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Colonnine elettriche, ciclabile e il porto di Ancona a emissioni zero: tanta Europa nei progetti delle Marche

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L'assessora Bora al Cor: tutto questo raramente viene abbinato all’attività dell’Europa, ma una buona programmazione è il volano per i territori. 

di Raffaele Vitali

BRUXELLES - Il 60% degli europei, in Italia il 51%, non è a conoscenza di progetti finanziati dall'UE nelle loro regioni. ‘Bruxelles, abbiamo un problema’ è il messaggio che i politici di ogni angolo del continente mandano. Tra di loro l’assessora regionale Manuela Bora, che è stata scelta insieme ad altri tre relatori per rappresentare le migliori pratiche a livello europeo nell’uso dei fondi di coesione per rendere, ad esempio, le città più sostenibili: “Parto dal progetto Marche, figlio del piano energetico regionale. Un progetto sperimentale che riguarda tre ospedali e due case di cura. Abbiamo stanziato 12milioni finalizzati ad efficentare le strutture, creando partnership pubblico-private. E poi gli Iti Urbani nei cinque capoluoghi di provincia. Installando luci led con riduzione del consumo energetico e impianti tecnologici con controllo accensione e spegnimento. Siamo impegnati nell’abbattimento delle Co2. Dovete sapere – ha spiegato la Bora alla platea internazionale - che i porti ne producono il 30% totale. Nelle Marche abbiamo uno dei più importanti dell’Adriatico, Ancona, dove stiamo elettrificando una banchina. L’obiettivo è un porto che non inquina e che è più silenzioso. Cercheremo di dare vita a questi progetti con la prossima programmazione 2021-2027, ma è fondamentale che non si vada verso la annunciata centralizzazione della gestione delle risorse”. Sarebbe un grave errore, ribadiscono compatti gli esponenti del Cor.

Tutto questo raramente viene abbinato all’attività dell’Europa e questo è il grande problema di cui si discute a Bruxelles: “Dobbiamo sensibilizzare l'opinione pubblica sull'impegno dell'UE nei confronti delle comunità locali per il rilancio del progetto europeo. Per riuscirci – è la richiesta dei vertici del comitato delle regioni – servono finanziamenti stabili, un migliore coordinamento degli attori, messaggi e strategie, nonché maggiore attenzione all'impegno dei cittadini”.

Quel 40% di cittadini che secondo l’Eurobarometro (IL REPORT) a conoscenza di progetti finanziati dall'UE nelle loro regioni fa male al sistema Europa. Non basta l’82% della Polonia, destinato tra l’altro a scendere visto che nel prossimo bilancio i fondi per i polacchi diminuiranno di 20 miliardi. Mentre, da indiscrezioni, l’Italia dovrebbe aumentare disei miliardi le sue risorse. Su tutto, però, c’è l’incognita Brexit: “Se gli inglesi se ne vanno senza accordo, il no deal, qualcuno dovrà pagare per loro e il bilancio dell’Unione ne risentirà. I fondi per coesione e agricoltura a quel punto sarebbero destinati a scendere” spiega un funzionario.

“Dobbiamo aumentare la visibilità dei fondi per gli investimenti strutturali europei (SIE) e contribuire, in tal modo, a rafforzare la fiducia dei cittadini. Anche perché – prosegue - la politica di coesione è il più potente strumento di investimento in Europa, che rappresenta un terzo del bilancio dell'UE”. Coesione per le Marche ha significato ciclabili e tanto altro: “Le colonnine elettriche per la ricarica dei veicoli. Se non c’è l’infrastruttura difficile che il cittadino investa su una mobilità sostenibile. La ciclovia adriatica, con pettini che devono collegare i comuni all’entroterra, è il volano turistico e l’emblema della mobilità sostenibile”.

Ma la gente non lo sa, non lo comprende e continua a vedere nell’Europa un soggetto lontano abbinato solo a tasse e mancata accoglienza degli immigrati, almeno in Italia. "Una migliore comunicazione della politica di coesione va condivisa con una governance multilivello. Di conseguenza, noi sindaci e governi locali, dovremmo svolgere un ruolo fondamentale nell'attuazione della politica di coesione e nel garantire la visibilità dei progetti finanziati da tale politica. Le sole istituzioni europee da sole non possono essere l'unica forza trainante di questa sfida" ha ribadito Adrian Ovidiu Teban, sindaco di Cugir e relatore per il Comitato delle Regioni e delle Città. Nello specifico il Cor chiede che nel regolamento 2021-2027, che sarà adottato dal Parlamento europeo e dal Consiglio nei prossimi mesi, sia introdotto un quadro finanziario specifico per la comunicazione nell'ambito della linea di bilancio per l'assistenza tecnica e aumentare il numero di requisiti obbligatori di pubblicità e informazione per la coesione progetti politici.

Una strada la indica Enrico Rossi, presidente delle Toscana che ambiva al ruolo di presidente del gruppo dei Socialisti all’interno del Comitato e che invece si è dovuto accontentare di quello di terzo vice: “Dobbiamo rendere più comprensibile a tutti la politica di coesione, stimolando allo stesso tempo il senso di appartenenza all'Unione europea. Togliere quindi sigle come 'Fesr' e 'Por' da ponti e scuole, preferendo invece un più semplice 'finanziato dal popolo europeo. Suggerisco di copiare gli americani che quando mettono targhette per dire che una certa opera è stata finanziata con fondi statali o federali scrivono 'finanziata dal popolo americano’, sarebbe anche un modo efficace per combattere il populismo antieuropeista ed euroscettico”.

3.segue

@raffaelevitali

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