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409 casi. Marito o fidanzato, italiano e occupato: ecco il marchigiano simbolo della violenza sulle donne

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Luogo fondamentale di supporto sono diventati i Centri antiviolenza regionali, rafforzati dopo gli “Indirizzi attuativi” previsti dalla legge regionale di settore (la 11/2008), che vanno ora inviati al Consiglio delle autonomie locali per il parere.

FERMO – C’è un problema nelle Marche e si chiama violenza sulle donne. Il rapporto annuale della Regione, presentato dall’assessora Manuela Bora, evidenzia un numero di denunce superiore al resto dell’Italia. 409 le vittime ed emerge che l’autore della violenza è per il 53,7% di nazionalità italiana. Non solo, il 50,6% è costituito da mariti, fidanzati e conviventi. Un dato che però ha anche un aspetto ‘positivo’ perché dimostra che è in atto un processo di consapevolezza tra le donne. “I maltrattamenti – ha sottolineato la combattiva assessora - si consumano prevalentemente nell’ambito delle relazioni familiari e sono compiuti, non di rado, da uomini conosciuti anche alle forze dell’ordine. Ben 124 donne (46,6%) delle 266 che hanno intrapreso azioni dopo la violenza, hanno denunciato il maltrattante (8-10% in più rispetto al valore medio nazionale)”.

Luogo fondamentale di supporto sono diventati i Centri antiviolenza regionali, rafforzati dopo gli “Indirizzi attuativi” previsti dalla legge regionale di settore (la 11/2008), che vanno ora inviati al Consiglio delle autonomie locali per il parere. “Un documento da tempo atteso e redatto dal Forum permanente contro le molestie e la violenza di genere - spiega Bora - È il frutto di un percorso partecipato, del lavoro di tre gruppi tematici istituiti ad ottobre 2017, che fa il punto sullo stato di attuazione della legge e sulle buone prassi esistenti nelle Marche”.

Complessivamente nel 2017 sono state 409 le donne che si sono rivolte ai Centri antiviolenza delle Marche (Cav): strutture provinciali dedicate all’informazione e all’ascolto protetto delle vittime di violenza. Sono 270 (il 66%) quelle prese in carico e assistite con un percorso dedicato. Il 69% è di nazionalità italiana, il 40% coniugata, il 27,8% ha un diploma di scuola media superiore e il 12,2% è laureata. Il 31,8% risulta occupata, mentre il 18,5% è disoccupata in cerca di occupazione. Per il 31,5% dei casi l’uomo violento ha un lavoro stabile e per il 21% è noto alle forze dell’ordine. Il 10% delle 409 donne vittime ha subito “conseguenze fisiche gravi”. Alle violenze hanno assistito, con modalità diverse, 140 figli maggiorenni e 326 minorenni. 

@raffaelevitali

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