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Protezione civile. Tra Bertolaso e Curcio, Lusek racconta Zamberletti: 'Ha reso ogni comunità, anche se piccola e isolata, più sicura'

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Con questo input è nata la rete della protezione civile, “il concretizzarsi del principio di sussidiarietà, che vuole anche le comunità più deboli coni servizi delle migliori”.

di Raffaele Vitali

FERMO – Presidio del territorio, laureati in protezione civile, gestione dell’emergenza con autonomia e potere: tre pilastri che l’Italia deve a una sola persona: Giuseppe Zamberletti. Ma nessuno è eterno e oggi il Paese piange l’uomo del pratico, dell’intervento, viene salutato sui social, quanto di più lontano dal reale, dall’azione concreta. Ma va così nell’era della comunicazione veloce che dura un click. Non per Zamberletti, però, che con il suo volto è entrato nelle case degli italiani colpiti dalle emergenze e anche di chi le ha seguite tra tv e giornali lasciando una solida eredità. 

IMPATTO LOCALE

“Non c’è più, ma lui ha creduto su principi operativi e innovativi per l’epoca e tutt’ora attuali. Penso – spiega Francesco Lusek, uno di pochi Disaster manager marchigiani – all’integrazione tra professionisti e volontari, ancora faticosa”. E questo Zamberletti lo disse vent’anni fa: “Struttura professionale come asse, ma struttura impotente di fronte alle emergenze che l’Italia vive. Per questo nelle aree montane, nei territori più disagiati ebbe l’idea di creare presidi, partendo dai vigili del fuoco volontari che erano un suo pallino. Gruppi per primi soccorsi in attesa dell’arrivo dei professionisti, della cavalleria”. Con questo input è nata la rete della protezione civile, “il concretizzarsi del principio di sussidiarietà, che vuole anche le comunità più deboli coni servizi delle migliori”. Non ci può essere un Disaster manager a Montemonaco, ma ci può essere una comunità locale pronta, formata, fatta di volontari con passione e senso civico. “Il sistema funziona, ce lo ha spiegato il terremoto, dove i primi soccorritori sono stati i volontari del posto. Poi sono arrivate le squadre, come quella che guidavo a Fermo, a gestire i soccorsi”. È Zamberletti che ha firmato i primi contratti dei laureati in Protezione Civile: “Insieme a Franco Barberi, allora capo della Protezione civile durante il terremoto del 1997, credette nel percorso di studi universitari dedicati alla creazione di manager dell’emergenza”.

Oggi, senza il faro, la speranza è che il percorso non sbandi: “È stato accidentato negli anni il percorso, troppo spesso influenzato da eventi, correnti politiche e burocrati che ci credono o no. Il sistema sula carta sembra crederci, ma poi ci si ferma un passo prima. Speriamo che la sua morte dia forza a chi crede nella Protezione civile e non in chi continua a rinviare scelte”.

CHI ERA

Da parlamentare a fondatore della Protezione Civile, Giuseppe Zamberletti, con lui l'Italia volta pagina nella gestione delle calamità sul territorio nazionale. Parlamentare della Democrazia Cristiana fin dal 1968 si è sempre occupato di temi riguardanti la sicurezza dei cittadini. Nel 1972 ha ricoperto l'incarico di Sottosegretario all'Interno nei governi presieduti da Aldo Moro e da Giulio Andreotti, con la delega per la Pubblica sicurezza, l'antincendio e protezione civile. Durante gli eventi sismici del 1976 in Friuli, Zamberletti è stato nominato Commissario Straordinario per assicurare il coordinamento dei soccorsi nelle aree gravemente colpite. Nel 1980, a seguito del violento terremoto abbattutosi sulla Campania e la Basilicata, la sua esperienza di Commissario Straordinario si ripete. L'esperienza maturata lo porta al convincimento che le calamità, sia naturali che legate all'attività dell'uomo, non possono essere fronteggiate soltanto con una attività di mero soccorso, ma possono essere previste, prevenute e mitigate nei loro effetti mediante l'operatività stabile di una struttura creata ad hoc. Così nel 1981 verrà incaricato dal Presidente Pertini di predisporre, quale Alto Commissario, gli strumenti organizzativi della nuova protezione civile, e nel 1982, nominato Ministro per il coordinamento della protezione civile, viene nominato Capo del Dipartimento appena creato. È il giorno in cui, in Italia, si volta pagina nella gestione delle calamità sul territorio nazionale. Un percorso che terminerà con la legge 225 del 1992 che rappresenterà il traguardo di un progetto iniziato dieci anni prima. Zamberletti sarà ministro organizzatore e coordinatore del nascente sistema nazionale di protezione civile per il 1982 e poi ancora dal 1984 al 1987 in gran parte sotto la Presidenza di Bettino Craxi. Nonostante la fine dell'esperienza ministeriale, Zamberletti non si è più allontanato da quel mondo che lui stesso aveva creato: la passione, l'impegno per la protezione civile non lo faranno mai desistere dall'interessarsi della materia, tanto che nel 2007 viene nominato Presidente della Commissione Grandi rischi, incarico alla cui scadenza, proseguirà ancora, nella carica di Presidente Emerito, che ha mantenuto fino alla fine. 

LE REAZIONI

Zamberletti ha creato l’orchestra dell’emergenza, che poi con Guido Bertolaso ha avuto la miglior interpretazione. Ma tutti i capi, da Barberi a Bertolaso, Curcio e Borrelli hanno avuto riferimento lui. E così è stato per i vertici periferici e locali. “Zamberletti qualche volta l’anno scriveva un editoriale sulla nostra rivista. Era lo scritto che raddrizzava la bussola, che ricordava i principi del sistema. Era un momento fondamentale per ognuno di noi che crede nella Protezione Civile” ribadisce Lusek, rimasto colpito, come tanti volontari, dall’immagine di Bertolaso e Borrelli che stendono la bandiera della Protezione civile sulla bara del fondatore, chiudendo così una pagina nera della Protezione civile con l’indagine su Bertolaso uscito intonso da ogni accusa.

“Di Giuseppe Zamberletti oggi potrei ricordare molte situazioni ed episodi che lo hanno visto protagonista nella sua lunga esperienza politica a servizio del Paese ma credo che uno più di tutti possa riassumerne la sua statura umana e professionale, la sua passione per quello straordinario sistema che è la protezione civile e di cui, di fatto, lui è il fondatore” aggiunge Fabrizio Curcio dal 2015 al 2017 capo del Dipartimento della Protezione Civile. “Quando, nel 2017, ci trovammo a discutere e lavorare per portare alla luce il nuovo codice della protezione civile, lui non solo non si tirò indietro ma ci aiutò e incitò a modernizzare quei principi fondativi che sono imprescindibili per il buon funzionamento del sistema da lui stesso immaginati e impostati. Per me, personalmente, è stato una imprescindibile guida, professionale ed umana», ha concluso Curcio. 

Funerali di stato per l’ex onorevole, che ha toccato al cuore anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Chiamato spesso in campo come l'uomo delle situazioni difficili, Zamberletti, nella sua lunga attività parlamentare e di governo è stato uomo di realizzazioni concrete, proiettato alla costruzione di servizi più moderni ed efficienti, capace di coinvolgere le autonomie territoriali e le formazioni intermedie nell'opera del bene comune. Al suo impulso e alla sua guida - aggiunge - si deve la costituzione del dipartimento della Protezione civile, contributo importante alla crescita e alla sicurezza del nostro Paese. Le esperienze di soccorso e di ricostruzione seguite ai terribili terremoti del Friuli e dell'Irpinia, la straordinaria impresa del salvataggio dei boat-people vietnamiti profughi nel mar della Cina, calamità che Zamberletti affrontò da commissario, portarono governo e Parlamento a dotare il Paese di una struttura in grado di intervenire nelle emergenze con professionalità e tecnologie adeguate”.

La chiusura, tra tante parole della politica, coni presidente di Regione per primi a esprimere il cordoglio per la perdita di un uomo che li ha saputi formare, è affidata a Guido Bertolaso: “Un uomo che ha servito il nostro Paese con fedeltà, passione, ingegno. Un uomo coraggioso che ha saputo scegliere, decidere e intervenire spesso contro tutto e tutti. Un uomo che andò a prendere in mari lontani migliaia di profughi -donne e bambini- cacciati da regimi dittatoriali. Un uomo di geniali intuizioni troppo presto messo da parte perché libero e sincero. Un uomo giusto, un grande d’Italia”.

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