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Inchiesta flop. Classe politica azzerata, ma in cammino a testa alta al fianco di Spacca

corteappellomarche

Per tutti l’accusa era di peculato in relazione alle spese di gruppi consiliari e consiglieri regionali delle Marche, risalenti al periodo compreso tra il 2008 e il 2012.

ANCONA – Che piacesse o no, Gian Mario Spacca era il presidente della Regione Marche. Piacesse o no, ha guidato l’unica regione al plurale per dieci anni. Il punto è che Spacca, oggi volto di punta della Fondazione Merloni che in lui non ha mai avuto dubbi, è stato identificato nella politica peggiore, quella che abusava del proprio potere. Ha dovuto lottare per anni, senza mai alzare i torni, per vedere riconosciuto quello che lui ha sempre saputo: non c’era reato perché il fatto non sussiste. È questa la formula adottata dal presidente Giovanni Treré, dal giudice relatore Maria Cristina Salvia e dal giudice a latere Alessandra Panichi in merito alle accuse che pendevano sull’ex presidente, sull'ex segretario regionale del Pd Francesco Comi e gli ex consiglieri regionali Giacomo Bugaro e Massimo Binci, oltre a Oscar Roberto Ricci, addetto alla segreteria del gruppo Pd. Per tutti l’accusa era di peculato in relazione alle spese di gruppi consiliari e consiglieri regionali delle Marche, risalenti al periodo compreso tra il 2008 e il 2012.

Una lunga agonia, che si è chiusa con la resurrezione. Ma non tutti hanno la forza di affrontare a testa alta situazioni del genere. Spacca e altri ce l’hanno fatta. Tutti e cinque erano già stati assolti nel settembre 2016 con rito abbreviato dal Gup di Ancona Francesca Zagoreo con la formula "perché il fatto non sussiste", confermata oggi dai giudici di secondo grado. Duro il commento dell’avvocatessa Marina Magistrelli, legale di Comi: "Assolti due volte. È stata azzerata un'intera classe politica, con alcuni personaggi molto competenti". Aggiunge Spacca: “«La Corte d'Appello oggi ha confermato il giudizio del Giudice di primo grado - il commento di Spacca su Facebook - Il fatto non sussiste... Quanti altri giudici lo dovranno ancora ripetere nelle loro sentenze? E, ora, chissà se la notizia finirà su Mediaset, Rai, Sky e la stampa tutta, come avvenne, quando il sospetto infame su quasi 60 consiglieri di 2 consigli regionali fu sollevato?».

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