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Fiamme e bombe, questa non è percezione

raffondinosorriso

* Sono passati pochi giorni dal primo Comitato per l’ordine e la sicurezza del prefetto Mara Di Lullo. Un tavolo che ha certificato il calo dei reati a fronte di una invariata percezione di insicurezza. Quel giorno, poche ore prima, era andata in fumo, distrutta da un incendio doloso, la barca di Basilio Ciaffardoni, pescatore di cozze sangiorgesi. Fiamme seguite a mesi di bombe contro le chiese dei preti di strada di Fermo.

Passano un paio di giorni e un camion pieno di scarpe viene rubato e fatto sparire nel nulla mentre un’altra azienda, l’ennesima, veniva ripulita di 500 paia di costose calzature. Servono telecamere e sistemi di sicurezza anche privati, avevano detto all’unisono Prefetto e Questore.

Ma non bastano dentro le aziende, non bastano dentro gli chalet. Perché a sette gironi di distanza in fumo va un intero chalet, il più strutturato, quello più ‘costoso’ e ambito: il Moyto. Odore di benzina, certezza che la mano dell’uomo si è mossa rapida noncurante di ogni sistema di sicurezza. Perché il Moyto ha allarme e telecamere, addirittura aveva un ragazzo che dormiva dentro. E per fortuna è uscito in tempo.

Questa non è più percezione di insicurezza, questa è certezza di illegalità. Questa è presenza di malavita, non più dozzinale, fatta di ladruncoli che rompono un vetro e rubano le collanine, il tipico furto che fa crescere la paura, ma di delinquenti organizzati e violenti.

Questo è il Fermano oggi, ma sarebbe meglio dire le Marche perché nel giro di poche settimane in fumo sono andate strutture dall’anconetano al maceratese passando per Fermano e Piceno, coinvolto solo un anno fa nei roghi. Parlare di reati in calo è importante, ma forse anche affrontare con chiarezza, anche dialettica, questa escalation di criminalità è necessario. Per il Prefetto, per il Questore, per ogni sindaco.

* direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Cronisti Marche - @raffaelevitali - redazione@laprovinciadifermo.com - facebook/raffaelevitali


Marcafermana. Come le formiche, anche i piccoli Comuni prima o poi si...

raffondinosorriso

E’ quasi surreale la polemica che sta montando attorno all’elezione di Stefano Pompozzi alla guida di Marcafermana. L’associazione che coniuga pubblico e privato, che ha prodotto debiti pesantissimi che hanno raggiunto i duecentomila euro, improvvisamente faceva gola a tutti. Perché una poltrona è una poltrona, soprattutto questa che, anche se al momento piena di buchi e toppe, dà la possibilità di muoversi nel campo più importante l’economia provinciale, ma i Comuni non l’hanno ancora capito, ovvero il turismo.

Pompozzi è stato scelto, ed eletto, dai piccoli Comuni e da quasi tutti i soggetti privati. È questa la rivoluzione ed è questo che ha dato fastidio, perché per una volta a dare le carte non sono stati Fermo o Porto Sant’Elpidio, con Porto San Giorgio a proporre una candidatura diversa, forse più per stimolare il voto degli altri soci a Pompozzi che per far eleggere davvero Fermani.

Pro e contro questa situazione. Perché Marcafermana, ad analisi lucida, dovrebbe in primis puntare a promuovere il territorio nella sua interezza dando voce e spazio a chi non ha le risorse per farlo. E quindi ai piccoli Comuni del territorio. Che sono tanti, la maggioranza, e che spesso sono costretti a indire una conferenza stampa in Provincia, e quindi a Fermo, pur di avere uno spazio degno. Ma senza i grandi, Marcafermana nasce zoppa. Per questione di immagine soprattutto e per potenzialità, visto che per andare a bussare in Regione e per partecipare a bandi europei per i grandi Comuni si dovrà passare.

Capolavoro dei piccoli l’elezione di Pompozzi, che paradossalmente come esponente Pd, consigliere provinale ed ex braccio destro di Petrini sarebbe dovuto essere simbolo dei forti. Ma da quando è stato eletto consigliere, il tecnico cresciuto a Servigliano si è mosso molto bene, dando un senso al ruolo e all’ente. Così facendo ha fatto rete e ha saputo dimostrare ai piccoli, dalla montagna, con Marinangeli di Amandola grande elettore, al calzaturiero, passando per la costa del sud, che si può contare se non ci si fa la guerra.

E i grandi? Non devono avere letto il vecchio best seller di Gino&Michele e così hanno imparato a proprie spese che anche i piccoli nel loro piccolo si inc***…e soprattutto si organizzano. Ora, però, tornino davvero a fare i grandi e lavorino con il gruppo, non dando spazio a infelici e poco lusinghieri retroscena: Marcafermana è agonizzante e senza ogni pezzo non avrà chance di sopravvivenza.

* direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Cronisti Marche - @raffaelevitali - redazione@laprovinciadifermo.com - facebook/raffaelevitali

Sgarbi è come Porto Sant'Elpidio: diversamente bello

 

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Certo, sentire la parola ‘schifo’ abbinata al nome della propria città non fa piacere. Ma, perché il ma è d’obbligo, bisogna considerare tutte le ‘attenuanti’.

Partiamo dal protagonista, Vittorio Sgarbi. Critico d’arte, politico improvvisato, collezionista straordinario, ospite tv quando e dove serve mettere pepe. Perché questo fa Sgarbi, fa del mondo il suo giardino. Lo sa fare, è tra i pochi in grado di farlo, perché spesso parla di cose che altri conoscono poco, l’arte, l’architettura, il paesaggio, e in altri casi invece urla, usando al meglio le peggiori tecniche comunicative. Nona accetta compromessi Sgarbi, perché il mondo è il suo giardino.

Partendo da questa premessa, non può stupire il suo show a porto Sant’Elpidio. Anzi, dovrebbe, come ha scritto dopo ore di riflessione il sindaco Nazareno Franchellucci, essere “stimolo per rende tutti la nostra città ancora un po' più bella”. Come si abbellisce una città nata nell’era del cemento? Come si abbellisce un luogo che di storico ha ben poco? Lo si fa con la visione del futuro, lo si fa, come iniziato vent’anni fa, valorizzando quello che magari non ha la meravigliosa Urbino, il mare, o quello che altri vorrebbero avere e invece hanno perso, un tessuto imprenditoriale che merita zone di sviluppo e di vetrina.

La storia, come sa bene Sgarbi, non la si inventa. O ce l’hai, o non ce l’hai. Facile innamorarsi di Santa Croce, facile perdersi tra le poltrone del teatro dell’Aquila, ma serve la mente libera da pregiudizi per sedersi su una panchina e dire: ma chi ce l’ha un lungomare così? Lungo, ampio, curato, pedonale, ciclabile e carrabile, attrezzato con giochi per bambini e campi da basket oltre che ristoranti di qualità. Siamo certi che Porto Sant’Elpidio, presa oggi come esempio, sia così brutta? Forse, meglio dire diversamente bella, un po’ come Sgarbi, non certo un adone, ma da tante donne, bellissime, amato. Ci troveranno qualcosa di unico, di certo la mente geniale, un po’ come succede alle migliaia di turisti che arrivano ogni anno a Porto Sant’Elpidio.

* direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Cronisti Marche - @raffaelevitali - redazione@laprovinciadifermo.com - facebook/raffaelevitali

Aiutateci a scacciare il Leopardi che è in noi

Siamo nati per raccontare il bello di una zona economicamente importante, distretto calzaturiero e agroalimentare, oltre a quello meccanico che si sviluppa a cavallo tra Fermano e Piceno, e bella paesaggisticamente.

raffondinosorriso

* La Toscana sarà anche inflazionata, ma è sempre al centro dei desideri di mezzo mondo. Poi, ci sono Venezia, Roma, la meravigliosa e caotica capitale, per non parlare di Firenze, anche se essere inghiottiti mentre si passeggia verso il Ponte vecchio non stimola molti. E le Marche? I Monti Azzurri, la baia di Portonovo, il lungomare con le palme di San Benedetto, i torricini di Urbino, le cisterne romane di Fermo? Ci sono anche quelle, ma stanno dietro un pertugio e si fanno guardare. “Sindrome di Leopardi” la definiscono i colti, a cominciare dal filoso fermano doc Cesare Catà.

Una immagine che calza a pennello a questa piccola provincia incapace di raccontarsi a più livelli. Quando come quotidiano online siamo nati, dopo una fortunata ma troppo breve parentesi cartacea mensile, avevamo un sogno: raccontare il bello di una zona economicamente importante, distretto calzaturiero e agroalimentare, oltre a quello meccanico che si sviluppa a cavallo tra Fermano e Piceno, e bella paesaggisticamente.

Non solo chiusure di aziende, incidenti, problemi strutturali e carenze, volevamo e cercavamo di dare un senso a una terra che era diventata provincia per meriti e non per pressioni politiche. Ma non è facile. Ha ragione Catà a ribadirlo anche al tavolo della Giornata dell’Economica, con chi con i numeri ci mangia ogni giorno: “Non sappiamo comunicare la nostra identità. Siamo restii di dire quello che sappiamo fare. Abbiamo una infinita potenzialità senza averlo mai detto a nessuno. C’è un 80% di territorio sommerso, perché mai lo abbiamo raccontato e reso pubblico”.

Del resto, Leopardi parlava ‘a Silvia’ non ‘con Silvia’. E quindi, aiutateci a raccontare il bello che c’è. Perché dietro il bello, molto spesso, ci sono notizie. E se ci sono notizie, c’è la ragione di scrivere del giornalista. E se c’è il giornalista, c’è la comunicazione. E se c’è la comunicazione, c’è quello che piace tanto agli esperti di marketing: lo story telling.

Essere bravi e non dirlo a nessuno è a prima colpa di un territorio che come simbolo non ha uno struzzo, testa sotto terra e attesa del futuro, ma un criceto in gabbia: produce ma nessuno lo sa. Liberatevi, raccontatevi e, per una volta, aiutateci a raccontarvi (mail, social, telefono). Senza dimenticare che poi, quello che non va, continueremo a scriverlo.

* direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Cronisti Marche - @raffaelevitali - redazione@laprovinciadifermo.com - facebook/raffaelevitali

Il ritorno alla normalità dei luoghi comuni

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*  Sta accadendo in varie zone del Fermano, come se la primavera, finta da un punto di vista climatico, fosse scoppiata nel mondo dei lavori pubblici e della gestione degli spazi dei Comuni.

Fermo è l’emblema, perché in pochi mesi ha visto tornare alla città uno spazio fondamentale come l’ex Cops, una immensa area sportiva in cui sono entrati in azione anche i primi profughi. A dimostrazione che collaborare e integrare si può. Un’area chiave anche per il futuro sportivo della città, visto che la Fermana, e chi vuole investirci, ha bisogno di quei campi per costruire il futuro canarino. Dopo la Cops è arrivato il Tirassegno, un luogo cruciale per un quartiere, tenuto in condizioni al limite del dignitoso. Piace il progetto socio-sportivo, piaceva il lavoro avviato da chi c’era prima di Calcinaro, piace a tutti la conclusione. Il Demanio che cede a un euro al giorno l’uso degli spazi permettendo così al Comune di intervenirci.

Spostandosi di pochi chilometri si arriva a Montegiorgio, dove un lavoro pianificato, avviato e finanziato era bloccato da cavilli burocratici. Un po’ come i milioni per l’ospedale, che c’erano ma non arrivavano. E alla fine spunta la solita mano, che è quella dell’avvocato Cesetti, che tocca il tasto giusto. E così una scuola eccellente, l’Agraria, avrà le sue aule.

Salendo verso la montagna ci si ferma ad Amandola, che tra piccoli e grandi lavori avvia la messa in sicurezza del campo sportivo eliminando i resti di una frana che da troppo tempo simboleggiava l’impotenza della politica. E se poi guardando verso il mare ci si ferma a Porto Sant’Elpidio, è qui che va in scena il rilancio maggiore, seppur contestato. Accordi, intese, ruspe: piazza Garibaldi ha preso una strada definita. Per ora piena di buche, che il Comune tappa a singhiozzo, ma di certo dritta.

Primavera politica che si spera non si fermi ai fiori, i primi cantieri, ma diventi prato con alberi in tempi umani in attesa che a fiorire sia anche il porto sangiorgese strozzato nei suoi angusti spazi e in attesa di un piano di sviluppo che non c’è.

* Raffaele Vitali, direttore www.laprovinciadifermo.com, presidente Cronisti marchigiani (Gcm-Unci) - @raffaelevitali - raffaele.vitali@laprovinciadifermo.com 

Province, Camere di Commercio e Comuni: riforme in arrivo...a parole

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* Riforme a tempo, riforme per ogni momento, riforme. Basta che si possa usare la parola. La riforma dello Stato prevedeva la soppressione delle Province, è nato un papocchio con funzioni gestite direttamente, altre dalla Regione, ma con le persone che restano dentro gli uffici della provincia, con il solo filo conduttore dell’assenza di soldi.

Si dovevano chiudere le Prefetture o comunque ridurne i costi. Si è lasciata una provincia in attesa per mesi per poi decidere che Fermo meritasse non la Prefettura, che c’è sempre stata, ma una figura con il titolo di Prefetto e non solo di vice o vicario. Ed ecco che si riparte con il refrain della ‘prefettura unica regionale’. Questo per risparmiare, e già tutti si sono dimenticati la proposta di togliere la prefettura dal nobile palazzo in centro con l’ingente affitto per trasferirla in Provincia.

Si pensa ad accorpare la Camera di Commercio, trasformandola in una unica regionale quando neppure a Roma si ragiona su un taglio così drastico. Ma per farlo, poi, si devono strutturare, e magari potenziare, i presidi territoriali. Quindi, unire per dividere le risposte. E forse, alla fine, questa potrebbe essere l’unica mossa intelligente visto che agli imprenditori più del presidente interessano i servizi che dà l’ente. E se unendola si prenderà ad esempio quella di Fermo, che ha la fortuna di essere guidata dal numero un regionale, forse la fusione verrà meglio.

Infine, i Comuni. Sindaci che a turno vanno in tv a parlare di unioni, incorporazioni, cambiamenti. Con la differenza che poi quando ci si prova i cittadini dicono no. E per un motivo semplice. Pensiamo al Fermano. Maxi riunione con gli esperti della Regione, politici ii ogni livello, piani e cartine, conti e tabelle: tutto per dire sì alle fusioni. Finisce l’incontro, sono passati due mesi, e nessuno ne ha più parlato.

Non è questa la strada per riformare il Paese, questa serve solo a riempire un po’ le pagine dei giornali e il web di contenuti mai così tanto fugaci che diventano motivo di scontro anziché di lucido e necessario confronto.

* direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Gruppo Cronisti Marche - @raffaelevitali - raffaele.vitali@laprovinciadifermo.com 

Addio Francesco, il lato buono della Politica

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Negli anni ho seguito tante campagne elettorali. Più accese, più scontate, più tranquille. Ti passano davanti candidati, amici di candidati, consiglieri, consulenti. Un po' di tutto. Durante le ultime elezioni di Fermo, ho avuto a che fare spesso con Francesco Tomassini, in momenti istituzionali e in incontri casuali.
Questo non è un coccodrillo per un personaggio illustre, questo vuole essere un ricordo per chi dovrà vivere prossimamente campagne elettorali, per chi candidandosi o no, come.lui, vorrà provare a dare un contributo per la propria città.
Francesco Tomassini lo incontravi in strada e la prima cosa che ti diceva non era 'ma sai cosa abbiamo fatto o ma dai scrivi', ma si confrontava e partiva molto spesso dalle critiche che in un articolo avevo rivolto, io o altri colleghi, alla lista che lui supportava.
Ma non solo, Tomassini ha dimostrato anche in questi mesi quel pizzico di qualità in più che tanti altri cittadini, che siano impegnati in Consiglio o ne siano rimasti fuori, dovrebbero avere: lui aveva capito che per il bene di Fermo non esistono nemici, non esistono in maniera definita maggioranza e opposizione, ma esiste la possibilità di contribuire.
Lui lo ribadiva ai "suoi" durante il voto e veniva pure ascoltato. Non perché urlasse, non per qualche forza particolare ma per le idee, per il ragionamento, anche semplice, di chi ogni giorno viveva a contatto con il cliente, con il cittadino. E se non ci riusciva con le parole, i suoi li convinceva a colpi di cannelloni, quelli che lu Greciu sfornava caldi ogni giorno da tre generazioni.
Facile quindi capire, ripensando a quei giorni intensi di una campagna elettorale che passo passo diventava più difficile, perché oggi tutti, ma proprio tutti, piangono Francesco Tomassini. Perché è come se Fermo avesse perso una piccola parte di sé, quella che fa, quella che vedeva comunque un arricchimento in ogni confronto. Pur avendo scelto una parte con cui stare.

Lo sport ritrova il gialloblù

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Promozione, turismo, passione: lincrocio perfetto tra calcio e basket.

* Il filo conduttore unico è il colore perché, vuoi non vuoi, torna sempre il gialloblù. Passa per queste due tinte lo sport del Fermano. Uno sport che ha una gran voglia di tornare ai vertici, di dominare, di riprendersi quel posto a livello nazionale che crede e, realmente, merita.

Gialloblù è il colore della Fermana che con un incredibile finale di stagione si è qualificata per i play off, dove in palio c'è un posto in Lega Pro, il campionato professionistico. Quella serie C che tante gioia nel passato ha già dato i canarini. Un traguardo raggiunto grazie a una società seria guidata da un uomo che sembra nato al Girfalco ma che è di Montegranaro, Maurizio Vecchiola, che il gialloblù ce l’ha stampato sulla pelle.

E gialloblù, seppur al momento tinto di nero, è il colore del basket a Montegranaro. Qui c'è la Poderosa che insegue per il secondo anno il grande sogno di approdare in serie A, seppur un gradino sotto a quella che era stata occupata dalla Sutor. Perché è serie A2, se vincerà i play off, il concretizzarsi di un sogno costruito sulle solide spalle dei fratelli Bigioni. Un sogno stimolato dalla voglia di riprendersi di una città scottata e ferita.

Gialloblù quindi è il colore dello sport, il colore di una realtà che può trasformare una palla da calcio e una da basket in volano per un territorio ambizioso che cerca momenti nazionali che non siano solo legati alle sue calzature.

Ecco che il 15 maggio, Fermana e Poderosa, quando giocheranno le rispettive semifinali, una contro il Fano, probabilmente, l'altra contro Falconara o Ortona, saranno tifate da tutta la provincia. Che è piccola e litigiosa, ma che già in passato ha saputo con intelligenza compattarsi attorno a chi garantisce una vetrina a tutto il territorio. Anche a quello che preferisce la poltrona e il telecomando a corsa e sudore.

*Raffaele Vitali direttore www.laprovinciadifermo.com – presidente Unci Marche

Primo maggio, pioggia....di disoccupati

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Il maltempo poteva essere l'occasione per tornare al vero senso della festa dei lavoratori.

* Oh, ma lo sai che hanno rinviato la festa del Primo Maggio?”. “Ma davvero, e da quando si rinvia la discussione sul lavoro, al lotta per i diritti?”. Da quando il Primo maggio è passato da ‘concertone’, che doveva servire come palco da cui proclamare messaggi politici e sindacali, a festa della scampagnata.

E allora, con la pioggia che porta al rinvio di una marea di appuntamenti, niente aquiloni, niente salsicce alla brace, perché quell’allerta meteo che appariva su tutti gli smartphone spaventa anche il più ottimista degli organizzatori, si torna al senso vero.

Non resta che fermarsi a pensare, accorgendosi che a piovere sono i disoccupati. In altre parole quelli che non lavorano. Che sono tanti, magari non di più di quel che si pensi, ma tanti restano, anche se li nascondiamo dietro la parolina magica: start up. Come se bastasse un'idea per produrre posti di lavoro. Invece, il lavoro stenta, visto che la Russia è fredda, e non per il meteo altrimenti si venderebbero stivali e scarpe di pelle, che il turismo c’è ma non decolla, che il vino vola nel Piceno e a Jesi ma ancora nel Fermano è una nicchia.

Tutto questo oggi, sotto un ombrello, possiamo ricordare. Per le salsicce, gli aquiloni e i mercatini, tutto rinviato all’8 maggio, festa della mamma. Quella mamma che se lavori o no, un piatto caldo per fortuna ancora te lo garantisce. Quella che è il vero ammortizzatore sociale per il 25% dei giovani marchigiani senza lavoro.

Era un’occasione, visto che si sapeva da settimane che sarebbe piovuto, e pure tanto, per organizzare convegni, momenti di approfondimento, testimonianze. Era un’occasione, ma piove e quindi…’governo ladro’ che tanto un nemico al di fuori di noi stessi dobbiamo sempre trovarlo per giustificare la nostra indifferenza.

*Raffaele Vitali direttore www.laprovinciadifermo.com – presidente Unci Marche

L'uomo delle stelle

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Nuovo ospedale, terza corsia, eliambulanza h24, Mezzina a posto: il Fermano vuole credere in Ceriscioli.

La speranza ora è che abbia ragione Aronne Perugini, presidente di quell’Ente che a ottobre verrà costituzionalmente cancellato se passerà il referendum: “Sul nuovo ospedale si gioca la faccia questa classe politica”. E lo ha detto guardando chi era seduto al suo fianco: il presidente della regione Marche, Luca Ceriscioli, l’assessore regionale Fabrizio Cesetti, il sindaco di Fermo Paolo Calcinaro.

Volti e ruoli diversi che hanno speso parole, fatti (70milioni di cui 39 dalla Regione 'ritrovati' in soli sei mesi)) e promesse che potrebbero cambiare davvero il futuro del Fermano. Di questa terra ambiziosa, ricca di idee, risorse, potenzialità. Spesso inespresse, per incapacità locale, ma anche per limiti strutturali dovuti ad anni di dimenticanza politica.

Ora, in pochi attimi, dal palco della Sala dei Ritratti di Fermo, sono arrivati in successione: un nuovo ospedale, tanti nuovi primari, servizi sconosciuti, una eliambulanza in azione 24 ore su 24, la terza corsia fino a Pedaso, una Mezzina rinnovata. E a questo si aggiungono i fondi per le collezioni moda, mai viste in passato.

Tante parole, tanti progetti, tanti soldi, anche se di una parte post costruzione delle mura del nuovo ospedale non vi è vera certezza. Ceriscioli e company, se il Fermano sta sognando, non svegliatelo. Ma se per caso aprendo gli occhi si scoprisse che è stato tutto un sogno, per voi sarà difficile trovare nuove porte aperte. Questa terra sta dimostrando di credere in voi e nei progetti presentati. Non è poco per chi è abituato a fare da solo, a svegliarsi al mattino scendendo le scale di casa per entrare nel garage diventato fabbrica.

Gente pragmatica, che lavora e non sogna. Per cui, quando arriva l’uomo delle stelle, il rischio illusione è alto. Ma siccome come dice Perugini “questa classe politica si gioca la faccia”, il Fermano prova a crederci davvero.

*Raffaele Vitali direttore www.laprovinciadifermo.com – presidente Unci Marche

Ci voleva don Vinicio...

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* Ci voleva don Vinicio per far alzare il livello di indignazione e di vergogna per qualcuno che è tra noi.

Ci voleva don Vinicio per svegliare la politica.

Ci voleva don Vinicio per aprire gli occhi e accorgersi che l’isola felice è incrinata.

Ci voleva don Vinicio per far alzare il livello dell’asticella della sicurezza alla Prefettura.

Ci voleva don Vinicio per far dire basta ai fermani. Basta ai violenti, basta a chi semina odio. Basta a chi vuole gestire il crimine. Basta a chi racconta leggende contro i profughi. Basta a chi mette le donne in strada e le sfrutta. Basta allo spaccio. Basta anche alle banalità, basta al dire che è una bravata, basta a dire che non dobbiamo preoccuparci, basta con il ‘tutti con don Vinicio’ quando poi domani speriamo che anche l’Italia alzi un muro, non ci mobilitiamo per i tagli al sociale e quindi ai disabili, non ci preoccupiamo di portare i vestiti alla Caritas o di comprare un pacco di riso e di omogeneizzati in più.

Ci voleva don Vinicio, come sempre. Ma non basta. Serve il cittadino, serve la coscienza e non l’indignazione.

*Raffaele Vitali direttore www.laprovinciadifermo.com – presidente Unci Marche

Slot e sicurezza: doppia morale

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Prendere spunto da Sant'Elpidio a Mare, il Comune che nel suo bilancio di previsione 2016 ha deciso di azzerare la Tari per tutte le attività commerciali che si privano delle slot machine. È una scelta politica e sociale importante, una scelta che apre anche una riflessione sul tema della sicurezza e su chi debba garantire la sicurezza. Perché ogni giorno ci sono articoli e cittadini pieni di lamentele, baristi pronti a denunciare la loro preoccupazione e così ristoratori per una delinquenza che dilaga.

Ma cosa produce la delinquenza e chi è il delinquente tipo? Nei dati che spesso vengono dati col contagocce dalla Prefettura, e quindi dagli organi di polizia, emerge che ad agire per la maggior parte è delinquenza locale. Ci sono bande specializzate che arrivano ogni tanto da fuori, quelle che magari colpiscono e fanno saltare i bancomat o svuotano i calzaturifici, ma la maggior parte dei reati sono frutto di ladri fermani, al massimo marchigiani, quelli che hanno modo di girare per i quartieri, quelli che sanno dove andare a trovare i luoghi più deboli, dove magari ci sono sacche di disagio che certamente non gli impediranno di colpire.

E poi ci sono quei delinquenti, invece, che nascono sul momento, all'improvviso, quelli che sono provocati e creati dalla crisi economica. La crisi economica che non è solo legata all'assenza di lavoro, ma a volte proprio anche alle spese futili, quelle che possono essere causate da slot machine, sale gioco, sale scommesse, fino ad arrivare al mondo infinito dei Gratta e Vinci.

In questa doppia morale che muove la vita quotidiana abbiamo il barista che si lamenta del delinquente ma che poi mette la slot machine per fare cassa. E così si ritrova, perché le forze dell’ordine non arrivano ovunque ma i cittadino possono aiutare, con i ladri in negozio che sanno dove colpirli perché sanno che ci sono soldi pronti.

Ecco che allora si inizia a cambiare a Sant'Elpidio a Mare, che era stata anticipata a Monte Urano con un taglio sociale. Poi ci sono i Comuni che vietano di mettere le macchinette per giocare a distanze precise da luoghi sensibili, scuole e ospedali in primis: leggi poi spesso non applicate. Sant’Elpidio ha scelto di intraprendere la strada della sicurezza. Perché la sicurezza si fa innanzitutto a casa propria cominciando a educare i cittadini a quello che è giusto o sbagliato. E dopo averli educati, premiandoli con il risparmio, unico vero motore dell’agire in tempi di crisi.

*Raffaele Vitali direttore www.laprovinciadifermo.com – presidente Unci Marche

Visioni a breve termine

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Troppo spesso le amministrazioni si fermano a guardare quello che si ha di fronte, quanto si può prendere in mano, senza pensare a quello che si farà una volta raggiunto l’obiettivo. Sono due i casi più lampanti degli ultimi giorni. Due progetti positivi e futuribili che però omettono di considerare ogni lato della medaglia.

Partiamo da Fermo, dove si procede a grandi passi verso il nuovo ospedale. Bene, perché è necessario. Ma cosa fare del Murri è il tema che improvvisamente irrompe senza avere risposta. Si conferma una scarsa visione d’insieme della realtà da parte della politica, ma il Murri, che sarà operativo ben più del 2019 che tutti citano come anno del nuovo ospedale, difetta in molti aspetti. Ha reparti incompleti e personale carente, ha un pronto soccorso nuovo ma privo di radiologia, e dire che doveva essere subito attivata per ridurre le file. Insomma, si pensa al nuovo, ma non si guarda al vecchio che per ogni cittadino, ogni giorno, è l’unico presente e, magari per gli anziani, sarà il futuro se verrà riqualificato dopo il 2019.

Secondo caso, Porto Sant’Elpidio. C’è una parola che eccita gli amministratori più di ogni altra: fondi europei. Sono tanti, sono infiniti, sono però un problema: in Italia non li prendiamo mai. Però, questa volta, va dato merito all’amministrazione elpidiense che si è mossa in anticipo, ha pianificato con altri partner qualificati e il comune di Civitanova, un progetto ambizioso. Molto. Rendere il lungomare energeticamente sostenibile grazie al sole, grazie all’energia prodotta da una pedalata, grazie al vento. Milioni di euro per cambiare ciclabile e inserire centraline e pali del luce fantascientifici che faranno della costa fermano-maceratese una unicum nazionale. E poi? Chi manterrà tutto questo, chi pagherà le riparazioni, chi curerà le spese dei delicati meccanismi dei mini impianti fotovoltaici attaccati a un palo? Ben vengano i progetti, ben venga il futuro, ma nei piani sarebbe bene inserire anche il post. Gli imprenditori insegnano quando fanno un business plan. Entrate e uscite non si fermano al primo anno, ma sono pianificate almeno su un triennio, meglio ancora se per cinque anni.

C’è tempo per fortuna, in entrambi i casi, per riempire le caselle mancanti. A Calcinaro e Franchellucci, due sindaci impegnati in coppia a portare la partenza del Giro d’Italia 2017 nel Fermano, il compito di farlo.

*Raffaele Vitali direttore www.laprovinciadifermo.com – presidente Unci Marche

File italiane, educazione giapponese

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* Sarebbe stato bello se i politici locali, sindaci, assessori e onorevoli, avessero partecipato all’Hanami di Pedaso. Non tanto per ammirare i meravigliosi ciliegi in fiore o gli aquiloni colorati che hanno reso il cielo un enorme puzzle. Non tanto per pensare alla propria soluzione alle code chilometriche per mangiare o per raggiungere uno dei due bagni chimici, su cui però gli organizzatori devono riflettere. E neppure per guardare un massaggio giapponese o semplicemente l’uomo de tamburi.

Il motivo è un altro. Avrebbero potuto capire cosa significa partecipare a un’iniziativa quando si ricopre un ruolo pubblico. Avrebbero potuto studiare i movimenti e gli atteggiamenti di Hiroshi Yamauchi, il viceambasciatore in Italia.

È arrivato puntuale, è rimasto per tutta la cerimonia di inaugurazione, si è concesso alle interviste, si è confrontato con gli organizzatori e gli ospiti. Ha mangiato con la gente, ma soprattutto si è fermato a giocare con i bambini delle scuole di Pedaso e Altidona che stavano realizzano gli origami. Insomma, ha partecipato.

Non è scappato dopo il saluto, non ha fatto la passerella e poi è risalito in auto ed è tornato a Roma. Non è arrivato con scorte e aiutanti. Eppure, è un vice ambasciatore che si occupa di cultura ed economia, che si siede al tavolo con i vertici della politica italiana e dell’imprenditoria.

Ma in Giappone sono così: se prendono un impegno lo onorano e danno attenzione, partecipano, non si fermano al ‘Grazie per avermi invitato, scusatemi se dovrò salutarvi presto, ma ho altri impegni”. Anche questo è Giappone e capirlo aiuterà il Fermano, e le Marche, a migliorare i rapporti. Poi, se il prossimo anno oltre ad aumentare la pubblicità, e quindi le presenze, crescerà ancora l'organizzazione limitando le italiane file, l’Hanami sarà davvero il biglietto da visita di un territorio che prima di altri ha saputo parlare con il mondo.

*Raffaele Vitali direttore www.laprovinciadifermo.com – presidente Unci Marche

"Je suis..." ma è meglio se cominciamo da casa nostra

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Il male viene da fuori, è innegabile, ma il terreno fertile lo offre lo stesso Occidente.

* Je suis Charlie. Je suis Bruxelles. Je suis Paris. E via dicendo. Si colorano di nero, rosso e giallo i monumenti, si cambiano i profili su Facebook. Ma poi, leggendo proprio la realtà virtuale del mondo social, ci si rende conto di quanto male si nasconda dietro una parola. Perché in troppi scrivendo Je Suis Bruxelles immaginano un mondo diverso, fatto di barrire, fatto di espulsioni, fatto di respingimenti, fatto di paura. Proprio quella che il funzionario fermano della Commissione Europea avversa e teme. Perché leggendo le sue parole (LEGGI) colpisce il passaggio sulla Bruxelles che si crede multirazziale e che invece ha sacche dimenticate al suo interno.

Il male viene da fuori, è innegabile, ma il terreno fertile lo offre lo stesso Occidente. Che continua a interrogarsi sul perché, senza fare qualcosa per cambiarlo. Le banlieue in Francia sono uno status consolidato, così come certi sobborghi delle città industriali dell’Inghilterra. Note e risapute, ma lasciate nel loro oblio fino a quando non diventano la minaccia che ci spaventa.

E la paura scatena la violenza, la voglia di distruzione, di spazzare via tutto. Quella che, in Italia, e nelle pagine Facebook di tanti fermani, si traduce in odio verso l’immigrato, verso il musulmano, verso il diverso. Eh sì, siamo sempre lì: il diverso. Ma il funzionario europeo usa un’altra immagine: immigrati belgi di seconda e terza generazione. Ovvero, uno di loro, uno di noi, uno che parla fiammingo e magari parlerà napoletano o milanese.

Integrazione, politiche sociali inclusive e non ghettizzanti. Piccoli passi che ogni realtà può fare. Perché anche Fermo vuole proseguire la sua vita multietnica e serena. Ma come insegna Bruxelles i ghetti non servono e così la superficialità di commento. Cambiamo la nostra realtà, cominciamo da Tre Archi e non solo, poi sarà più difficile per il male, che arriva da angoli diversi del mondo, colpirci. Se invece ricominciamo come dopo Je suis Charlie a usare parole violente, avremo già perso. Di nuovo. E perderemo ancora, nonostante l’Europa e la sua idea di aperta democrazia che chi lavora a Bruxelles rappresenta ogni giorno.

* Raffaele Vitali direttore www.laprovinciadifermo.com – presidente Unci Marche

Nannini? Fermo, meglio se Fai le cose semplici

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Quando Fai le cose semplici e pensate, il risultato arriva. Il problema è quando non Fai fare le cose a chi deve e quando ti accontenti di quello che ti danno.

Due giorni di Gianna Nannini a Fermo, due giorni di teatro pieno, due giorni di città vuota come sempre, due giorni di cui nessuno ha parlato, vietate interviste e incontri, vietato fare foto, vietato soprattutto per l’informazione online essere presente con il tacito assenso di chi organizza, due giorni senza una foto della cantante davanti a palazzo dei Priori o al duomo. Due giorni, insomma, meravigliosamente perfetti per la Nannini, che ha provato indisturbata, ma non certo per la città di Fermo.

Poi arriva il Fai, il Fondo ambiente italiano, con i suoi volontari e in due giorni riempie la città. Due giorni di palazzi storici aperti, della resurrezione del museo Miti, di giovani guide in azione, di turisti entusiasti, di fermani che riscoprono la bellezza del capoluogo.

E allora una riflessione è d’obbligo. Fai le cose bene, anche semplici, e il risultato arriva. Per le costose vetrine non organizzate come si deve, assecondando i voleri di chi invece dovrebbe essere ospite trascurando gli interessi della città, meglio trattare con più determinazione: io ti do il teatro, tu mi dai visibilità. Se no, amici come prima, un cd in più comprato in bacheca e un biglietto per la prossima tappa ufficiale che la cantante, almeno, scrive nel suo programma.

* direttore www.laprovinciadifermo.com

Tanti 'la' e un solo 'il': parole da 8 marzo

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La donna.

La dolcezza.

La meritocrazia.

La famiglia.

La libertà

La forza.

La grinta.

La mamma.

La pazienza.

La serenità.

La casa.

La speranza.

La legge.

La sorte.

La volontà.

La carriera.

L’uomo. Il potere.

Perché anche il ‘sesso’ di una parola ha il suo peso. Ancora. Purtroppo.  

Raffaele Vitali, direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Gruppo cronisti Marche

@raffaelevitali 

No food, no party

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La tre giorni di Tipicità, il festival inventato da due allora visionari, Angelo Serri e Alberto Monachesi, serve principalmente a una cosa: ricordarci quanto siamo potenzialmente ricchi. Potenzialmente, visto che la maggior parte di chi lavora nel settore agroalimentare non lo sa. Perché la tipologia d’impresa familiare, per non dire micro familiare, spesso si ferma al mercato di vicinato, quello che se sei importante va dal mare ai Sibillini, per stare al Fermano.

Eppure, i numeri che ruotano attorno al mondo dell’agricoltura e del food dovrebbero convincere gli imprenditori, e le istituzioni, a investirci davvero. Il food vale 130miliardi di euro, di questi 30 sono di export. Export significa prodotti che varcano le alpi e raggiungono, da quando la Russia ha alzato il muro, principalmente Europa e America. Se infatti il rublo è crollato, il rafforzamento del dollaro sull’euro ha aperto nuove frontiere. Ma l’America chiede quantità, oltre che qualità. E le micro famiglie marchigiane stentano a comprendere la forza di una unione. Magari guardare al caso della Cooperativa Girolomoni nel pesarese potrebbe aiutare. Un grande brand che fa da cappello a tanti produttori.

Se poi guardiamo oltre al food e pensiamo all’agricoltura, altro settore che Tipicità per tre giorni ci ricorda che esiste anche dove si vive di pelli e tacchi da scarpe, i numeri sono ancora più rasserenanti: +1,5% nel 2015 di posti di lavoro contro lo 0,5 nazionale.

Se entrando al Fermo Forum si penserà alla ricchezza che potrebbe produrre quel mondo raggruppato nei padiglioni di Properzi, molte aziende manifatturiere si stanno abbinandoo al food per promuovere i loro prodotti, il senso del biglietto comprato crescerà. Se poi, a parte le bruschette, ci si siederà ad ascoltare chi parla di Bio, altro grande business, della forza del blu, ovvero del mare, e le potenzialità di salumi e latte, spiegate da esperti, Tipicità non avrà fallito il suo compito. E chi entra non avrà passato una giornata tra stand da mercatino, ma avrà camminato davvero, come sostengono gli organizzatori, “in mezzo alla diversità che crea identità”. 

Raffaele Vitali, direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Gruppo cronisti Marche

@raffaelevitali 

Fare Calimero non serve più

vitali raffaele web4

Soli e accerchiati. Ha senso vedersi ancora così nel 2016? Forse è questa la domanda che dovrebbero porsi i fermani. O meglio quell’intelligenzia che Fermo la guida davanti e dietro le scrivanie. Anche l’incontro più interessante, come poteva essere quello promosso per la presentazione del nuovo libro di Ubaldo Renzi, politico di lungo corso con spunti da imprenditore, diventano un momento di rivendicazioni stantie, frutto di un depauperamento passato e non ancora dimenticato.

La realtà cambia, come cambiano gli attori. Se la Regione matrigna per anni ha dimenticato il Fermano, inteso come spazio fisico racchiuso tra Maceratese e Piceno, oggi il vento è diverso. E non perché improvvisamente si vuole ridare qualcosa a qualcuno, ma perché c’è il riconoscimento d un ruolo, di una importanza. Che però non è legata a Fermo e ai suoi amministratori, bensì alle potenzialità di un territorio che proprio per quel depauperamento reale del passato oggi viene riscoperto. Da chi non lo conosce, sia chiaro. Perché i fermani sanno quanto valga la Valdaso, sanno cosa significhi avere un distretto che fa export, sanno cosa comporti vivere in una provincia che richiede un’ora e mezzo di auto per fare 60 chilometri.

Forse, sarebbe ora di parlare delle potenzialità, di innovazione e ricerca, come vorrebbero fare i vertici del centro studi Carducci senza ancora riuscirci. E farlo dimenticando quello che era e partendo dalle poche certezze: l’ospedale di Campiglione si farà, e con lui strade e servizi. Così come si farà la terza corsia, e con lei strade e servizi. Così come si farà un polo fieristico di primo livello, e con lui opportunità e lavoro.

Basta quindi di fare i Calimero. Il pulcino nero è passato di moda, ora c’è Masha, piccola bimba geniale e simpatica. Il Fermano è piccolo e geniale, se smetterà di piangere forse diventerà anche simpatico e si farà rispettare per quel che è e non per quel che non ha avuto.

direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Gruppo cronisti Marche

@raffaelevitali 


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Il ritorno in vita della caretta caretta

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