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Terra di export, ma il calo della Germania fa paura. Agroalimentare e nautica sono la linfa delle Marche

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Secondo i dati della camera di Commercio delle Marche, le esportazioni nei primi sei mesi del 2019 sono cresciute del 3,6% contro una media nazionale del 2,7%. Ma cosa c’è dietro questi dati?

di Raffaele Vitali

FERMO - Non di sole scarpe vive l’uomo. Ma di certo per il distretto fermano-maceratese il peso è preponderante. Fondamentale l’export, oltre l’80% della produzione lascia l’Italia, per cui ogni rallentamento dell’economia fuori dalle Alpi diventa un piccolo dramma per chi ha già il mercato interno immobile.

Allargando lo sguardo a ogni settore merceologico, le Marche non vanno poi così male. Secondo i dati della camera di Commercio delle Marche, le esportazioni nei primi sei mesi del 2019 sono cresciute del 3,6% contro una media nazionale del 2,7%. Ma cosa c’è dietro questi dati? “Tra le province, quella di Pesaro-Urbino ha ottenuto la migliore performance: +18,4% (a 1,5 mld.), fortemente condizionata dal comparto della nautica, che ha chiuso il semestre con una crescita esponenziale grazie al risultato ottenuto sul mercato cipriota con una transazione commerciale, probabilmente di natura straordinaria. Bene anche Ascoli Piceno (+4.5% a 1,2 mld.), spinta al rialzo in particolare dal settore farmaceutico” spiega il presidente Gino Sabatini. È come dire, corriamo grazie a momenti magici e non a scelte strategiche. Anche perché il farmaceutico da anni è il dato che Dorga i valori regionali, essendo completamente collegato alle politiche della multinazionale Pfizer.

Ma ci sono anche altri dati positivi, come quello dell’agroalimentare l’agroalimentare che vale 189,3 milioni ed è cresciuta del 9%. “Sta tornando ad avere un ruolo di leader internazionale della qualità e lo abbiamo dimostrato anche con la massiccia presenza al Sana di Bologna”. Alzando però lo sguardo dalla colonna del segno più, ci si sposta verso il dato negativo che è quello del sistema economico di Fermo, inchiodato a un pesante -9,2% per 554 milioni di export. Cala anche Ancona, ma solo uno 0,8% su un valore totale di 2miliardi di euro. Macerata, che esporta 250milioni in più di Fermo è invece stabile.

Il settore dei prodotti della moda (tessile, abbigliamento, pelli e accessori) continua a essere quello con la più alta vocazione all’export (1.1 mld. nel semestre, ma -8,5% rispetto al medesimo periodo scorso anno), seguito da quello dei macchinari e apparecchi meccanici (970,4 mln., +4%); seguono il comparto dei metalli di base e prodotti in metalli (695,7 mln., +2.8%). Un contributo positivo alla performance media regionale del primo semestre l’hanno dato anche il comparto dei mezzi di trasporto (375,1 mln. e + 225%) e

A preoccupare, nell’analisi della Camera di commercio, è la frenata della Germania, paese da sempre importatore della merce marchigiana: “L’Europa resta la prima area geografica di destinazione (4,5 mld. e +3,1%): la Germania continua a essere il miglior cliente dei prodotti marchigiani (634,8 mln. e -4,7%), ma già nel primo semestre c’è stato un impatto significativo della frenata dell’economia tedesca, che potrebbe diventare ancora più consistente nella seconda parte dell’anno. Serve una strategia di differenziazione da parte delle imprese” aggiunge Sabatini. La Francia, che con la Svizzera è il motore economico dei calzaturieri, resta il secondo mercato di riferimento (584,7 mln. e +1,7%), seguita da Belgio (540,7 mln. e + 23,9%) e Stati Uniti (450,3 mln. e +19,1%).

Sabatini si dice fiducioso guardando il Giappone dove è appena iniziato a febbraio, dopo l’entrata in vigore dell’accordo di libero scambio con la UE, il lento processo che porterà in un decennio alla completa liberalizzazione degli scambi. “Attenzione però, cresce in valore ma non in quantità, che calano del 10%” commenta Assocalzaturifici. “Si tratta di un mercato ciclico, vale 68milioni, ma ora il Pil è tornato a crescere e la popolazione, come quella marchigiana, ha un’età media molto alta: il know how delle nostre aziende, soprattutto quello specialistico legato alla silver economy, può essere un ottimo passe-partout per migliorare i fatturati anche nell'estremo Oriente” ribadisce Sabatini.

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