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"Abbinare prodotti sartoriali a una cultura industriale". Boccia, Confindustria, conquistato dal Digital Innovation Hub delle Marche

boccia vincenzo

Il presidente, affiancato dal numero uno della Piccola Baban, è rimasto conquistato dal Digital innovation hub realizzato dagli industriali marchigiani insieme con le università. Mingarelli: "E' un centro di trasferimento di tecnologia tra le aziende digitali e le manifatturiere".

di Raffaele Vitali

PORTONOVO – “Dobbiamo uscire da una dimensione di ansietà. I dati economici ci danno ragione, stiamo provando a cavalcare questo momento insieme, banche, impresa, Governo, politica economica”. Non capita spesso di avere seduti allo stesso tavolo Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria Nazionale, e Alberto Baban, numero uno della Piccola in scadenza di mandato, ma non di idee: “Il cambiamento non è solo innovazione tecnologica e di processo, ma è un modo nuovo di affrontare i mercati”. A unirli ci è riuscito Diego Mingarelli, il vulcanico presidente dei piccoli industriali delle Marche. Voleva parlare di futuro, di innovazione, di visioni, ma lo voleva fare parlando con i migliori per presentare al meglio il Digital Innovation Hub delle Marche. Ad ascoltarlo il gotha dell’imprenditoria regionale, inclusi i vertici fermani, da Giampietro Melchiorri a Fabrizio Luciani passando per Enrico Ciccola e il direttore di Confindustria centro Adriatico Giuseppe Tosi.

Il progetto rivoluzionario pianificato da Mingarelli coinvolgerà le 2 mila imprese aderenti all'associazione, di cui il 95% Pmi. “Metteremo insieme tutti gli attori dell'innovazione, i centri di ricerca, le Università, i ricercatori, gli inventori insieme agli imprenditori, per connettere le menti e far sì che chi ha padronanza della tecnologia possa trasferirla alle aziende che ne hanno bisogno. Aiutandole a competere nel futuro sui mercati internazionali”. Per farlo Mingarelli parte da un binomio indissolubile: da un lato il mondo degli startupper cresciuti con in mano internet, dall’altro la manifattura propria del tessuto regionale.

Boccia ascolta e poi rilancia: “Industria 4.0 significa fare prodotti in chiave sartoriale o semi sartoriale secondo una cultura industriale. L'Italia e le nostre imprese lo fanno, con quest'ottica, per il mondo. Facendo questo collegamento, anche in riferimento a cosa sono i mercati globali, che sono mercati di nicchia, questa industria 4.0 è la rappresentazione di quello che è l'Italia. Dobbiamo cavalcarla e coniugare strumenti di politica economica e azioni delle imprese, e saperla raccontare”.

La tecnologia è importante, ma poi c’è la bellezza: “L'Italia ha potenzialità incredibili. Lo dimostra la capacità di reazione delle sue industrie in momenti difficili, anche grazie alla serie di provvedimenti di cui diamo atto al Governo attuale e precedente, il piano Industria 4.0, il Jobs act”.

Il Digital innovation hub delle Marche è un centro di trasferimento di tecnologia tra le aziende digitali e le manifatturiere e vuole collegare le due anime dell’industria. “Nelle Marche bisogna fare esattamente quello che stiamo facendo nel Paese, occorre continuare sulla strada del circolo virtuoso dell'economia. Dobbiamo affrontarla unendo a manifattura ma anche l'industria del turismo, della cultura, dei servizi, delle costruzioni. I dati dell'economia reale - ha osservato - dimostrano che se incidiamo sulla competitività delle imprese si attivano investimenti, più export, più attrazione di turisti e quindi più occupazione e più domanda del Paese. Le due cose si possono fare, e si possono fare insieme”.

Insieme significa anche con le banche e Boccia lo ripete con forza: “Abbiamo bisogno di banche che facciano sempre più impresa bancaria e che siano vicine all'economia reale. Dobbiamo tornare a una normalizzazione di rapporti impresa-banca. Per questo il fondo di garanzia è un fatto positivo. È un'invenzione italiana che aiuta quelle imprese che hanno un po’ di difficoltà ad avere credito”. Se le Pmi riusciranno a cogliere l’opportunità, il futuro sarà più roseo: “C'è una grande opportunità per le nostre piccole e medie aziende italiane - ha concluso Baban - perché il mercato che vuole prodotto italiano oggi è sempre più grande e la modalità di accesso è agevolata dalla tecnologia”.

@raffaelevitali

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