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Camere di Commercio, la Ricciatti in Parlamento in difesa dei lavoratori: "Posti a rischio, cambiare il decreto"

laraseriaricciatti

È lei la prima firmataria di una ‘Risoluzione’ presentata in X Commissione che guarda in primis al mantenimento del personale.

FERMO – Chiude, non chiude. Si fonde, non si fonde. Diventa unica, si sdoppia. Il futuro della Camera di Commercio, di quella di Fermo come delle altre nelle Marche, è in discussione. L’assessora Manuela Bora ne vuole una per tutta la Regione, alcune Camere, soprattutto Fermo e Macerata, ne chiedono due, anche fosse per preservare i conti in ordine dall’assalto di altre territoriali meno virtuose.

E così, la discussione arriva in Parlamento grazie a Lara Ricciatti, l’onorevole fanese che ha ‘adottato’ il Fermano e il suo sistema economico, piccolo e prezioso. È lei la prima firmataria di una ‘Risoluzione’ presentata in X Commissione che guarda in primis al mantenimento del personale.

L’ITER TEMPORALE

Il 25 agosto 2016 il Consiglio dei ministri ha esaminato in via preliminare lo schema di decreto legislativo recante il riordino delle funzioni e del finanziamento delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, in ottemperanza alla delega di cui all'articolo 10 della legge 7 agosto 2015, n. 124. Uno schema che ha ricevuto il parere definitivo delle Commissioni attività produttive e bilancio della Camera il 3 novembre 2016 con successiva pubblicazione del decreto legislativo n. 219 in Gazzetta il 25 novembre 2016.

LO SCOPO

“L'articolo 10 della legge – spiega la Ricciatti - ha delegato il Governo alla ridefinizione delle circoscrizioni territoriali con riduzione del numero delle attuali 105 a non oltre 60 e all'introduzione di una disciplina transitoria che assicuri non solo la sostenibilità finanziaria ma anche il mantenimento dei livelli occupazionali”.

L'articolo 3 stabilisce anche che Unioncamere ha centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo citato per presentare una proposta che ridetermini le circoscrizioni territoriali, definisca un piano di razionalizzazione delle sedi delle singole camere di commercio, nonché delle Unioni regionali e di razionalizzazione delle sedi secondarie e distaccate, definisca un piano complessivo di razionalizzazione che determini il riassetto degli uffici e dei contingenti di personale e la razionale distribuzione del personale dipendente delle camere di commercio con possibilità di processi di mobilità tra le camere di commercio

I DUBBI

“L'articolo 10 non prevede che sia Unioncamere a predisporre il piano di riordino delle funzioni e del finanziamento delle camere di commercio, industria artigianato e agricoltura”. Ma soprattutto, spiega la Risoluzione, “il decreto dispone che il personale in soprannumero inserito nell'elenco predisposto dalle camere di commercio, sia ricollocato nelle amministrazioni nel limite del dieci per cento delle facoltà di assunzione per gli anni 2017 e 2018. E che al 31 dicembre 2019 nel caso in cui il personale in soprannumero non sia stato completamente ricollocato questi restano alle dipendenze delle camere di commercio, ai sensi dei commi 7 e 8 dell'articolo 33 del decreto legislativo 30 marzo 2001 n. 165, con uno stipendio pari all'80 per cento dello stipendio e dell'indennità integrativa speciale, con esclusione di qualsiasi altro emolumento retributivo, ma per la durata di soli ventiquattro mesi”.

CONCLUSIONE

Se il decreto non cambia, “si apre un periodo di incertezza senza alcuna previsione circa uno strumento di integrazione al reddito”. Situazione denunciata dai sindacati: “Si aprirebbe la strada per la messa in liquidazione di una delle poche esperienze consolidate al servizio dello sviluppo e di sostegno all'economia reale a livello territoriale”. Da qui la richiesta: “Impegniamo il Governo ad assumere iniziative volte a garantire, anche attraverso specifiche modifiche al decreto legislativo n. 219, il mantenimento dei livelli occupazionali e la continuità lavorativa dei dipendenti delle camere di commercio, delle unioni camerali e delle aziende speciali, in particolare di coloro che risulteranno in soprannumero e non completamente ricollocati a seguito delle procedure di mobilità. E, al contempo, ad assumere le iniziative di competenza affinché nella predisposizione della proposta di piano di rideterminazione delle circoscrizioni territoriali da parte di Unioncamere vi siano il coinvolgimento e la condivisione delle organizzazioni sindacali dei lavoratori, al fine di garantire i livelli occupazionali e la valorizzazione delle professionalità nella filiera delle camere di commercio”.

Raffaele Vitali 

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