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Marche, l'economia del mare vale 1,5miliardi. Tipicità lo ha capito prima di tutti. Ma Vongolopolis non c'è più

Mercato ittico Ancona

Indagine Intesa San Paolo: "Il porto di Ancona è vicino ad un'area che sta diventando importante dal punto di vista del passaggio, con il vantaggio di avere un retroterra, come Emilia, Umbria, Toscana, parte del Lazio, le Marche stesse, ricco di industrie e attività produttive”.

di Raffaele Vitali

FERMO - L'economia del mare ha un valore aggiunto nelle Marche di 1,5 miliardi. Il 30% dell'import-export complessivo, pari a circa 5,6 miliardi, viaggia via mare, con una crescita del 10% rispetto al 2016, in Italia la percentuale è del 38%. Il dato nazionale dell'import-export via mare ha superato i 240 miliardi (+12,4%). Le imprese legate alla filiera del mare nella regione sono più di 7.300, il 4% del totale nazionale e il 14% del Centro Italia, attive nei trasporti marittimi, cantieristica, logistica, passeggeri, filiera ittica, alloggio e ristorazione. È il mondo della blue-economy disegnato da Intesa Sanpaolo e Srm-Centro studi sul Mezzogiorno che hanno presentato il quinto rapporto annuale Italian Maritime Economy, con un focus su mare Adriatico e Ancona.

"Una nave su cinque passa nel Mediterraneo, anche se è un piccolo lago rispetto agli oceani - ha detto Massimo Deandreis, direttore Srm -, questo soprattutto al raddoppio del canale di Suez che fa registrare crescite record, oltre 900 milioni di tonnellate transitate nel 2017, +11% sul 2016, e oltre 17 mila navi. Una dinamica che sta avendo effetto anche sulla direttrice adriatica, con un maggiore passaggio di navi, anche di grandi dimensioni, che puntano a raggiungere la parte nord, Trieste e Venezia". Ancona, in questo panorama, ha "la sua forza nell'essere un porto multipurpose, cioè con una pluralità di attività - ha aggiunto De Andreis -, il traffico passeggeri, 1,1 milioni di persone, va mantenuto sulle rotte già operative, come la Grecia. Sotto il profilo delle merci, è di valore che questo porto sia vicino ad un'area che sta diventando importante dal punto di vista del passaggio, con il vantaggio di avere un retroterra, come Emilia, Umbria, Toscana, parte del Lazio, le Marche stesse, ricco di industrie e attività produttive”.

Il Mediterraneo è ancora più centrale, grazie agli investimenti della Cina nei porti e nelle infrastrutture logistiche, pari a 4 miliardi, il traffico container è cresciuto del +500% negli ultimi 20 anni. “Ci sono, quindi, le potenzialità per farlo crescere come sbocco per la partenza e l'arrivo di merci, in un'ottica di competitività che significa logistica e intermodalità. Questo è il momento di investire perché qui si è a metà fra nord e sud della dorsale adriatica”.

Lo hanno capito prima di altri i vertici di Tipicità, Angelo Serri e Alberto Monachesi, che hanno dato vita a Tipicità in Blu, un focus, all'interno del festival del Made in Marche nato a Fermo, mirato proprio alle potenzialità delle produzioni enogastronomiche e turistiche legate al mare. Una scelta che ha anticipato molte delle analisi economiche che oggi consigliano di puntare su porti e pesca. A dire il vero, per restare al Fermano, anche Porto San Giorgio ci aveva creduto, creando durante la prima amministrazione Loira l’evento Vongolopolis, un festival dedicato a uno dei prodotti tipici dell’Adriatico e soprattutto della cittadina fermana. Ma il nuovo corso amministrativo, anche se Loira è rimasto, ha deciso di sopprimere l’unica iniziativa estiva, partita bene ma calata nei contenutti l'ultimo anno, che aveva davvero un legame con la peculiarità della città.

Tornando ai numeri, l'area del Mena-Middle East e nord Africa, ha detto Alessandro Panaro, area maritime economy Srm, è la prima di riferimento per l'interscambio delle Marche, circa il 34% del totale, segue quella dell'Asia dell'est, con il 22%. Le merci scambiate via mare sono macchine e apparecchi meccanici (27%), oli (21%), tessile e metalli con l'11%. Nel 2017, secondo dati Srm-Autorità di sistema portuale mare Adriatico centrale, nel porto dorico sono circolate 11 milioni di merci, con un calo dell'1,6% sul 2016. “L'economia del mare costituisce un asset di crescita e sviluppo sempre più strategico - ha detto Tito Nocentini, direttore regionale Marche Intesa Sanpaolo - e la connessione tra industria e logistica deve essere sempre più forte”. Claudio Schiavoni, presidente Confindustria Marche, ha ribadito, come fatto per strade e aeroporto anche dal ‘collega’ Simone Mariani durante l’incontro con il presidente Boccia, “la necessità di completare le infrastrutture di accesso al porto pensano ora fra trent'anni”.

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