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Atlante prende i debiti, Ubi acquisisce Banca Marche ed Etruria. Ceriscioli: "Da noi grande potenziale di raccolta"

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Il governatore: “Il territorio delle Marche, nonostante la crisi economica e produttiva, costituisce una importante opportunità per qualsiasi soggetto creditizio e finanziario, a cominciare dalle potenzialità della raccolta".

FERMO – Niente di fatto. Slitta a inizio 2017 la cessione delle 3 good bank, Nuova Banca Marche, Banca Etruria e CariChieti, a Ubi, che però incassa il sostegno del Fondo Atlante oramai libero dall'operazione Mps dove l'intervento dello Stato ha superato la maxi operazione di smobilizzo delle sofferenze. Il fondo, infatti, rileverà i due terzi dei 3,7 miliardi di crediti ancora in portafoglio, così da permettere a Ubi, pronta a un aumento di bilancio di 400 milioni, di rilevare le tre banche ripulite da buona parte dei propri Npl.

Mentre a livello nazionale si tratta, nelle Marche si presentano documenti congiunti politica-dipendenti, firmati anche dal presidente della Regione Luca Ceriscioli: “Il territorio delle Marche, nonostante la crisi economica e produttiva, costituisce una importante opportunità per qualsiasi soggetto creditizio e finanziario, a cominciare dalle potenzialità della raccolta. Inoltre avere una banca ancorata alle esigenze del territorio è un'opportunità per la regione stessa. La Nuova Banca delle Marche, risanata e ripatrimonializzata, ha tutte le condizioni per diventare una importante infrastruttura creditizia del territorio e un volano per l'economia. Occorrono, però, certezza e stabilità sia negli assetti proprietari che in quelli societari”.

La decisione di ingresso dentro Ubi verrà presa domani dai consigli delle good bank, fattore che farà slittare ogni ufficializzazione ad anno nuovo. Anche perché Ubi deve ancora dare l'assenso finale considerato il fabbisogno di capitale, cui comunque dovrà fare fronte. C'è anche chi sostiene che lo slittamento sia dovuto a una richiesta di Bruxelles alla Banca d'Italia, per rispettare le procedure d'asta, di fare un giro di consultazioni fra i potenziali offerenti. L'offerta di Ubi, infatti, sarebbe inferiore a quelle arrivate in passato e già giudicate non congrue.

Meno lineare è invece In acque agitate è invece la quarta banca, la piccola Carife dove il sindacato Fabi ha tuonato contro la Banca d'Italia, azionista unico tramite il fondo di risoluzione che avrebbe minacciato la liquidazione coatta se non dovessero passare i licenziamenti collettivi.

Raffaele Vitali

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