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L'autismo ha trovato la sua 'Isola che non c'è'. I ragazzi creano in laboratorio e vendono in negozio

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L’isola che non c’è è il luogo, cresciuto a tempo record grazie alla qualità degli operatori e alla mano manageriale del presidente, che dà un posto a chi probabilmente non lo troverebbe, di certo un luogo dove si supera l’assistenzialismo. Sabato inaugura il punto vendita a Fermo.

di Raffaele Vitali

FERMO – Armatevi di cartina e varcate la porta dell’Isola che non c’è, un mondo dentro il mondo nel cuore di Fermo. Sotto la guida di Sandro Ferri, presidente della Cooperativa, si muove uno staff di una settantina di persone d’alto livello tra psicologhi e dottori, fisioterapisti, insegnanti e operatori qualificati.

La cartina serve per districarsi tra aule e corridoi dell’ex scuola Magistrale e scoprire passo passo un mondo fatto di laboratori, di didattica, di sostegno a ragazzi affetti da autismo o da rilevanti disturbi di comportamento. Questo per quanto riguarda il mondo 0-24 seguito come centro socio rieducativo. Poi c’è un altro piano con la comunità educativa per minori abbandonati (10 posti) e uno destinato alle madri con figli in stato di disagio (25 posti). C’è poi un altro luogo, ma si cambia zona di Fermo, con un asilo e una scuola dell’infanzia per tutti i bambini con tanto di insegnamento bilingue.

L’isola che non c’è è il luogo, cresciuto a tempo record grazie alla qualità degli operatori e alla mano manageriale del presidente, che dà un posto a chi probabilmente non lo troverebbe, di certo un luogo dove si supera l’assistenzialismo e si cerca di avviare un recupero della propria persona, ridando dignità a ogni soggetto partendo dalla cosa più semplice: il lavoro. Lo spiega in maniera semplice la dottoressa Valentina Minnucci, psicologa responsabile del centro socio educativo riabilitativo che è dotato anche di due equipe mediche.

“Abbiamo quattro progetti sull’autismo divisi per fasce. Il più piccolo dei nostri ragazzi ha due anni, il più grande 24. In totale sono 40 gli autistici seguiti. Quasi tutti – spiegano – arrivano da Comuni o Asur (coinvolte le amministrazioni del Fermano, di Comunanza e un paio maceratesi), qualcuno in via privata, ma sono la quota minoritaria, per scelta”. Una scelta che riduce gli incassi, ma che mantiene il senso di servizio pubblico della cooperativa che ha creato un percorso modello, studiato anche dall’università di Trento. “L’Asur è il perno: non è solo presente ma estremamente attiva e attenta alla problematica” aggiunge Ferri.

“Ci sono ragazzi che abbiamo preso da bambini e oggi sono diventati maggiorenni. Abbiamo così pensato al dopo Isola. È nato lo Cser per dare continuità riabilitativa. Parliamo di disturbi con spettro autistico. Possiamo accogliere anche altre disabilità – aggiunge la Minnucci - partendo dall’attività laboratoriale, finalizzata all’attività occupazione e al dare una quotidianità del fare. È nata così l’esigenza di dire come restituire dignità alle persone al di là dei loro deficit. E la risposta è il lavoro che perseguiamo con il nuovo progetto che sabato si concretizzerà con l’apertura di un piccolo negozio proprio di fronte al Comune di Fermo”.

Entrare nei laboratori colpisce. Ogni ragazzo ha il suo compito, chi lavora sui portachiavi, chi i sottobicchieri, chi invece con il cemento crea piccoli posacenere. “Il progetto vuole dare un’opportunità di crescita. Una scommessa è mettersi in relazione con gli altri”. Per arrivare all’oggetto prodotto con meticolosità, l’attenzione è una delle caratteristiche principali della persona con spettro autistico. “Siamo partiti dai laboratori formativi dove insegniamo a fare qualcosa, poi è nata la realtà di vendita con il negozio. Ogni ragazzo è diverso, non tutti possono svolgere le medesime mansioni. Creare la diversificazione delle possibilità lavorative ci fa capire chi può fare e come farlo. Chi è pronto per l’attività selettiva, chi dotato di linguaggio verbale e può stare anche in un contesto di vendita. Ma per arrivare a questo punto, serve un personale specializzato e numericamente in grado di garantire la giusta supervisione ai ragazzi. Il rapporto qui è un educatore ogni tre ragazzi” prosegue la psicologa.

Chiedere a uno dei ragazzi cosa pensa dell’apertura del negozio significa entrare in un tunnel di felicità: “Mi vestirò bene, con le scarpe rosse. Ho lavorato tanto per questo” commenta una delle ragazze, seguita da un altro: “Ho fatto i portachiavi con le perline, le abbiamo anche stirate”. E che belli che sono diventati.

C’è poi un'altra parte dell’Isola che entrerà nel negozio ed è quella agroalimentare: “Abbiamo fatto un accordo con l’azienda ‘Le corti del frate’. Ci hanno messo a disposizione 8 ettari. Coltiviamo grani antichi, partendo dal senatore Cappelli. Poi cece, farro e magari la lenticchia. I ragazzi sono entusiasti, mentre il grano germoglia li portiamo nel campo e loro con cura, non usando fitofarmaci, strappano le erbacce. Poi, una volta raccolto e iniziata la produzione, tornano operativi. Nel caso dei ceci li selezionano uno a uno fino ad arrivare all’imbustamento. Sula pasta invece si occupano dell’etichettatura”. Alta qualità, come tutto quello che esce dalle loro mani e che da sabato (orario 10-12, 16-20 tutti i giorni tranne la domenica) tutti potranno comprare. “Il lavoro li impegna, certo è che a noi – ammette Ferri - mancano le competenze commerciali, ma ci stiamo addestrando e abbiamo scoperto che un registratore di cassa costa 500 euro” sorride.

Inizia una nuova storia per gli abitanti dell’Isola che non c’è, il luogo che supera l’assistenzialismo fornendo un sostegno diurno alle famiglie che trovano in questa iniziativa un nuovo stimolo, un momento di forza per chi ogni giorno spera solo che il proprio figlio sia felice.

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