aprire una porta, significa umanizzare il malato e la sua famiglia, che vivono lo stress dell’incertezza e del pericolo” spiega la dottoressa Susy Cola.

“Sia chiaro, non tutto può essere mostrato, ma in questo modo si rafforza l’alleanza tra l’ammalato, la famiglia e l’organizzazione sanitaria”. Chi va a gestire tutta la macchina ‘aperta’ è proprio la primaria del reparto di rianimazione e anestesia, insieme con la dottoressa Romanelli e tutti gli infermieri.

Secondo la Cola il progetto fa bene anche agli operatori, migliora il clima di lavoro e abbatte i contenziosi. “Questo non significa un aumento delle infezioni, anzi si riducono le complicanze cardiovascolari legate allo stress”. Dolore, speranza e ostilità, spesso legata a comunicazioni di notizie non positive, caleranno. Restano le regole ferree: “Tutti devono essere salvaguardati, partendo dalla sicurezza alla privacy. Abbiamo lavorato per sei mesi in comunicazione in area critica, con una esperta nazionale”.

Oggi si entra con guanti, camici e bardati, “ma questo non ha fondamento scientifico”. Cambierà tutto questo al Murri: “Aprire significa lavorare sulla comunicazione, che è tempo di cura. Le ore di visita passano da 2 a otto ore, con il progetto di implementarla ancora”.

Le uniche protezioni saranno calzari e mani lavate. I familiari saranno preparati con cartelli, brochure, video e un colloquio con il personale: “Si consiglia di accarezzare il familiare, di parlarci, di partecipare al dar da bere o mangiare. In questo modo vivono le procedure e le terapie”. Nuove brochure, nuovi monitor, tutto per spiegare cosa fare e non fare. Nuovo spazio per l’accoglienza e area comune, importanti investimenti da parte di Banca Mediolanum per permettere il miglioramento della struttura, che avrà in ogni stanza anche sistemi di musicoterapia.

Due familiari alla volta, colloqui con i parenti, niente foto e filmati sono i tre concetti chiave che emergono dal video di presentazione chi si chiude con una mano che stringe quella del paziente. “La distanza tra medico e paziente è sempre più piccola. Un progetto che ben si coniuga al percorso avviato da anni con i primari che incontrano i cittaidni nei quartieri” aggiunge il sindaco Paolo Calcinaro.

Sempre più comunicativa l’Asur di Licio Livini che incassa il plauso di Ceriscioli: “Le mie tre ultime visite. La prima con il rinnovamento dell’Urp, con la comunicazione al cittadino che permette alla Sanità di essere più vicina. La seconda con la rete oncologica, il Murri entrato in sistema con l’hub di Torrette. Oggi la terza, con un’attenzione dell’umanizzazione in un settore chiave”. Non facile aprirsi: “Di certo il ‘tutto chiuso’ agevolerebbe medici e non solo. E invece mi apro a quello che scientificamente si può fare in maniera corretta, con il rispetto di alcune regole”.

Presentiamo tutto questo nel giorno in cui esce il bando per la realizzazione di Amandola, con i 5 milioni donati dai russi e il progetto donato dal gruppo Kos. “Se tutti avessero donato progetti anziché oggetti avremmo una ricostruzione più rapida. La scelta di Kos Care è stata fondamentale. questa sarà la prima area vasta con i due ospedali nuovi. Antisismiche, qualificate e via dicendo, considerando che per l’ospedale di fermo siamo alle palificazioni. Ad Amandola con l’ospedale pronto ci saranno già i servi, più di prima, con una nuova collocazione”. Una cosa è certa, la best practice di Fermo verrà riportata nelle altre Asur dal presidente- assessore regionale.

Ceriscioli entra poi nel tema personale: “Sono mille in più i dipendenti, abbiamo fatto crescere i budget e gli investimenti: “Ma poi dentro le strutture bisogna trasformare personale, risorse e investimenti in servizi di qualità. In questo caso potevamo non cambiare, la qualità del servizio sarebbe rimasta, ma qui è chi ci lavora che vuole dare di più”.

Il percorso per arrivare alla presentazione è stato lungo: “Se vogliamo allearci con i pazienti e operatori bisogna studiare. Per questo la dottoressa Mascarin per sei mesi ci ha aiutato a imparare a comunicare, a capire chi eravamo noi, come percepivamo il nostro ruolo. Abbiamo ragionato sulla necessità di fiducia, superando la nostra comodità. Noi facciamo scelte dolorose e invasive, dobbiamo cercare di capire se il familiare ha una visione della vita del paziente. Abbiamo riscoperto un lato umano che nelal tecnologia.

Il prefetto Filippi aggiunge: “Sottolineo il coraggio di aprirsi, di fronte ad assunzioni di responsabilità enormi che fanno a me tremare i polsi. Certi dei vantaggi per il paziente? “. La Cola non esita: “Lo stress che subiscono i familiari è paragonabile a quella dello stress post traumatico, i familiari di chi è in rianimazione con difficoltà controllano l’ansia, la soffrono per mesi, personalizzando l’esperienza su di sé. Abbiamo intervistato i pazienti dopo mesi (intensiva.it è il gruppo che collabora, ndr) e ci hanno detto che poter dialogare con il familiare li rende più ‘normali’, gli permette di credere nel recupero. In terapia intensiva si può restare anche a lungo, oltre i 15 giorni”. Da oggi non si sarà più soli.

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