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Ascoli e Fermo son le terre del bio e il vino decolla: boom per Passerina e Pecorino

vignebelle

Che il Pecorino piaccia lo dimostra il secondo posto dietro il Prosecco. Il futuro, secondo i consumatori italiani, sarà invece green (biologici al 20% come prima risposta, sostenibili al 9%) e autoctono (25%), con trend molto positivi anche per i vini facili e leggeri, adatti a mix (15%) e quelli regionali (14%).

di Raffaele Vitali

FERMO – In Italia non si beve molto, ma una cosa è certa: il vino lo bevono tutti. L’indagine sui vini di tendenza realizzata per il Consorzio vini Piceni (e fermani) da Nomisma Wine Monitor, presentata al Vinitaly, lo dimostra: il vino è la bevanda nazionale consumata dall’85% degli italiani (18-65 anni).

Si beve per l’aperitivo, il 49%, grazie ai millennials, che trainano anche l’irresistibile tendenza dei vini mixati e scelti da quasi 7 giovani su 10 e dal 61% del totale dei consumatori. E se i baby boomers (over 55 anni, 88%) si confermano in testa ai consumi assieme ai maschi (88%), la febbre da sparkling (74%) supera quella di bianchi e rossi fermi (72%) e dei rosé, in risalita al 59% grazie ai soliti millennials.

Il Prosecco resta il riferimento, è conosciuto dal 98% (e consumata dal 71%) dei wine lover, contro il 97% del Chianti, il 94% del Pinot grigio e l`88% del marchigiano Verdicchio. Le Marche primeggiano anche con i suoi campioni della grande distribuzione: la Passerina è il vino campione di awareness negli ultimi 5 anni, ovvero il prodotto che più si è fatto conoscere dai consumatori, mentre il Pecorino è il prodotto considerato più innovativo del panel (13 vini) proposto da Nomisma.

Che il Pecorino piaccia lo dimostra il secondo posto dietro il Prosecco. Il futuro, secondo i consumatori italiani, sarà invece green (biologici al 20% come prima risposta, sostenibili al 9%) e autoctono (25%), con trend molto positivi anche per i vini facili e leggeri, adatti a mix (15%) e quelli regionali (14%).

Guardando al bio, il Piceno è una tra le aree più vocate d’Italia: Ascoli-Fermo, che detiene il 53% di tutta la vigna biologica marchigiana, ha infatti un’incidenza green sulla vite da vino del 41%, quasi il triplo della media nazionale (15,8%). Secondo il presidente del Consorzio vini piceni, Giorgio Savini “con 5mila ettari le Marche sono al terzo posto tra le regioni d’Italia per superfici di vite bio superiori ai 2mila ettari.

Di fronte a tutto questo, nello stand della Regione Marche è entrato il premier Paolo Gentiloni che ha voluto dar sentire la sua vicinanza alle regioni colpite dal sisma. “Una presenza che, come istituzioni e operatori, abbiamo molto apprezzato per guardare con ottimismo al futuro e alla ripresa dei territori sconvolti”, ha commentato la vice presidente Anna Casini.

Secondo l’osservatorio Bio di Nomisma, le vendite di vini biologici nel 2017 sono aumentate dell`85% per i Doc e Docg e più che raddoppiate per i vini Igt, a conferma che il consumatore li apprezza e, quando li trova nei punti vendita, li acquista. Negli ultimi 3 anni, tornando all’indagine condotta per il consorzio piceno, Passerina e Pecorino hanno registrato un incremento in valore rispettivamente del 92% e 55%, con incrementi anche in tripla cifra in diverse regioni del Centro-Nord. Lazio, Lombardia e Toscana in primis.

“Le Marche hanno le carte in regola con produzioni elevate e riconosciute. L’importanza dell’aggregazione e del lavoro di squadra dei due Consorzi vinicoli marchigiani (l’Istituto marchigiano di tutela vini e il Consorzio vini piceni) sta favorendo il traino dell’agroalimentare, delineando un’immagine unitaria della regione che sta aprendo nuove prospettive anche sul fronte dell’enoturismo”.

@raffaelevitali

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