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Marche, una regione in retromarcia. Fermo e Ascoli affossano tutti: export in caduta libera

ConfindustriaClaudio Schiavoni

Il presidente di Confindustria Marche, Claudio Schiavoni, guarda con preoccupazione anche all’altro dato: il peso delle Marche sul totale dell’export nazionale continua ascendere ed è oggi al 2,5%.

FERMO – Houston, abbiamo un problema: le Marche stanno perdendo peso a livello di export, che da sempre è la sua prima risorsa. In totale la contrazione è del 2%, mentre altre regioni corrono e pure forte, vedi la Lombardia, ma anche Veneto, tanto che il dato nazionale è +3,1%. Stando al centro Italia, la flessione nelle altre regioni è dello 0,2%.

“La sensibile ripresa delle vendite all’estero di alcuni importanti comparti della meccanica non è riuscita a controbilanciare la contrazione delle vendite all’estero di macchinari ed apparecchi, calzature e prodotti farmaceutici che da soli rappresentano il 44% circa del valore dell’export marchigiano” commenta il presidente di Confindustria Marche, Claudio Schiavoni che guarda con preoccupazione anche all’altro dato: il peso delle Marche sul totale dell’export nazionale continua ascendere ed è oggi al 2,5%. In crescita sono risultate le vendite all’estero di metalli di base e prodotti in metallo, computer, apparecchi elettronici e ottici, apparecchi elettrici, articoli di abbigliamento, prodotti tessili, prodotti alimentari e bevande, autoveicoli, minerali non metalliferi.

Guardando ai dati provinciali, solo Pesaro ha ripreso a correre (+5,6%), mentre tengono Macerata (-0.8 e Ancona -0,6%). A trascinare nel baratro la Regione è Ascoli Piceno (-10,4% penalizzata dalla farmaceutica che pesa per il 60% nella provincia) e Fermo. Purtroppo il mondo calzaturiero non è in salute e il -5,4% sta a dimostrarlo. “L’auspicio è che si tratti di una fase passeggera - prosegue Schiavoni – dovuta anche agli squilibri dei mercati esteri, soprattutto quelli extra UE che hanno registrato una maggiore flessione (-6,3%). Le crescenti tensioni geopolitiche e protezionistiche continueranno a caratterizzare il contesto internazionale, con il rischio di generare impatti negativi sul contesto economico globale. Rimaniamo comunque una regione con una forte propensione all’export, 30% contro una media nazionale del 28%”.

Raffaele Vitali

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