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Sauro Longhi, il rettore della Politecnica che fa sognare tutti: più donne, più Europa, più conoscenza, più futuro

saurolonghi

Soluzioni che servono anche per far ripartire chi è stato distrutto dal sisma: “Dobbiamo proporre obiettivi diversi che puntino sulla qualità e specificità di quei territori e di quelle persone, con parametri e velocità necessariamente diversi".

ANCONA – 50 anni di storia sono un piccolo traguardo per il mondo universitario, dove ci sono colossi con secoli di lezioni e ricerche, ma sono tanti se ti chiami Università Politecnica delle Marche e in così poco tempo sei riuscita a diventare un riferimento aa livello internazionale. Per celebrare il traguardo ad Ancona, ad ascoltare la relazione del Magnifico Rettore Sauro Longhi, c’erano il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, decine di rettori italiani, il ministro all’Istruzione, professori e studenti, ovvero il futuro, quello a cui ama parlare Longhi. Una lunga relazione con dei punti fermi, come la sede di Fermo che Longhi negli anni del suo rettorato ha continuato a rafforzare.

“Da ricercatore e insegnante, e ora da Rettore, ho avuto la fortuna di incontrare tante studentesse e tanti studenti convinti del valore dello studio, amanti della libertà di incontro e di confronto, decisi ad investire per la pace ed il benessere di tutti, aperti a comprendere le complessità del presente e decisi a progettare il proprio futuro”. Inizia citando un bambino della quinta elementare che gli ha scritto, colpito dall’incontro avuto a scuola: “Il rettore ci ha fatto un discorso e si stava a commuovere dalla gioia e anche io che non mi piace la scuola, in quel momento ho pensato che anche io vorrei diventare un ricercatore perché, come ha detto lui, è come essere un astronauta delle scienze, quindi diventerò un ricercatore per farmi felice e salvare molte vite… Io da oggi in poi mi impegno solo nello studio e spero di arrivare al punto massimo!”. Parole semplici che racchiudono il suo desiderio di condivisione della conoscenza che immagina e vuole multietnica e senza barriere. “Bisogna sempre puntare al massimo, ogni studente deve con il proprio impegno, le proprie passioni superare il proprio insegnante e insieme costruire un futuro migliore del presente. Le nostre studentesse e i nostri studenti progettano ponti, musei, nuovi sistemi di cura, nuove organizzazioni sociali e assistenziali, soluzioni più compatibili con l’ambiente, vogliono essere attori del loro presente ma soprattutto del loro futuro. L’Università un luogo dove il sapere si consolida, si condivide, si diffonde attraverso i pensieri e le azioni delle nostre studentesse e dei nostri studenti. Ne sono stato sempre convinto, prima da studente, curioso e con la volontà di comprendere le complessità del presente che attraversavo, ora da Rettore con la determinazione di aprire l’Università alla Società per accogliere nelle nostre aule e nei nostri laboratori sempre più studentesse e studenti, ma soprattutto per condividerne i valori, per trasmettere quei valori di cultura, di confronto, di inclusione, utili per la crescita di ogni persona. Sì, perché con la conoscenza è possibile creare ricchezza economica e sociale, è possibile migliorare le proprie condizioni di vita e di quelli che ci stanno attorno. Con entusiasmo continuo nella mia azione di Rettore per far crescere i territori come espressione di persone che condividono aspirazioni di inclusione e di crescita sociale ed economica”.

Nella sua relazione ha toccato il cambiamento economico del Paese, da economia agricola a industriale. “Con i nostri oltre sessanta mila laureati abbiamo accompagnato la crescita economica, sociale e culturale dei territori a noi prossimi. Abbiamo favorito le condizioni per la trasformazione da una economia agricola a industriale, a post-industriale e di terziario avanzato. L’Università unita al sistema dell’istruzione ha rappresentato un ascensore sociale che ha permesso alle figlie e ai figli di contadini e artigiani, e di tante famiglie con redditi contenuti di accedere ai più alti gradi dell’istruzione. Tante persone devono molto a questo progetto, molti senza l’istituzione di questa Università non avrebbero avuto accesso all’istruzione superiore. Io ne sono un esempio, sono entrato in quest’università 45 anni fa come studente”.

Non è l’american dream, è il normale sviluppo di un sistema che funziona. “Le Marche restano una regione d’Europa con il più alto tasso d’imprese per abitanti, anche in questo periodo di crisi che induce trasformazioni, questa caparbietà a voler creare lavoro per sé e per gli altri rimane forte e creativa. La Politecnica ha favorito questa propensione incrementando l’uso della conoscenza per generare nuove imprese, start-up innovative, grazie anche a percorsi di formazione sviluppati nel Contamination Lab6, un laboratorio di idee per aiutare i nostri studenti ad intraprendere una propria. Solo nel 2018 abbiamo avviato collaborazioni con oltre 250 imprese, rafforzando la nostra capacità di dialogo con i diversi settori produttivi favorendone le necessarie trasformazioni”.

Uno dei punti chiave è e resta la conoscenza: “La conoscenza è elemento primario di sviluppo sociale ed economico. La conoscenza garantisce uguaglianza e parità per tutti. Dobbiamo pertanto curarne la crescita e la diffusione. Le Università sono i porti, dove le persone s’incontrano e le conoscenze, e non le merci, si scambiano. I nostri territori devono cogliere la sfida del cambiamento e dare centralità alla conoscenza, anche nei progetti legati alla ricostruzione del dopo sisma. Conoscenza come sviluppo di competenze distintive grazie alla ricerca. Conoscenza come capacità di attrarre giovani menti (capitale umano di eccellenza). Conoscenza come apertura a una visione globale dei mercati (tecnologici e dei bisogni). È scontato evidenziare il ruolo cruciale giocato dalle Università in queste dinamiche per rilanciare sviluppo, confronto e competitività valorizzando la conoscenza. Solo un Paese capace di comprendere il valore della conoscenza, con tanti giovani che investono nello studio, saprà offrire opportunità di crescita sociale ed economica, così come avviene in tutta Europa”.

Crescono i corsi alla Politecnica, sono ben 52, di cui 25 triennali e 3 a ciclo unico. Gli iscritti al primo anno sono oltre 4400, con un incremento di oltre il 4%. Per gli oltre 16 mila studenti la percentuale dei fuori corso rimane contenuta al 30%, ci si laurea quasi un anno prima della media nazionale ed a 5 anni dalla laurea il 92% dei laureati magistrali ha un lavoro con retribuzioni superiori alla media nazionale. Il 71% trova occupazione nei territori prossimi a dove ha studiato, mentre il 4,6% all’estero, in molti casi dopo un periodo di studio e tirocinio svolto proprio all’estero. “La nostra offerta formativa si completa con 9 dottorati di ricerca e con 51 Scuole di Specializzazione nella Facoltà di Medicina e Chirurgia, vero fulcro della formazione di specialisti medici per la Regione e non solo”. Inevitabile un passaggio sul clima, vista la giornata che si celebra in tutto il mondo per sostenere la piccola svedese Greta che è in lizza per il Nobel alla Pace e che ha acceso le coscienze mondiali: “Viviamo in un sistema chiuso, il nostro pianeta, con energia e materie prime in quantità finite, e con una popolazione in crescita, superati i 7 miliardi di abitanti. Dobbiamo riservare un maggior rispetto all’ambiente. Greta15 con i suoi 16 anni sta chiedendo un nostro maggiore impegno per il futuro delle giovani generazioni. La ricerca, lo studio, l’analisi dei dati, la sperimentazione, il metodo scientifico ci aiuteranno a trovare le soluzioni a questi problemi”.

Soluzioni che servono anche per far ripartire chi è stato distrutto dal sisma: “Dobbiamo proporre obiettivi diversi che puntino sulla qualità e specificità di quei territori e di quelle persone, con parametri e velocità necessariamente diversi. Soluzioni che devono avere prospettive internazionali, perché di “aree interne” ne esistono anche fuori dalle Marche. Per lo sviluppo di questi obiettivi dobbiamo trattenere e attirare giovani laureati nei nostri territori. Anche per questo dobbiamo “scommettere sulle ragazze”. Purtroppo dopo la laurea hanno tassi di occupazione più bassi, forse per retaggi culturali e barriere sociali. Esistono corsi di laurea che danno piena occupabilità, ma con basse percentuali di studentesse, soprattutto in quei settori dove è più forte l’innovazione e la trasformazione in nuovi mestieri grazie alle nuove tecnologie. Anche il recente G7 ha puntato l’attenzione su questo problema, individuando altri fattori, come il lavoro della cura dei bambini e degli anziani, che spesso ricade sulle donne. Pertanto andrebbero individuate organizzazioni del lavoro più flessibili, con ridotti vincoli di spazio e di tempo, cosa che l’economia digitale faciliterà”.

Ascolta attenta la platea che si fa conquistare dall’ultimo passaggio: “Dobbiamo rafforzare i valori culturali e sociali della nostra Europa. L’Europa è forse il più lungo trattato di pace che ci siamo dati, da oltre 70 anni abbiamo evitato guerre e compreso e valorizzato le differenze delle tante culture e storie che compongono l’Europa. I nostri studenti Erasmus, viaggiatori ed esploratori di questo grande paese, ci aiuteranno a diffondere questi valori di accoglienza e condivisione. Giulio Regeni deve essere per noi un esempio.

Alle ragazze e ai ragazzi che incontro nelle aule della nostra università e che attraversano il presente, ripeto sempre di diffondere con forza la loro esperienza di cittadini del mondo. Esorto loro ad accendere la luce della conoscenza per comprendere le diversità e vincere la paura. Chi si sente cittadino del mondo, rispetta il proprio luogo e anche i luoghi degli altri, rispetta la propria cultura e anche la cultura degli altri, rispetta la propria città ma anche tutte le città che percorre nel proprio viaggio. Il mio sogno è di veder realizzata una “cittadinanza globale” dove studentesse e studenti di culture diverse si incontrano per crescere insieme nella conoscenza e nello studio”.

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