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Dal tavolo per lo Sviluppo all'unione di Confindustria, le ragioni che il nord non capisce

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Ascoli era pronta a rinunciare al premio a fronte di un percorso lineare e ben strutturato, altre territoriali, Pesaro, Ancona e Macerata, invece no. E così, la decisione: “Di fronte a questo percorso, Ascoli ha lavorato con Fermo proponendo direttamente un nuovo raggruppamento".

FERMO – Insieme si è più forti. Lo ha capito il Fermano che ha saputo riunirsi nel Tavolo per lo Sviluppo costituito in Provincia sotto la guida di Moira Canigola, lo ha capito Confindustria Ascoli Piceno, che con perfetto timing ha saputo fermare un processo autolesionista che l’avrebbe portata sotto Pesaro e Ancona.

Se il tavolo di Fermo raggiunge i primi risultati, basti dire dell’impegno preso dalla Regione per il riconoscimento di area di crisi per il distretto calzaturiero, il percorso di riforma dell’associazione che riunisce le più grandi imprese ora sta decollando. Non sono mancate per la scelta fatta prima da Fermo e poi da Ascoli le critiche. Ma basta mettere sul tavolo le ragioni ed ecco che gli attacchi del nord delle Marche sfumano come un cerino al vento.

“Tutti i documenti sull’aggregazione unica regionale, condivisi dalle Confindustria marchigiane, indicavano un periodo di approfondimento, da intendere come prova, durante il quale si sarebbero sciolti i dubbi su possibili esuberi, compatibilità economiche e strutturazione operativa del centro e delle periferie.

Argomenti che, ovviamente e normalmente, si dovrebbero approfondire prima delle fusioni” premette Confindustria Ascoli guidata da Simone Mariani. E invece, stando allo statuto non ci sarebbe nessun periodo di prova e quindi nessuna possibilità di tornare indietro. “La fusione in una unica Confindustria – ribadisce la territoriale picena – avrebbe avuto senso solo se è consentito il "ripensamento" a verifica avvenuta: è dunque centrale la previsione della clausola di reversibilità, intesa come possibile legittima uscita dall’aggregazione già costituita in caso di esito insoddisfacente della stessa. Tale clausola di reversibilità però non consente di accedere al "premio" che Confindustria attribuisce a coloro che si aggregano, consistente in uno sconto "una tantum" sui contributi dovuti a Confindustria Roma e sulla possibilità di designare propri rappresentanti presso il Consiglio Generale di Roma”.

Ascoli era pronta a rinunciare al premio a fronte di un percorso lineare e ben strutturato, altre territoriali, Pesaro, Ancona e Macerata, invece no. E così, la decisione: “Di fronte a questo percorso, Ascoli ha lavorato con Fermo proponendo direttamente un nuovo raggruppamento Marche sud, senza che tale raggruppamento si posizioni in antagonismo con quello del nord, né escluda la possibilità di riunirsi”. E così ora il sarto per il nuovo vestito verrà scelto rapidamente da Melchiorri e Mariani, lasciando magari un pezzo di stoffa per Macerata se completerà il percorso di retromarciaa mettendosi in liena con le due territoriali a lei più affini.

Il Tavolo per lo Sviluppo e l’avvio dell’unione di Confindustria Ascoli e Fermo sono due esempi di integrazione vincente, di unione di idee e necessità, nel primo sono coinvolte tutte le associazioni datoriali e i sindacati. Un tavolo che l’assessora Manuela Bora ha definito replicabile in altre zone, quasi stupita dalla coesione di intenti e idee, e quindi progetti, di figure un tempo divise come Cna e Confindustria, Cgil e politica. È proprio vero che il vento al sud è cambiato.

Raffaele VItali

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