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Marche, la Regione segreta che ragiona da provinciale: pezzi di turismo tra Times, Nyt e Guardian

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La capacità che deve avere il Fermano è attaccarsi al treno di chi già corre un po’ per fortuna, ti ha dotato il signore la bellezza, un po’ per capacità di marketing, come Urbino con l’università e il Press Award che richiama giornalisti da tutto il mondo ogni anno.

 

di Raffaele Vitali

FERMO - Le Marche non sono una regione al plurale, ma semplicemente una regione di provincia. Nel senso di chi non è abituato a stare al tavolo con i grandi. La riprova arriva dall’esaltazione dell’ultimo articolo pubblicato su un quotidiano straniero, in questo caso il Times che nel supplemento di domenica ha pubblicato un lungo articolo. Esaltazione per cosa? Per il fatto di essere definita la ‘regione segreta’ con colline e spiagge belle come la Toscana. Un trionfo? Considerando i milioni di euro che da anni la Regione investe nel mondo, partendo da Dustin Hoffman in poi, forse ci sarebbe ben poco da brindare. Anche perché quello del Times non è un evento, ma l’ultimo di una serie di articoli in cui i giornalisti britannici hanno raccontato, in un modo o nell’altro le Marche. O quantomeno una parte. Che poi in un articolo si saltino delle zone, non deve stupire. La bellezza della piazza di Ascoli Piceno è universalmente riconosciuta, come l’unicità del palazzo ducale di Urbino o il tratto di mare sotto Sirolo. La capacità che devono aver i territori è attaccarsi al treno di chi già corre un po’ per fortuna, ti ha dotato il signore la bellezza, un po’ per capacità di marketing, come Urbino con l’università e il Press Award che richiama giornalisti da tutto il mondo ogni anno.

In questo Fermo e il Fermano possono e devono crescere. Un esempio è dato dalla missione di tipicità a New York. Non mi ci porta qualcuno, mi ci porto da solo in America. E ha funzionato. È un semino, ma DI certo qualche newyorkese in più sa che esiste il Palazzo dei Priori. Quindi, ben venga il Times, ben venga il suo racconto, bene venga anche l’assenza del Fermano tra le righe dell’articolo che invece spazia per il resto della regione. Perché solo così ci si rende conto che la provincia di Fermo è piccola, piccolissima e per di più giovane.

Non ha un passato politico e amministrativo, non ha una strategia turistica perché in poco tempo si è trovata dal gestirla, dopo la nascita dell’ente, al subirla, con il passaggio di competenze alla Regione. Ha un organismo sovracomunale, Marcafermana, che è stato risanato, che si presenta alle fiere internazionali, che porta il meglio in giro per l’Italia, l’ultima missione sarà a Sanremo il 4 febbraio in occasione del Festival più importante della canzone. Il problema è che ogni sindaco o assessore del territorio che parla, commentando il calo di turisti evidente, sa solo dire ‘manca una regia comune, da soli non si fa niente’. Lo dice, ma poi quando c’è da sedersi al tavolo dell’unico ente che raggruppa pubblico e privato con la sola finalità promozionale, salta le riunioni o pensa di non contribuire altrimenti con il proprio bacino finirà per favorire qualcun altro. Ecco questo è il Fermano, una terra che sarà sempre fuori dagli articoli nazionali, a meno che a scriverli non sia uno degli stranieri che si muove tra Petritoli e Amandola, terre internazionali in mezzo a una regione troppo provinciale.

Tornando al mondo dei reportage esteri nelle Marche. Ecco una piccola carrellata, a riprova che poi l’estasi va sempre parametrata con la realtà.

22 maggio 2005: “Saranno le Marche la Toscana del futuro?” Scriveva il New York Times. Il reportage partiva con un verdicchio sorseggiato a Castelraimondo, in compagnia di Mario e Mara, proprietari di un agriturismo dove ancora c’è il latte di pecora. In questo caso un viaggio in auto da Urbino ad Ascoli piceno permise all’autore di raccontare tutte le Marche con un continuo riferimento alla bellezza dei Sibillini e delle opere d’arte, inclusa la Madonna col rosario di Lotto. (LEGGI https://www.nytimes.com/2005/05/22/travel/is-le-marche-the-next-tuscany.html)

Nel 2013 un lungo articolo del Guardian, quotidiano inglese e a livello internazionale più autorevole del Times, aprì un vero faro sulle Marche, raccontate in lungo e in largo, con focus speciali per Urbino, Ascoli Piceno e la zona del Conero. Articolo corposo, tra cibo e paesaggi in cui il Fermano, però, non è mai entrato. (LEGGI https://www.theguardian.com/travel/2013/mar/29/how-to-do-le-marche-italy-on-a-budget)

Nel 2016 è ancora la volta del Guardian, questa volta con un articolo sulle mete da non perdere nell’anno. È qui che per l’Italia inserì le Marche. Solita grande foto di Urbino e poi nelle venti righe interne una carrellata di luoghi, inclusa Morrovalle, Cagli e l’immancabile Numana-Sirolo. (LEGGI https://www.theguardian.com/travel/2016/jan/01/2016-holiday-guide-where-to-go)

Nell’ultimo anno e mezzo, infine, le Marche sono entrate più volte sui quotidiani stranieri, ma solo per fatti di cronaca, dalla vicenda Traini di Macerata, al made in Italy che sfrutta la manodopera. Ma prima c’erano tornate grazie alla pasta Mancini e a un altro articolo del 2017 sempre sul New York Times in cui questa volta anche Fermo e il circondario della piccola provincia, con tanto di passaggi un Montelparo e Monsampietro Morico tra i tanti, diventarono protagonisti.

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