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L'Italia cresce, le Marche calano: il sistema moda affossa tutti. "Domanda interna ferma"

bucciarelli

Continua a frenare il mercato interne, -0,4%, con la nota lieta del settore legno, resta stabile, -0,2%, l’export, che è penalizzato dal sistema moda, l’unico negativo. L'indagine di Confindustria Marche.

di Raffaele Vitali

FERMO – Le Marche sono ferme. L’industria no riparte, le Pmi soffrono e ogni dato è peggiore rispetto a quelli nazionali. La fotografia è del centro studi di Confindustria Marche che ha analizzato il quadro regionale assieme a Nuova Banca Marche: nel trimestre ottobre-dicembre 2016 la produzione industriale ha registrato una contenuta flessione (-0,4%) contro un +0,3% nazionale.

A livello settoriale, variazioni negative dell’attività produttiva hanno interessato soprattutto l’alimentare e il sistema moda. “Dalle interviste emerge che la produzione è stazionaria o in calo (62% contro il 56% della rilevazione del terzo trimestre 2016), mentre si riduce sensibilmente la quota di aziende interessate da aumenti della produzione (35% contro 42% della rilevazione precedente)”. Gli imprenditori manifatturieri «vedono grigio»: per l'82% la ripresa non arriverà prima di metà 2018, il 70% si sente abbandonato dalle istituzioni pubbliche, il 43% pensa di reagire alla crisi riducendo i costi e il 60% vuole mantenere l'azienda in famiglia (solo il 7% si affida a capitali e manager esterni). 

Continua a frenare il mercato interne, -0,4%, con la nota lieta del settore legno, resta stabile, -0,2%, l’export, che è penalizzato dal sistema moda, l’unico negativo. Non si cresce, ma la stabilità ridà fiducia a livello di lavoro, che riceve il segno +, anche se si parla di uno 0,2%, a livello di posti di lavoro.

Il calo principale arriva dalle ore di cassa integrazione, -17,2%, rispetto allo stesso periodo del 2015 passando da 8,4 milioni a circa 7 milioni. In aumento sono risultati sia gli interventi ordinari (+95,6%), passati da 995 mila ore del quarto trimestre 2015 a 1,9 milioni di ore del quarto trimestre 2016, sia gli interventi straordinari passati da 2,9 milioni di ore del quarto trimestre 2015 a 4,7 milioni di ore del quarto trimestre 2016 (+61,4%). In forte diminuzione invece gli interventi in deroga (-92%) passati da 4,5 milioni di ore del quarto trimestre 2015 a circa 362 mila ore del quarto trimestre 2016. In questo caso, il dato più negativo, con una crescita tra il 60 e il 74% arriva da industria (+59,6%) ed edilizia (+74%).

"Questi dati – conclude il presidente di Confindustria Marche Bruno Bucciarelli – conferma il permanere di una intonazione congiunturale nel complesso ancora debole. Il ruolo della domanda interna ha mostrato una dinamica appena più sostenuta della domanda estera, anche se entrambe hanno manifestato segni di difficoltà nell’Alimentare e nel Sistema Moda. Confermano il difficile quadro i segnali che provengono dai settori popolati da imprese di media e piccola dimensione”.

Tra il 2010 e il 2016 per le imprese è stato uno tsunami: 759 fallimenti e 2.519 cessazioni di attività. Delle imprese uscite da Confindustria prima del 2013 ne sono fallite quattro su cinque. per resistere, secondo gli industriali, ci sono delle strade: la dimensione, la propensione all'innovazione e all'internazionalizzazione. E la necessità, anche mediante Confindustria, di fare rete per l'export. "Questo tipo di aziende mostra un più alto indice di fiducia rispetto al 46% delle imprese che guarda solo al mercato domestico".

@raffaelevitali 

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