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Edilizia ferma, le aziende chiudono, il lavoro non c'è. I sindacati al Governo: 'Una politica industriale per le Marche'

sicurezza sul lavoro

In dieci anni le Marche hanno perso 13milaa posti di lavoro e hanno chiuso 3mila aziende, con conseguente crollo di ore lavorate.

FERMO – I sindacati non hanno dubbi, per rilanciare il Paese serve una politica industriale che dia una scossa alla filiera delle costruzioni. Che è lunga e complessa, perché va dall’edilizia ai materiali, dal settore del legno e arredo al cemento, dai lapidei al settore dei laterizi. “Il settore dell’edilizia italiano in dieci anni di perdurante crisi economica, la più grave dal dopoguerra ad oggi, ha perso oltre 600 mila posti di lavoro, 120.000 aziende hanno chiuso (di cui il 90% piccole e medie aziende) ed in questi mesi stiamo assistendo alla crisi delle grandi imprese di costruzioni come Astaldi SpA e CMC su tutte, due imprese peraltro impegnate in grandi opere nella nostra regione” sottolineano Cgil, Cisl e Uil.

In dieci anni le Marche hanno perso 13mila posti di lavoro e hanno chiuso 3mila aziende, con conseguente crollo di ore lavorate. “A questo quadro desolante si aggiunge che nelle Marche a due anni e mezzo dal grave sisma del 2016 solo l’8% circa dei 42mila edifici danneggiati sono stati ricostruiti”. Insomma, anche quello che potrebbe essere l’unico volano, la ricostruzione, resta immobile. “Sulla ricostruzione come parti sociali sindacali delle costruzioni delle Marche siamo molto preoccupati sulla possibilità che venga depotenziato il Durc di congruità della manodopera, introdotto con l’ordinanza commissariale n. 58, perché questo strumento è molto utile per combattere fenomeni di illegalità ed evasione contributiva, in una regione dove le ore mensili lavorate in edilizia si attestano intorno a 110 ore, e quindi c’è ancora un pesante ricorso al lavoro nero e grigio” ribadiscono i sindacati che annunciano per il 15 marzo uno sciopero generale del settore. “Immobile la ricostruzione, immobili le grandi opere che nelle Marche valgono 5miliardi di euro solo come investimenti. Tutti bloccati da problemi amministrativi o burocratici o peggio ancora per problemi delle aziende vincitrici degli appalti”. Alcuni esempi: Quadrilatero (230 milioni di euro di lavori ancora da realizzare e tavolo di crisi Astaldi aperto al Mise); nuovo ospedale INRCA di Ancona (48 milioni di euro e tavolo di crisi CMC aperto al Mise); nuovo ospedale Salesi (56 milioni di euro); realizzazione nuova sede ferroviaria Montemarciano-Falconara Marittima (appalto RFI da circa 65 milioni di euro); completamento Fano-Grosseto (valore opera circa 310 milioni in attesa del via libera ministeriale); Intervalliva Tolentino - San Severino Marche; Galleria "Passo del Cornello" (iniziata 24 anni fa, scavata per 500m e lasciata al suo destino…); svincolo S.S.77 a Civitanova Marche e bretella Macerata-La Pieve. E nell’elenco dei sindacati manca il nuovo ospedale di Fermo come il potenziamento della rete viaria interna fermana. “La pesante crisi del settore delle costruzioni ha determinato anche la chiusura di alcune principali aziende del mobile e dei materiali da costruzioni come: Desi Mobili – Sicc – Bizzarri – Gatto – Bontempi - Sifa – Febal - Sacci - Foresi – Dignani. Per questo Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil proclamano lo sciopero generale di 8 ore in tutti i settori dell’intera filiera delle costruzioni, e dopo 25 anni si fermeranno tutti i lavoratori e le lavoratrici dei cantieri, delle fabbriche del legno e dell’arredo, delle cave e delle fornaci di tutte le Marche per manifestare in piazza del Popolo a Roma. “Chiediamo al Governo di istituire un tavolo di crisi a Palazzo Chigi dove affrontare questa inusuale e lunga crisi delle costruzioni e contemporaneamente con la nostra iniziativa lanciamo proposte concrete per rilanciare il Paese e quindi il settore delle costruzioni. Occorre, pertanto, una cabina di regia nazionale per riaprire i cantieri con politiche mirate”.

Chiedono semplicemente una politica industriale: “Dobbiamo qualificare le stazioni appaltanti sempre meno in grado di progettare e di rendere esecutivi i bandi fatti (quella della Provincia di Fermo in realtà funziona ma è oberata, ndr). Occorre un piano per la qualità delle materie prime al servizio di ristrutturazioni, rigenerazione e anti sismico, di nuove politiche abitative. Occorre una sistematizzazione degli incentivi, da quelli per le ristrutturazioni a quelli per il risparmio energetico e per il bonus mobile. Serve una sburocratizzazione mirata di diversi passaggi del Codice Appalti senza ridurre tutele e diritti e senza tornare alla liberalizzazione dei sub appalti o al massimo ribasso. Servono, cioè, politiche di sviluppo”.

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