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La mafia punta l'agricoltura: Fermo non è un'isola felice. Ascoli e Macerata molto a rischio

agriturismo ok

Insieme a Bologna e Torino, il capoluogo dorico viene menzionato tra le realtà maggiormente colpite da aspetti distributivi, commerciali e di riciclaggio, anche per i sequestri registrati al porto.

FERMO – Bene ma non benissimo. Perché se è vero che Fermo è più ‘pulita’ di altre zone, le Marche hanno poco da sorridere quando si parla di ‘zone appetibili alle agromafie’. Ancona si colloca nella fascia di allarme medio alto, Ascoli e Macerata sono addirittura tra le province con il più alto grado di permeabilità del fenomeno. Questo uno dei dati chiave del report di Coldiretti Marche sui crimini agroalimentari in Italia, redatto dall'Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare.

Secondo il rapporto, elaborato su dati Eurispes 2017, le Marche figurano al terzo posto nella classifica nazionale, dietro Umbria e Toscana e prima di Veneto e Trentino Alto Adige, per attrattività turistico culturale della filiera agroalimentare italiana. La nostra regione, le sue eccellenze enogastronomiche, piace e si fa conoscere. L’ultima prova è venuta dalla missione di Tipicità in Albania e prima sempre dal festival del made in Marche a New York.

Ma quel che piace attira anche chi ha in mente la possibilità di fare business illeciti o di riciclare i proventi di attività malavitose. La provincia di Ancona, nella graduatoria dell'intensità dei fenomeni legati alle agromafie, figura nella fascia medio alta, 32esima in Italia. Insieme a Bologna e Torino, il capoluogo dorico viene menzionato tra le realtà maggiormente colpite da aspetti distributivi, commerciali e di riciclaggio, anche per i sequestri registrati al porto. Le altre province marchigiane sono nella parte medio bassa della graduatoria e, in quest'ordine, Ascoli, Fermo, Macerata e Pesaro Urbino, occupano dal 61esimo e al 64esimo posto.

La mafia c’è e si muove silenziosa, anche se il sequestro di 61 beni, tra immobili e aziende, in Regione fanno anche pensare a un controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine: tra questi ci sono anche 9 terreni agricoli, di cui due con annesso fabbricato rurale.

"Questi dati - spiega Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche e membro del board nazionale - ci confermano come il fenomeno dell'illegalità nel settore agroalimentare sia più diffuso di quanto immaginiamo. Anche nel nostro territorio. Nel corso degli anni il modus operandi della criminalità organizzata ha cambiato forma e sostanza, diventando sempre più invisibile e sofisticato. Per questo è necessario non solo intensificare i controlli, di cui siamo grati alle forze dell'ordine, ma soprattutto rivedere l'intera materia legislativa che punisce penalmente i reati commessi lungo la filiera del cibo".

Guardando anche all’indice di permeabilità delle agromafie, parametro che, tenendo conto delle caratteristiche socio economiche e di peculiarità del processo produttivo agricolo, indica dove il fenomeno può attecchire, Macerata e Ascoli Piceno sono considerate a rischio medio alto.

@raffaelevitali

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