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Rapporto Symbola, la cultura porta soldi e lavoro. Pieroni: "Riaprire i luoghi danneggiati dal sisma"

amandolaaffreschi

La proposta prevede un coordinamento regionale permanente con i rappresentanti di Mibact, Regione Marche, Anci e Diocesi; un'accelerazione della messa in sicurezza del patrimonio monumentale, architettonico e delle opere mobili.

di Raffaele Vitali

FERMO – Pesa la chiusura del Palazzo dei Priori a Fermo. Pesa, perché come dimostra il rapporto realizzato dalla Fondazione Symbola e da Unioncamere, con la cultura non solo si mangia, ma si vive bene. E così, la chiusura della prima fonte di visite avrà inevitabilmente delle ripercussioni che l’affluenza alle cisterne romane, ai musei cittadini non può compensare. E questo vale per Montefortino e per altri paesi che hanno piccole meraviglie da mostrare, dalla Casa di Licini al museo delle calzature.

"La buona affluenza nelle città d'arte e le visite ai musei, siti culturali e archeologici in questi giorni festivi confermano che la filiera del sistema produttivo culturale è un elemento portante della nostra economia. Un comparto dove, oltre ai musei e ai beni culturali in senso stretto, troviamo anche letteratura, cinema, performing arts, industrie creative e made in Italy, design, architettura e comunicazione: cioè tutte quelle attività produttive che non rappresentano in sé un bene culturale, ma che dalla cultura traggono linfa creativa e competitività". Questa l’analisi di Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera.

"Il rapporto 'Io Sono Cultura', realizzato dalla Fondazione Symbola e da Unioncamere dimostra, numeri alla mano, che la cultura - prosegue l'esponente Pd - è uno dei motori più importanti della nostra economia: produce il 6,1% della ricchezza, 89,7 miliardi di euro. Ma c'è di più: la cultura ha sul resto dell'economia un effetto moltiplicatore pari a 1,8. Per ogni euro prodotto, se ne attivano 1,8 in altri settori. Gli 89,7 miliardi, quindi, ne 'stimolano' altri 160,1, per arrivare a 249,8 miliardi dell'intera filiera culturale, il 17% del valore aggiunto nazionale".

È per questo che bisogna riaprire ciò che il terremoto è chiuso. »Il rischio di danneggiamento e dispersione del patrimonio culturale è rilevante - ha detto l’assessore alla Cultura della regione Marche, Moreno Pieroni - e per questo, all'indomani degli incontri con gli amministratori locali, ci siamo messi al lavoro per elaborare un programma operativo che tenesse conto principalmente di un fattore essenziale: la consapevolezza che il patrimonio culturale ha valore strategico per affermare l'identità locale, che resta una leva fondamentale per la ripartenza della normalità, sia in termini di vita culturale che sociali ed economici, convinti anche che la ricostruzione dei danni immateriali sia altrettanto importante per il recupero della quotidianità". La proposta prevede un coordinamento regionale permanente con i rappresentanti di Mibact, Regione Marche, Anci e Diocesi; un'accelerazione della messa in sicurezza del patrimonio monumentale, architettonico e delle opere mobili; l'individuazione di luoghi per i depositi attrezzati dove collocare le opere d'arte e le modalità di gestione”.

Per farlo servono risorse per favorire iniziative di valorizzazione del patrimonio culturale e dei territori: “Parliamo di misure strategiche e determinanti per il rilancio dell'offerta turistica ed economica locale” ribadisce Pieroni. Tornando allo studio di Symbola, Realacci aggiunge: "Anche sul fronte del lavoro il sistema produttivo culturale si dimostra fondamentale con 1,5 milioni di persone occupate, il 6,1% del totale in Italia. Confrontando i dati con quelli degli ultimi cinque anni, i valori complessivi della filiera sono in crescita, pur di poco o pochissimo: +0,6% il valore aggiunto, +0,2% gli occupati. Valori il cui peso si comprende a pieno solo confrontandoli con quelli, di segno opposto, del complesso dell'economia: -0,1% il valore aggiunto, -1,5% l'occupazione. In questo campo emerge un'Italia che crede nelle sue forze e nelle sue capacità, consapevole che la sua cultura dalla radici antiche è oggi un importante volano per la crescita e per la sua identità. Un'Italia che fa l'Italia, che può vincere la sfida del futuro".

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