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Regione, Cesetti stoppa la legge sulle fusioni dei comuni. Giacinti: "Approfondiremo il tema"

assmblea regionale marche

Urbinati, capogruppo Pd, ha parlato di “rinvio che non significa prendere lezioni di democrazia”. Concetto ripreso da Maggi, 5 Stelle: “Non è questione di democrazia, è questione di paura che i cittadini costretti a subire le fusioni non vi votino più".

FERMO – Quando si parla di fusioni, di unioni, di incorpamenti, la discussione si anima. E come accaduto oggi durante il Consiglio regionale, non si raggiunge un punto di incontro. Così l’assessore Fabrizio Cesetti ha deciso di rinviare la discussione della Pdl, la proposta di legge regionale, che riguarda le norme sul riordinamento di Comuni e Province. “Un approfondimento sulla norma sarà proficuo” ha detto candidamente l'assessore agli enti locali Cesetti.

 I lavori erano stati sospesi dopo una fase piuttosto confusa del dibattito sulla pdl che fissa i criteri di valutazione degli esiti delle consultazioni referendarie nei Comuni che hanno avviato progetti di fusione. Cesetti aveva raccolto alcune delle critiche delle opposizioni, suggerendo, tra l'altro, la possibilità di modificare il testo proposto dalla Giunta nel senso di rinviare la questione al solo Consiglio comunale i cui cittadini si fossero espressi contro la fusione, sulla scorta di una proposta avanzata da Luca Marconi (Udc-Popolari Marche).

Alla fine il rinvio è stato votato all’unanimità, ma non sono mancati i distinguo. “Siamo disposti e disponibili all'approfondimento in Commissione - ha concluso il presidente della prima Commissione Francesco Giacinti (Pd) -, ma il tema oggi era di dare seguito a un indirizzo fornito dall'Assemblea, una chiave di lettura dei referendum consultivi per le fusioni, un'interpretazioni univoca». Giacinti ha ricordato che l'attività del Consiglio regionale si deve comunque «muovere nel solco della normativa nazionale. Molti dei discorsi che ho sentito oggi in aula cozzano con l'impianto normativo nazionale. Per questi discorsi è auspicabile un cambiamento della norma nazionale”.

Urbinati, capogruppo Pd, ha parlato di “rinvio che non significa prendere lezioni di democrazia”. Concetto ripreso da Maggi, 5 Stelle: “Non è questione di democrazia, è questione di paura che i cittadini costretti a subire le fusioni non vi votino più - ha rimbeccato il capogruppo di M5s Gianni Maggi -. Ma va bene lo stesso, è una riflessione che avete fatto per non scontentare il vostro elettorato o i cittadini in generale”.

Tutto tornerà in aula per il voto, questo è certo. “Un atto in linea con la risoluzione approvata dall'Aula il 6 dicembre. Vogliamo - ha spiegato il presidente della prima Commissione Francesco Giacinti (Pd), relatore di maggioranza – una più chiara e univoca interpretazione delle consultazioni referendarie”. Se passerà la Pdl in discussione “l’Assemblea legislativa regionale procede all'esame della proposta di legge istitutiva di nuovi Comuni per fusione solo qualora sia stato espresso voto favorevole sia dalla maggioranza complessiva dei votanti dei Comuni interessati sia nella maggioranza dei Comuni interessati. Inoltre qualora sia raggiunta solo una delle due maggioranze l'Assemblea legislativa richiede un nuovo parere ai Consigli comunali interessati e procede quindi alla discussione della proposta di legge qualora la maggioranza dei Consigli medesimi abbia espresso parere favorevole”.

r.vit.

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