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Tombolini al Pitti Uomo. Abito senza fili e super leggero, la rivoluzione nasce nelle Marche

vezzalitombolini

È nato così, tra le sapienti mani dei dipendenti della Tombolini, azienda nata nel 1964, capace di ripartire dopo un periodo difficile affidandosi alla verve delle nuove generazioni che hanno subito impresso una immagine nuova, molto mediatica, il nuovo abito che non si sgualcisce.

FIRENZE – Il Pitti Uomo si è aperto con l’evento organizzato dall’azienda Tombolini di Tolentino e si è chiuso con una guerra postatomica ispirata a Kubrick dei due designer giapponesi Jun Takahashi, direttore creativo di Undercover e Takahiro Mthashita, Thesoloist Undercover e Soloist. Quasi un filo conduttore tra i due eventi, visto che l’azienda di Fiorella e Marcello Tombolini ha puntato sulla scherma, mentre i giapponesi sui samurai. Ma finiscono qui i punti in comune, perché gli orientali hanno scelto fibre artificiali, iper tecnologiche, mentre i marchigiani hanno rivisitato il classico con sistemi di fattura moderni.

È nato così, tra le sapienti mani dei dipendenti della Tombolini, azienda nata nel 1964, capace di ripartire dopo un periodo difficile affidandosi alla verve delle nuove generazioni che hanno subito impresso una immagine nuova, molto mediatica, il nuovo abito che non si sgualcisce. Basti dire che nello stand del pitti, posizionato tra Cucinelli e Lardini, sono arrivati amici, come l'ex sindaco di Pedaso Barbara Toce, personaggi dello spettacolo, Tonon, della tv, Farnesi, dell'ateltica, Chechi, del calcio, Galante e Bergomi, oltre che numerosi arbitri di serie A, capitanati dall’ascolano Mimì Morganti. Per tutti, un solo motivo, ammirare i nuovi abiti da uomo senza cuciture e super leggeri.

Due elementi che sembrerebbero impossibili da abbinare a un abito da uomo e che invece la Tombolini, che si trova a due passi dal castello della Rancia, ha trasformato in realtà. “Non c’è un solo pezzo di filo in questo nuovo abito zero gravity, tranne che per attaccare i bottoni. Il tessuto è lana, resa completamente idrorepellente e al posto delle cuciture abbiamo utilizzato le termosaldature” spiega Marcello Tombolini.

Il dettaglio ulteriore è la leggerezza, l’abito completo pesa meno di 400 grami. “Capite la comodità? Immaginate un viaggio di lavoro, un trolley a disposizione e il nostro abito, che non si stropiccia e pesa poco in valigia”. Tradizione, nelle linee e nel taglio, con l’hi-tech, dal tessuto al tipo di cucitura senza filo. “Le sfide non ci spaventano, siamo pronti all’assalto finale” concludono i protagonisti mentre ammirano l’olimpionica Valentina Vezzali roteare il suo fioretto.

Raffaele Vitali

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