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Regione Marche, imprese, manifattura, scarpe, food: le sfide dell'Albania. Intervista all'ambasciatore Cutillo

ambasciatore tirana

L'ambasciatore: Il consiglio che do è di informarsi ben prima di venire. La vicinanza e l’ambiente italiano che si trova a Tirano, il fatto che parlino italiano, fa dimenticare che siamo all’estero. Serve studiare leggi e abitudini.

di Raffaele Vitali

TIRANA – Si aprono le porte e il mondo delle relazioni tra Albania e Italia diventano più chiare. Lavorano quaranta persone nell’ambasciata italiana a Tirana: c’è la sede istituzionale e c’è la residenza che ricorda una piccola Casa Bianca e dove un tempo c’era il museo dedicato a Stalin e Lenin.

Ambasciatore Alberto Cutillo, come sono i rapporti tra i due Paesi?

“Le relazioni sono molto intense, lo sono state sempre, anche durante il regime comunista. Dagli anni ’90 la grande crescita. In Italia è fortissima presenza della comunità albanese, tra le più numerose e integrate. Ci sono 30mila aziende di proprietà albanese in Italia. Ma vale al contrario per l’impronta italiana qui a Tirana”.

Lato economico, pesa l’Albania?

“È il centro del rapporto tra i due Paesi. Più del 30% dell’interscambio albanese viene o va in Italia. Un solo partner fa da solo più della metà del fatturato dell’Albania”.

Quali possibilità?

“L’Albania è un paese stabile politicamente con una alternanza regolare di Governo. Le prospettive di investimento sono molte e positive. Il consiglio che do è di informarsi ben prima di venire. La vicinanza e l’ambiente italiano che si trova a Tirano, il fatto che parlino italiano, fa dimenticare che siamo all’estero. Serve studiare leggi e abitudini. Lo slancio porta a scelte di investimento affrettate. Non cadere in questo errore. È un mercato straniero e non è un paese membro dell’Ue anche se usiamo la carta d’identità. Le regole sono diverse. Ice, Camera di commercio e Confindustria sono i primi riferimenti utili”.

Arrivano le Marche con Tipicità, enogastronomia come ambasciatrice, che impressione le fa?

“Primo impatto ottimo. Idea forte, giocare anche sul nome di Tipicità è geniale. Dietro c’è una missione di sistema con imprese importanti”.

In occasione della Settimana della cucinaa italiana nel mondo ha incontrato il presidente della regione Luca Ceriscioli, cosa le ha chiesto?

“Una domanda che molti fanno è come va il percorso europeo dell’Albania. Per noi sistema Italia l’ingresso è un obiettivo. Sarebbe il coronamento della stabilità e della garanzia per tutti, penso alla sicurezza ambientale e alimentare. L’Italia è un alleato, è lo sponsor principale ed è naturale che sia così. E questo vale per tutti i Balcani”.

Ostacoli all’ingresso nella Ue?

“Il giorno dell’ingresso non è vicino. Quello che da anni chiediamo è di aprire il negoziato formale. È Paese candidato dal 2014, ma non ha ancora aperto i negoziati, che sono un processo di adeguamento, sono lo strumento di trasformazione per raggiungere il livello dell’unione europea. Vediamo la prossima estate, c’è ottimismo”.

Le Marche le conosceva?

“Poco, lo ammetto. Spesso si critica la politica estera delle regioni, ma lo vedo in Albania che hanno un rapporto concreto. Ho conosciuto i presidenti di tutte le regioni adriatiche. Vengono perché ci sono rapporti economici intensi”.

Made in Italy, made with Italy, quale il rischio?

“Concettualmente c’è un elemento forte, qui si sviluppano produzioni di parti che non sono il vero valore aggiunto ma che permettono di produrre. Il vantaggio è che così non si devono scegliere paesi lontani dove trasferendo l’attività si perde il contatto. L’Albania consente di tenere una visione del lavoro a due-trecento chilometri dalla casa madre. Questo permette di aggiustare il tiro e mantenere una gestione congiunta. Fare con l’Italia è una formula che può funzionare. Industria albanese del dopo regime è cresciuta con l’Italia, dal tessile al calzaturiero ma anche meccanica. Fanno il più basso valore aggiunto e poi assemblano in Italia, una formula che funziona da vent’anni. Ora possiamo fare passi avanti, capacità è cresciuta”.

L’Albania è uscita dal percorso delle immigrazioni?

“Più che altro l’Italia non è più la prima destinazione. Il fenomeno della perdita dei giovani più brillanti è reale. Destinazioni principali Canada e Germania. Le campagne si stanno spopolando, i giovani ambiscono in maniera massiccia ad andare all’estero Con l’Italia regime positivo per entrambi Paesi. C’è una circolazione più che un movimento unidirezionale. Crescono gli imprenditori che hanno fatto esperienza in Italia e oggi tornano e forti di esperienza aprono imprese con successo.”.

Ambasciatore, chi è il Paese concorrente dell’Italia?

“In termini di interscambio è un rapporto unico. Noi 30%, secondo paese 7%. Germania Grecia e Cina sono alla pari intorno al 6%, poi c’è la Turchia. Non c’è una vera competizione. L’Albania esporta più di un miliardo di euro in Italia, il secondo è a duecento milioni. Nel bene e nel male siamo legati. Le rimesse degli immigrati sono calati rispetto a dieci anni fa”.

Cosa manca?

“Di certo la grande impresa Italiana. Qualcosa a livello di banche, ora la Snam per la gestione del gasdotto. Albania ha un Pil che è l’1% italiano. Mancano molte grandi imprese, non c’è neppure un Mc Donald. Non dimentichiamo che era un Paese povero fino a pochi anni fa”.

Albania, stereotipi da sfatare?

“Come italiani dovremmo avere la memoria un po’ più lunga, quando noi andavamo all’estero e generavamo stereotipi negativi. Lo stesso sta accadendo con l’Albania. Non è il Paese dove tutto funziona, ma a livello di sicurezza il livello è alto”.

Ora c’è l’Università che crea un nuovo ponte?

“La Nostra Signora del buon consiglio è legata alo Stato Vaticano, ma ha un accordo con Roma Tor vergata, vengono rilasciati titoli congiunti. Raro sistema di bilateralismo e riconoscimento. Docenti italiani, moduli intensivi, programma ministeriale italiano. E stanno crescendo le facoltà, a breve anche le specializzazioni, maggioranza studenti albanesi e 100 studenti italiani all’anno e quest’anno sono venuti in mille. Le sedi ‘finte’ sono state”.

Ma quanti sono gli italiani in Albania?

“Non arriviamo a duemila e cinquecento italiani fissi in Albania. Ma ogni giorno sono almeno 10mila. Tirana è collegata a 17 aeroporti italiani. Crescono i rapporti e non passano tutti per l’ambasciata. Non dimentichiamo che anche i traghetti collegano l’Albania solo all’Italia. Dopo l’inglese, ma per certe fasce di età è la prima, la lingua italiana è la più parlata”.

Ma secondo lei esiste un cliente per il Made in Italy?

“La risposta è la Coin qui a fianco. Il proprietario è albanese e crede in questo mercato. C’è la Conad. Non tutti gli albanesi possono permetterselo. L’Albania non è Tirana ma ci abita quasi un terzo della popolazione. Con la crescita che è del 4% all’anno, mentre l’Europa è più ferma, si sta creando una fascia media che si può permettere beni di qualità”.

@raffaelevitali

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