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Ascoli, Fermo e Macerata tuonano contro la Regione: "Servono due Camere di Commercio, le aziende ne hanno bisogno"

Castelli Calcinaro Carancini

“Il sistema camerale centralizzato nell’unicità anconetana, tanto più in questo momento, sarebbe un segno di forte indebolimento delle nostre province, se non addirittura un negativo indizio di arretramento".

FERMO – Torna prepotentemente d’attualità il tema della riforma della camera di commercio. Si avvicinano i tempi di chiusura dell’iter. La regione Marche, attraverso l’assessore Manuela Bora, non ha dubbi. Una unica. In questo modo ci sarebbe una miglior gestione delle funzioni, con un rapporto diretto con la Regione, pronta a dare in gestione anche l’internazionalizzazione. Ma la pensano diversamente altri attori del territorio. In primis fu Unioncamere a votare per una camera unica. Scelta poi però rimangiata da alcuni presidenti di zona, vedi Ancona e Pesaro, a cui si è aggiunta, in alcune fasi, addirittura Ascoli.

Oggi a prendere posizione son i sindaci dei tre comuni capoluogo delle marche del sud. Paolo Calcinaro, Fermo, Guido Castelli, Ascoli Piceno, e Romano Carancini, Macerata, si muovono compatti a precindere dal fatto che la riforma potrebbe portargli compiti e risorse per gestire, ad esempio, la promozione: “La forza di un territorio, ancor di più in questi momenti, è anche data dalla vicinanza delle istituzioni locali. Questo è un dato che dovrebbe emergere ormai chiaro nella nostra Regione”. Ma così non è e quindi i sindaci aggiungono: “E’ indispensabile una reale e concreta vicinanza proprio alle centinaia di realtà che oggi si trovano a volte azzerate, o comunque diffusamente colpite e ferite dal sisma che ha toccato le nostre Province, quelle di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata”. Una posizione che era stata assunta anche dall’ex presidente di Confindustria Andrea Santori, che puntò sulla necessità, almeno per il prossimo anno, di dare vicinanza alle aziende delle aree terremotate.

“E’ indispensabile una prossimità anche dell’istituzione Camera di Commercio per un distretto industriale ed artigianale realmente omogeneo come quel tessuto di centinaia, migliaia, di imprese presenti oggi nelle Marche Sud che lottano quotidianamente con le difficoltà dei propri mercati peculiari. Non possiamo immaginare che la nostra Giunta regionale, peraltro senza una diretta competenza nel riordino delle Camere di Commercio, continui nell’idea già esternata da qualche membro di prevedere nel sistema camerale l’accentramento in un unico Ente in Ancona, azzerando oggi quel contatto importantissimo sul territorio”.

Un duro attacco alla volontà di Manuela Bora che però suq questo campo si è mossa in perfetta sintonia con il presidente Luca Ceriscioli. “Il sistema camerale centralizzato nell’unicità anconetana, tanto più in questo momento, sarebbe un segno di forte indebolimento delle nostre province, se non addirittura un negativo indizio di arretramento rispetto a crisi di settore perduranti e profonde od alla difficoltà immane in cui molte imprese sono piombate dal 24 agosto poi”. Da qui al richiesta: “Un assetto con due diverse Camere di Commercio nel Sud e nel Nord della nostra regione, per rimanere con un presidio importante, di prossimità e di vero e proprio tangibile soccorso ai nostri territori e alle nostre economie: su questo siamo e saremo chiari affinché strani e fantasiosi accentramenti ipotizzati anche al di fuori delle proprie strette competenze normative, assurgano oggi come mere ipotesi di scuola, lasciando il posto  invece, da parte della nostra Regione, ad un profondo rispetto del Sud delle Marche, delle sue peculiarità economico-produttive, delle sue difficoltà e, soprattutto, delle sue ferite”.

@raffaelevitali 

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