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Terremoto, il ministro De Vincenti non sarà commissario. "Migliorare si può, ma tanto è stato fatto. La ripresa del lavoro è una priorità"

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Un confronto costruttivo, partito dall’emozione di chi quel giorno ha perso tutto, Franchi ad Arquata e Gentilucci a Pieve Torina, e di chi, Marinangeli, dopo poche ore era impegnato a far uscire dall’ospedale danneggiato 40 pazienti allettati. Storie diverse, che hanno vissuto momenti difficili, soprattutto con lo spostamento delle comunità.

 

di Raffaele Vitali

PESARO – Non sarà Claudio De Vincenti, Ministro per la coesione territoriale, il nuovo commissario alla ricostruzione. Per il dopo Vasco Errani la discussione è ancora aperta. De Vincenti ha le carte in regola, considerando che è l’uomo che si occupa del rilancio delle aree interne, che segue in prima persona le aree di crisi e le zone franche urbane, ma come spiega lui stesso “serve una persona del Governo che si occupi 24 ore su 24 del post sisma”. Parole chiare e logiche: “La figura di un Ministro renderebbe complicato questo lavoro. Serve qualcuno che supporti i presidenti di Regione e i sindaci con costanza”. De Vincenti lo ha spiegato durante il confronto alla Festa dell’Unità di Pesaro, in cui ha dialogato con il presidente Luca Ceriscioli e quattro protagonisti dell’area del cratere: i sindaci di Amandola e Pieve Torina, il vice di Arquata e il presidente della Provincia di Ascoli.

Un confronto costruttivo, partito dall’emozione di chi quel giorno ha perso tutto, Franchi ad Arquata e Gentilucci a Pieve Torina, e di chi, Marinangeli, dopo poche ore era impegnato a far uscire dall’ospedale danneggiato 40 pazienti allettati. Storie diverse, che hanno vissuto momenti difficili, soprattutto con lo spostamento delle comunità, “e la paura di non poterle fare tornare, anche se abbiamo fatto di tutto per tenerle legate”, e il peso delle macerie davanti agli occhi. “Bisogna distinguere – precisano Ceriscioli e De Vincenti – quando si parla di macerie. Ci sono quelle pubbliche, che sono state tolte per l’80%. Poi ci sono quelle private, ma è un altro discorso, perché lì non è l’Istituzione che può intervenire, la proprietà è del singolo. Quelle ci sono, vorremmo anche noi iniziare a toglierle, ma ci sono le leggi da rispettare”.

Il Ministro prende appunti, è attento, ascolta e poi replica preciso. Le richieste sono diverse, ma i sindaci guardano avanti, cercano di capire come ridare davvero linfa a quell’immenso cratere fatto di 87 communi, “che forse sono troppi” ribadisce Gentilucci chiedendo a Ceriscioli di rivedere i criteri per veicolare le azioni in maniera più puntuale. Una richiesta che Ceriscioli fa sua: “Non è questione di togliere qualcosa a qualcuno, le risorse ci sono. Di certo lavoreremo su un piano che definisca in maniera sempre più dettagliata le priorità”.

Anche se De Vincenti non sarà commissario, la partita però non è chiusa, molte decisioni passeranno tra le sue mani, come Ministro, ma soprattutto come una delle personalità più rispettate e ascoltate dentro il Governo e dentro il Pd. Una su tutte: “Attenzione alle misure della zona franca urbana. Gli artigiani, gli imprenditori che hanno dovuto chiudere per le scosse vengono rimborsati solo se dimostrano di avere perso il 25% del fatturato in tre mesi. Già non è facile dimostrarla, ma è soprattutto inaccettabile che poi questo favorisca un altro artigiano, penso a un fabbro, che arriva magari da Foligno che dista ormai venti minuti dai luoghi terremotati grazie alla Superstrada”. Parlano di concorrenza sleale i sindaci e chiedono che venga stoppata. Il Ministro non si tira indietro: “Ci sono scelte, decisioni, leggi che spesso vanno testate per capirne la correttezza. Questa segnalazione è importante, ci permetterà di lavorare a possibili migliorie. Questo deve essere il rapporto tra Stato ed Enti locali, di stimolo e confronto. Perché non servono scontri politici, il terremoto non ha colore”.

Nel mezzo dei numeri, imponenti, citati dal presidente della regione, che si trova a gestire il 60% delle aree colpite dai terremoti di agosto e ottobre, “senza dimenticare le quattro scosse di quinto grado di gennaio 2018 abbinate alla neve”, ci sono le prossime sfide: “Consegnare tutte le casette, per rendere le persone di nuovo protagoniste della propria terra. Certo – aggiunge il Governatore - le case restano vicine alle aree crollate, ma in questo modo ricostruiamo le comunità”. Parola chiave assieme a lavoro, su cui lavorerà con forza De Vincenti, “il rilancio delle attività produttive è prioritario” precisa il Ministro, e a tempo, “non è un dettaglio, la gente vuole risposte” proseguono i sindaci.

Il clima è costruttivo, il dolore per le vittime di Arquata e Pescara del Tronto il sottofondo malinconico su cui costruire il futuro. “Possiamo fare di più e farlo meglio. Ma dobbiamo partire da quanto costruito fino a oggi. Abbiamo le norme, abbiamo la catena di responsabilità, e non credo all’uomo solo al comando perché non funziona e crea problemi come successo a L’Aquila, abbiamo le risorse, abbiamo una strada avviata da completare” conclude De Vincenti riportandosi a Roma spunti di azione, da quello del sindaco di Amandola sul come rendere le città visitabili con azioni immediate di somma urgenza che a lui hanno permesso di riattivare il turismo, a quello di Arquata, che chiede lavoro, e Pieve Torina, su migliori misure fiscali. Ma anche del presidente della Provincia di Ascoli che ha dimostrato che l’Ente è vivo, operativo con i suoi tecnici e le capacità di aiuto ai piccoli comuni, nonostante i tagli e la riforma Delrio, fallita ma mai cambiata. Le Marche vogliono ripartire, è evidente, e ognuno può dare il suo contributo, anche dalla più serena parte nord. Ci sono i prodotti locali dei Sibillini da comprare, ci sono agriturismi e alberghi funzionanti da usare, ci sono i sentirei per le passeggiate pronti da percorrere: il futuro non crolla, dice il rettore di Camerino, ma tutta la regione, non solo la parte politica, deve fare la sua parte.

@raffaelevitali 

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