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La lezione di Stiglitz alla Politecnica: "Il terremoto deve portarci a ripensare il modello economico di sviluppo"

Joseph Stiglitz

E poi ci sono gli attentati: “Non possiamo rinunciare alla nostra libertà di fronte alla serie di attentati terroristici, l'ultimo dei quali avvenuto a Manhattan. Come abbiamo visto a New York, Parigi e in altre città, il terrorismo è un argomento che dobbiamo affrontare".

di Raffaele Vitali

ANCONA – “Indagine economica non autoreferenziale, ma che cerca di risolvere i problemi della gente”. Difficile trovare miglior motivazione per una laurea honoris causa a chi già ha avuto il premio Nobel. Ma l’Università Politecnica delle Marche l’ha trovata e Joseph Eugene Stiglitz è arrivato ad Ancona per ritirarla e tenere una lectio magistralis sul tema della «Global Inequality» con un focus sul capitalismo americano.

Una analisi a tutto campo quella dell’economista che ha parlato di Trump e dell’Union Europea oltre che di terremoto: “Le non necessarie politiche di austerità imposte dall'Ue e dall'Eurozona devono finire, per fare in modo che anche l'Italia possa seguire una politica di crescita”. Ma l’Italia non può muoversi a cuor leggero: “Avete un alto debito, ma il problema è soprattutto nel rapporto debito/Pil: ridurre le spese non ha mai funzionato, bisogna fare in modo che l'economia cresca con gli investimenti. Queste politiche di austerità devono finire, in modo che l'Italia possa seguire una politica di crescita. Per crescere il Paese ha bisogno di investimenti nelle infrastrutture, nelle persone, nella tecnologia affinché le politiche possano portare più eguaglianza e più crescita economica”.

Crescita può arrivare anche dal dramma del terremoto, ma secondo il premio Nobel ci sono molte cose da cambiare: “In occasione di terremoti spesso non siamo in grado di affrontare il problema nella giusta misura e avere le giuste strutture come priorità. A volte - ha osservato, premettendo di non conoscere nel dettaglio la situazione delle Marche - la ricostruzione offre l'opportunità di ripensamento di un modello economico. L'importante è soprattutto una crescita culturale e anche dotarsi di strutture anti sismiche”.

Tragedie naturali e non che diventano motivo di riflessione economica, “il mercato non dà alcuna assicurazione in eventi di questo tipo, tutto si riconduce al Governo e alla scelta delle politiche da adottare”, ma anche sociale. Soprattutto pensando alla sua America: “Il pericolo è seguire leader populisti che fanno promesse che poi non sono in grado di mantenere. Come nel caso degli Usa, dove Donald Trump ha fatto leva sulla rabbia, sulla preoccupazione di tante persone che si sono sentite per anni ignorate dalla politica. Quello di cui non si rendono però conto queste persone è che le promesse e le politiche che Trump ha fatto non faranno che peggiorare la loro situazione”. E poi ci sono gli attentati: “Non possiamo rinunciare alla nostra libertà di fronte alla serie di attentati terroristici, l'ultimo dei quali avvenuto a Manhattan. Come abbiamo visto a New York, Parigi e in altre città, il terrorismo è un argomento che dobbiamo affrontare. Quello che mi preoccupa però è la risposta che i nostri governi daranno, che si possa rispondere nel modo sbagliato: non possiamo rinunciare alla nostra libertà. Dobbiamo riuscire a dare risposte adeguate, dobbiamo ridurre la possibilità che questi eventi possano verificarsi. Purtroppo il costo della libertà a volte è quello di correre alcuni rischi. Occorre capire che negli Usa si fanno più vittime con l'uso delle armi che con il terrorismo. Mentre l'uso delle armi potremmo tranquillamente limitarlo, il terrorismo è più difficile da affrontare, ma causa meno vittime rispetto alle armi”.

Attualmente professore alla Columbia University, Joseph Stiglitz ha ricevuto il premio Nobel per l'economia nel 2001 (insieme a George Akerlof e Michael Spence) per il suo contributo sulla teoria delle "asimmetrie informative". Questo e altri temi su cui si è concentrato, ad esempio il calcolo del costo del lavoro in condizioni di "mezzadria" o le condizioni di disuguaglianza nella distribuzione degli indicatori di benessere, lo hanno reso una figura centrale tra i più insigni economisti contemporanei. Stiglitz, inoltre, ha studiato 'dal vivo' le condizioni dell'economia, sia nei paesi avanzati che in quelli in via di sviluppo, è stato consigliere economico e capo economista della Banca Mondiale e oggi, per i suoi interventi in tema di politiche sociali e di sviluppo, è uno degli intellettuali più noti a livello globale.

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