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Rapporto sull'Industria marchigiana. "Grandi produttori, ma non basta più. Dovete conoscere il mercato"

diegomingarelli

Per essere protagonisti sul mercato, poi, secondo Baban, intervenuto durante il MarketPlace bisogna anche guardare oltre le banche: “Per finanziarsi ci sono strumenti innovativi che oggi sono operativi".

di Raffaele Vitali

FERMO – Una fotografia, “la crescita dell’industria marchigiana è allo 0,6% contro l’1.2% nazionale”, e una linea d’azione, “puntare di più e meglio sulle opportunità che ci sono sui mercati esteri”. È quanto emerso durante la presentazione del rapporto 2016 sull’Industria marchigiana realizzato dal centro studi di Confindustria e da quello di Ubi Banca.

La fotografia.

Si parte dai numeri emersi durante il MarketPlace che ha visto protagonista la Piccola Industria guidata da Diego Mingarelli a livello regionale e da Fabrizio Luciani nel Fermano.

In calo in tutti i settori l'occupazione (4.500 disoccupati in più), anche se le vendite sono aumentate dello 0,7%, con una crescita dell'1,1% sul mercato interno e con l'export stazionario (+0,2%). A soffrire di più è il sistema moda, con flessioni della produzione del 2,3% per il tessile e abbigliamento e dell'1,2% per le calzature. Positivo invece l'andamento di legno e mobile (+3,9%), della meccanica (+2,2%), della gomma e plastica (+1,1%) e dell'alimentare (+0,7%).

Il problema principale è che la domanda estera non ha fatto il suo dovere, solo +0,2% sul 2005. Le esportazioni delle Marche hanno registrato un incremento del 5,6% ma l'andamento è stato fortemente influenzato dalla performance del settore farmaceutico (+44%). Si conferma il peso della Germania, 11.7%, Belgio, 10.6%, e Stati Uniti, 6,3%. E se non c’è vendita, non c’è lavoro, come dimostra la disoccupazione che sale al 10,6%, dal 10% del 2015.

La linea d’azione.

Un consiglio per superare lo stallo, visto che parlare di crisi sarebbe un errore leggendo i numeri, la dà Alberto Baban, presidente nazionale della Piccola Industria che ha preso parte alla giornata. “Le imprese delle Marche per fare un salto di qualità rispetto al passato, ma anche per affrontare meglio le difficoltà attuali, devono puntare di più e meglio sulle opportunità che ci sono sui mercati esteri, oltre che sul sostegno della finanza innovativa, a cominciare dalle quotazioni in Borsa, e meno sui prodotti. Gli imprenditori marchigiani – ha sottolineato Baban facendo abbassare lo sguardo ai tanti imprenditori presenti - da sempre sono stati dei grandi fabbricatori, dei costruttori di cose e prodotti di qualità elevata. Ma questo ora non basta più. Occorre diventare degli esperti di mercato, guardando alle notevoli occasioni che esistono in diverse aree del mondo, senza aspettare una ripresa del mercato interno che sarà limitata anche per questioni demografiche e di invecchiamento della popolazione".

Per essere protagonisti sul mercato, poi, secondo Baban bisogna anche guardare oltre le banche: “Per finanziarsi ci sono strumenti innovativi che oggi sono operativi". A livello provinciale, in aumento sono le esportazioni di Ascoli Piceno (+26,7%), Pesaro Urbino (+3,1%) e Ancona (+1%) a fronte della contrazione osservata nella provincia di Fermo (-4,8%) e della sostanziale stazionarietà di quella di Macerata -0,3%.

La speranza.

Una voce positiva è quella degli investimenti. In netto recupero, nel 2016, il consuntivo di spesa per investimenti delle imprese marchigiane, anche per quelle con attività rivolta in prevalenza al mercato interno. Sulla base dell'indagine condotta nel 2016 gli investimenti sono aumentati del 5,2% rispetto al 2015 (0,6% nel 2015). Un quadro migliore di quello nazionale dove la crescita è del 2,9% a livello di investimenti fissi lordi e dell’1,2% dei consumi finali nazionali e del 2,4% delle esportazioni in volume.

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