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Primo maggio, pioggia....di disoccupati

vitali raffaele web3

Il maltempo poteva essere l'occasione per tornare al vero senso della festa dei lavoratori.

* Oh, ma lo sai che hanno rinviato la festa del Primo Maggio?”. “Ma davvero, e da quando si rinvia la discussione sul lavoro, al lotta per i diritti?”. Da quando il Primo maggio è passato da ‘concertone’, che doveva servire come palco da cui proclamare messaggi politici e sindacali, a festa della scampagnata.

E allora, con la pioggia che porta al rinvio di una marea di appuntamenti, niente aquiloni, niente salsicce alla brace, perché quell’allerta meteo che appariva su tutti gli smartphone spaventa anche il più ottimista degli organizzatori, si torna al senso vero.

Non resta che fermarsi a pensare, accorgendosi che a piovere sono i disoccupati. In altre parole quelli che non lavorano. Che sono tanti, magari non di più di quel che si pensi, ma tanti restano, anche se li nascondiamo dietro la parolina magica: start up. Come se bastasse un'idea per produrre posti di lavoro. Invece, il lavoro stenta, visto che la Russia è fredda, e non per il meteo altrimenti si venderebbero stivali e scarpe di pelle, che il turismo c’è ma non decolla, che il vino vola nel Piceno e a Jesi ma ancora nel Fermano è una nicchia.

Tutto questo oggi, sotto un ombrello, possiamo ricordare. Per le salsicce, gli aquiloni e i mercatini, tutto rinviato all’8 maggio, festa della mamma. Quella mamma che se lavori o no, un piatto caldo per fortuna ancora te lo garantisce. Quella che è il vero ammortizzatore sociale per il 25% dei giovani marchigiani senza lavoro.

Era un’occasione, visto che si sapeva da settimane che sarebbe piovuto, e pure tanto, per organizzare convegni, momenti di approfondimento, testimonianze. Era un’occasione, ma piove e quindi…’governo ladro’ che tanto un nemico al di fuori di noi stessi dobbiamo sempre trovarlo per giustificare la nostra indifferenza.

*Raffaele Vitali direttore www.laprovinciadifermo.com – presidente Unci Marche


L'uomo delle stelle

vitali raffaele web3

Nuovo ospedale, terza corsia, eliambulanza h24, Mezzina a posto: il Fermano vuole credere in Ceriscioli.

La speranza ora è che abbia ragione Aronne Perugini, presidente di quell’Ente che a ottobre verrà costituzionalmente cancellato se passerà il referendum: “Sul nuovo ospedale si gioca la faccia questa classe politica”. E lo ha detto guardando chi era seduto al suo fianco: il presidente della regione Marche, Luca Ceriscioli, l’assessore regionale Fabrizio Cesetti, il sindaco di Fermo Paolo Calcinaro.

Volti e ruoli diversi che hanno speso parole, fatti (70milioni di cui 39 dalla Regione 'ritrovati' in soli sei mesi)) e promesse che potrebbero cambiare davvero il futuro del Fermano. Di questa terra ambiziosa, ricca di idee, risorse, potenzialità. Spesso inespresse, per incapacità locale, ma anche per limiti strutturali dovuti ad anni di dimenticanza politica.

Ora, in pochi attimi, dal palco della Sala dei Ritratti di Fermo, sono arrivati in successione: un nuovo ospedale, tanti nuovi primari, servizi sconosciuti, una eliambulanza in azione 24 ore su 24, la terza corsia fino a Pedaso, una Mezzina rinnovata. E a questo si aggiungono i fondi per le collezioni moda, mai viste in passato.

Tante parole, tanti progetti, tanti soldi, anche se di una parte post costruzione delle mura del nuovo ospedale non vi è vera certezza. Ceriscioli e company, se il Fermano sta sognando, non svegliatelo. Ma se per caso aprendo gli occhi si scoprisse che è stato tutto un sogno, per voi sarà difficile trovare nuove porte aperte. Questa terra sta dimostrando di credere in voi e nei progetti presentati. Non è poco per chi è abituato a fare da solo, a svegliarsi al mattino scendendo le scale di casa per entrare nel garage diventato fabbrica.

Gente pragmatica, che lavora e non sogna. Per cui, quando arriva l’uomo delle stelle, il rischio illusione è alto. Ma siccome come dice Perugini “questa classe politica si gioca la faccia”, il Fermano prova a crederci davvero.

*Raffaele Vitali direttore www.laprovinciadifermo.com – presidente Unci Marche

Ci voleva don Vinicio...

vitali raffaele web3

* Ci voleva don Vinicio per far alzare il livello di indignazione e di vergogna per qualcuno che è tra noi.

Ci voleva don Vinicio per svegliare la politica.

Ci voleva don Vinicio per aprire gli occhi e accorgersi che l’isola felice è incrinata.

Ci voleva don Vinicio per far alzare il livello dell’asticella della sicurezza alla Prefettura.

Ci voleva don Vinicio per far dire basta ai fermani. Basta ai violenti, basta a chi semina odio. Basta a chi vuole gestire il crimine. Basta a chi racconta leggende contro i profughi. Basta a chi mette le donne in strada e le sfrutta. Basta allo spaccio. Basta anche alle banalità, basta al dire che è una bravata, basta a dire che non dobbiamo preoccuparci, basta con il ‘tutti con don Vinicio’ quando poi domani speriamo che anche l’Italia alzi un muro, non ci mobilitiamo per i tagli al sociale e quindi ai disabili, non ci preoccupiamo di portare i vestiti alla Caritas o di comprare un pacco di riso e di omogeneizzati in più.

Ci voleva don Vinicio, come sempre. Ma non basta. Serve il cittadino, serve la coscienza e non l’indignazione.

*Raffaele Vitali direttore www.laprovinciadifermo.com – presidente Unci Marche

Slot e sicurezza: doppia morale

vitali raffaele web3

Prendere spunto da Sant'Elpidio a Mare, il Comune che nel suo bilancio di previsione 2016 ha deciso di azzerare la Tari per tutte le attività commerciali che si privano delle slot machine. È una scelta politica e sociale importante, una scelta che apre anche una riflessione sul tema della sicurezza e su chi debba garantire la sicurezza. Perché ogni giorno ci sono articoli e cittadini pieni di lamentele, baristi pronti a denunciare la loro preoccupazione e così ristoratori per una delinquenza che dilaga.

Ma cosa produce la delinquenza e chi è il delinquente tipo? Nei dati che spesso vengono dati col contagocce dalla Prefettura, e quindi dagli organi di polizia, emerge che ad agire per la maggior parte è delinquenza locale. Ci sono bande specializzate che arrivano ogni tanto da fuori, quelle che magari colpiscono e fanno saltare i bancomat o svuotano i calzaturifici, ma la maggior parte dei reati sono frutto di ladri fermani, al massimo marchigiani, quelli che hanno modo di girare per i quartieri, quelli che sanno dove andare a trovare i luoghi più deboli, dove magari ci sono sacche di disagio che certamente non gli impediranno di colpire.

E poi ci sono quei delinquenti, invece, che nascono sul momento, all'improvviso, quelli che sono provocati e creati dalla crisi economica. La crisi economica che non è solo legata all'assenza di lavoro, ma a volte proprio anche alle spese futili, quelle che possono essere causate da slot machine, sale gioco, sale scommesse, fino ad arrivare al mondo infinito dei Gratta e Vinci.

In questa doppia morale che muove la vita quotidiana abbiamo il barista che si lamenta del delinquente ma che poi mette la slot machine per fare cassa. E così si ritrova, perché le forze dell’ordine non arrivano ovunque ma i cittadino possono aiutare, con i ladri in negozio che sanno dove colpirli perché sanno che ci sono soldi pronti.

Ecco che allora si inizia a cambiare a Sant'Elpidio a Mare, che era stata anticipata a Monte Urano con un taglio sociale. Poi ci sono i Comuni che vietano di mettere le macchinette per giocare a distanze precise da luoghi sensibili, scuole e ospedali in primis: leggi poi spesso non applicate. Sant’Elpidio ha scelto di intraprendere la strada della sicurezza. Perché la sicurezza si fa innanzitutto a casa propria cominciando a educare i cittadini a quello che è giusto o sbagliato. E dopo averli educati, premiandoli con il risparmio, unico vero motore dell’agire in tempi di crisi.

*Raffaele Vitali direttore www.laprovinciadifermo.com – presidente Unci Marche

Visioni a breve termine

vitali raffaele web3

Troppo spesso le amministrazioni si fermano a guardare quello che si ha di fronte, quanto si può prendere in mano, senza pensare a quello che si farà una volta raggiunto l’obiettivo. Sono due i casi più lampanti degli ultimi giorni. Due progetti positivi e futuribili che però omettono di considerare ogni lato della medaglia.

Partiamo da Fermo, dove si procede a grandi passi verso il nuovo ospedale. Bene, perché è necessario. Ma cosa fare del Murri è il tema che improvvisamente irrompe senza avere risposta. Si conferma una scarsa visione d’insieme della realtà da parte della politica, ma il Murri, che sarà operativo ben più del 2019 che tutti citano come anno del nuovo ospedale, difetta in molti aspetti. Ha reparti incompleti e personale carente, ha un pronto soccorso nuovo ma privo di radiologia, e dire che doveva essere subito attivata per ridurre le file. Insomma, si pensa al nuovo, ma non si guarda al vecchio che per ogni cittadino, ogni giorno, è l’unico presente e, magari per gli anziani, sarà il futuro se verrà riqualificato dopo il 2019.

Secondo caso, Porto Sant’Elpidio. C’è una parola che eccita gli amministratori più di ogni altra: fondi europei. Sono tanti, sono infiniti, sono però un problema: in Italia non li prendiamo mai. Però, questa volta, va dato merito all’amministrazione elpidiense che si è mossa in anticipo, ha pianificato con altri partner qualificati e il comune di Civitanova, un progetto ambizioso. Molto. Rendere il lungomare energeticamente sostenibile grazie al sole, grazie all’energia prodotta da una pedalata, grazie al vento. Milioni di euro per cambiare ciclabile e inserire centraline e pali del luce fantascientifici che faranno della costa fermano-maceratese una unicum nazionale. E poi? Chi manterrà tutto questo, chi pagherà le riparazioni, chi curerà le spese dei delicati meccanismi dei mini impianti fotovoltaici attaccati a un palo? Ben vengano i progetti, ben venga il futuro, ma nei piani sarebbe bene inserire anche il post. Gli imprenditori insegnano quando fanno un business plan. Entrate e uscite non si fermano al primo anno, ma sono pianificate almeno su un triennio, meglio ancora se per cinque anni.

C’è tempo per fortuna, in entrambi i casi, per riempire le caselle mancanti. A Calcinaro e Franchellucci, due sindaci impegnati in coppia a portare la partenza del Giro d’Italia 2017 nel Fermano, il compito di farlo.

*Raffaele Vitali direttore www.laprovinciadifermo.com – presidente Unci Marche

File italiane, educazione giapponese

vitali raffaele web3

* Sarebbe stato bello se i politici locali, sindaci, assessori e onorevoli, avessero partecipato all’Hanami di Pedaso. Non tanto per ammirare i meravigliosi ciliegi in fiore o gli aquiloni colorati che hanno reso il cielo un enorme puzzle. Non tanto per pensare alla propria soluzione alle code chilometriche per mangiare o per raggiungere uno dei due bagni chimici, su cui però gli organizzatori devono riflettere. E neppure per guardare un massaggio giapponese o semplicemente l’uomo de tamburi.

Il motivo è un altro. Avrebbero potuto capire cosa significa partecipare a un’iniziativa quando si ricopre un ruolo pubblico. Avrebbero potuto studiare i movimenti e gli atteggiamenti di Hiroshi Yamauchi, il viceambasciatore in Italia.

È arrivato puntuale, è rimasto per tutta la cerimonia di inaugurazione, si è concesso alle interviste, si è confrontato con gli organizzatori e gli ospiti. Ha mangiato con la gente, ma soprattutto si è fermato a giocare con i bambini delle scuole di Pedaso e Altidona che stavano realizzano gli origami. Insomma, ha partecipato.

Non è scappato dopo il saluto, non ha fatto la passerella e poi è risalito in auto ed è tornato a Roma. Non è arrivato con scorte e aiutanti. Eppure, è un vice ambasciatore che si occupa di cultura ed economia, che si siede al tavolo con i vertici della politica italiana e dell’imprenditoria.

Ma in Giappone sono così: se prendono un impegno lo onorano e danno attenzione, partecipano, non si fermano al ‘Grazie per avermi invitato, scusatemi se dovrò salutarvi presto, ma ho altri impegni”. Anche questo è Giappone e capirlo aiuterà il Fermano, e le Marche, a migliorare i rapporti. Poi, se il prossimo anno oltre ad aumentare la pubblicità, e quindi le presenze, crescerà ancora l'organizzazione limitando le italiane file, l’Hanami sarà davvero il biglietto da visita di un territorio che prima di altri ha saputo parlare con il mondo.

*Raffaele Vitali direttore www.laprovinciadifermo.com – presidente Unci Marche

"Je suis..." ma è meglio se cominciamo da casa nostra

vitali raffaele web3

Il male viene da fuori, è innegabile, ma il terreno fertile lo offre lo stesso Occidente.

* Je suis Charlie. Je suis Bruxelles. Je suis Paris. E via dicendo. Si colorano di nero, rosso e giallo i monumenti, si cambiano i profili su Facebook. Ma poi, leggendo proprio la realtà virtuale del mondo social, ci si rende conto di quanto male si nasconda dietro una parola. Perché in troppi scrivendo Je Suis Bruxelles immaginano un mondo diverso, fatto di barrire, fatto di espulsioni, fatto di respingimenti, fatto di paura. Proprio quella che il funzionario fermano della Commissione Europea avversa e teme. Perché leggendo le sue parole (LEGGI) colpisce il passaggio sulla Bruxelles che si crede multirazziale e che invece ha sacche dimenticate al suo interno.

Il male viene da fuori, è innegabile, ma il terreno fertile lo offre lo stesso Occidente. Che continua a interrogarsi sul perché, senza fare qualcosa per cambiarlo. Le banlieue in Francia sono uno status consolidato, così come certi sobborghi delle città industriali dell’Inghilterra. Note e risapute, ma lasciate nel loro oblio fino a quando non diventano la minaccia che ci spaventa.

E la paura scatena la violenza, la voglia di distruzione, di spazzare via tutto. Quella che, in Italia, e nelle pagine Facebook di tanti fermani, si traduce in odio verso l’immigrato, verso il musulmano, verso il diverso. Eh sì, siamo sempre lì: il diverso. Ma il funzionario europeo usa un’altra immagine: immigrati belgi di seconda e terza generazione. Ovvero, uno di loro, uno di noi, uno che parla fiammingo e magari parlerà napoletano o milanese.

Integrazione, politiche sociali inclusive e non ghettizzanti. Piccoli passi che ogni realtà può fare. Perché anche Fermo vuole proseguire la sua vita multietnica e serena. Ma come insegna Bruxelles i ghetti non servono e così la superficialità di commento. Cambiamo la nostra realtà, cominciamo da Tre Archi e non solo, poi sarà più difficile per il male, che arriva da angoli diversi del mondo, colpirci. Se invece ricominciamo come dopo Je suis Charlie a usare parole violente, avremo già perso. Di nuovo. E perderemo ancora, nonostante l’Europa e la sua idea di aperta democrazia che chi lavora a Bruxelles rappresenta ogni giorno.

* Raffaele Vitali direttore www.laprovinciadifermo.com – presidente Unci Marche

Nannini? Fermo, meglio se Fai le cose semplici

vitali raffaele web3

Quando Fai le cose semplici e pensate, il risultato arriva. Il problema è quando non Fai fare le cose a chi deve e quando ti accontenti di quello che ti danno.

Due giorni di Gianna Nannini a Fermo, due giorni di teatro pieno, due giorni di città vuota come sempre, due giorni di cui nessuno ha parlato, vietate interviste e incontri, vietato fare foto, vietato soprattutto per l’informazione online essere presente con il tacito assenso di chi organizza, due giorni senza una foto della cantante davanti a palazzo dei Priori o al duomo. Due giorni, insomma, meravigliosamente perfetti per la Nannini, che ha provato indisturbata, ma non certo per la città di Fermo.

Poi arriva il Fai, il Fondo ambiente italiano, con i suoi volontari e in due giorni riempie la città. Due giorni di palazzi storici aperti, della resurrezione del museo Miti, di giovani guide in azione, di turisti entusiasti, di fermani che riscoprono la bellezza del capoluogo.

E allora una riflessione è d’obbligo. Fai le cose bene, anche semplici, e il risultato arriva. Per le costose vetrine non organizzate come si deve, assecondando i voleri di chi invece dovrebbe essere ospite trascurando gli interessi della città, meglio trattare con più determinazione: io ti do il teatro, tu mi dai visibilità. Se no, amici come prima, un cd in più comprato in bacheca e un biglietto per la prossima tappa ufficiale che la cantante, almeno, scrive nel suo programma.

* direttore www.laprovinciadifermo.com

Tanti 'la' e un solo 'il': parole da 8 marzo

vitali raffaele web4

La donna.

La dolcezza.

La meritocrazia.

La famiglia.

La libertà

La forza.

La grinta.

La mamma.

La pazienza.

La serenità.

La casa.

La speranza.

La legge.

La sorte.

La volontà.

La carriera.

L’uomo. Il potere.

Perché anche il ‘sesso’ di una parola ha il suo peso. Ancora. Purtroppo.  

Raffaele Vitali, direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Gruppo cronisti Marche

@raffaelevitali 

No food, no party

vitali raffaele web4

La tre giorni di Tipicità, il festival inventato da due allora visionari, Angelo Serri e Alberto Monachesi, serve principalmente a una cosa: ricordarci quanto siamo potenzialmente ricchi. Potenzialmente, visto che la maggior parte di chi lavora nel settore agroalimentare non lo sa. Perché la tipologia d’impresa familiare, per non dire micro familiare, spesso si ferma al mercato di vicinato, quello che se sei importante va dal mare ai Sibillini, per stare al Fermano.

Eppure, i numeri che ruotano attorno al mondo dell’agricoltura e del food dovrebbero convincere gli imprenditori, e le istituzioni, a investirci davvero. Il food vale 130miliardi di euro, di questi 30 sono di export. Export significa prodotti che varcano le alpi e raggiungono, da quando la Russia ha alzato il muro, principalmente Europa e America. Se infatti il rublo è crollato, il rafforzamento del dollaro sull’euro ha aperto nuove frontiere. Ma l’America chiede quantità, oltre che qualità. E le micro famiglie marchigiane stentano a comprendere la forza di una unione. Magari guardare al caso della Cooperativa Girolomoni nel pesarese potrebbe aiutare. Un grande brand che fa da cappello a tanti produttori.

Se poi guardiamo oltre al food e pensiamo all’agricoltura, altro settore che Tipicità per tre giorni ci ricorda che esiste anche dove si vive di pelli e tacchi da scarpe, i numeri sono ancora più rasserenanti: +1,5% nel 2015 di posti di lavoro contro lo 0,5 nazionale.

Se entrando al Fermo Forum si penserà alla ricchezza che potrebbe produrre quel mondo raggruppato nei padiglioni di Properzi, molte aziende manifatturiere si stanno abbinandoo al food per promuovere i loro prodotti, il senso del biglietto comprato crescerà. Se poi, a parte le bruschette, ci si siederà ad ascoltare chi parla di Bio, altro grande business, della forza del blu, ovvero del mare, e le potenzialità di salumi e latte, spiegate da esperti, Tipicità non avrà fallito il suo compito. E chi entra non avrà passato una giornata tra stand da mercatino, ma avrà camminato davvero, come sostengono gli organizzatori, “in mezzo alla diversità che crea identità”. 

Raffaele Vitali, direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Gruppo cronisti Marche

@raffaelevitali 

Fare Calimero non serve più

vitali raffaele web4

Soli e accerchiati. Ha senso vedersi ancora così nel 2016? Forse è questa la domanda che dovrebbero porsi i fermani. O meglio quell’intelligenzia che Fermo la guida davanti e dietro le scrivanie. Anche l’incontro più interessante, come poteva essere quello promosso per la presentazione del nuovo libro di Ubaldo Renzi, politico di lungo corso con spunti da imprenditore, diventano un momento di rivendicazioni stantie, frutto di un depauperamento passato e non ancora dimenticato.

La realtà cambia, come cambiano gli attori. Se la Regione matrigna per anni ha dimenticato il Fermano, inteso come spazio fisico racchiuso tra Maceratese e Piceno, oggi il vento è diverso. E non perché improvvisamente si vuole ridare qualcosa a qualcuno, ma perché c’è il riconoscimento d un ruolo, di una importanza. Che però non è legata a Fermo e ai suoi amministratori, bensì alle potenzialità di un territorio che proprio per quel depauperamento reale del passato oggi viene riscoperto. Da chi non lo conosce, sia chiaro. Perché i fermani sanno quanto valga la Valdaso, sanno cosa significhi avere un distretto che fa export, sanno cosa comporti vivere in una provincia che richiede un’ora e mezzo di auto per fare 60 chilometri.

Forse, sarebbe ora di parlare delle potenzialità, di innovazione e ricerca, come vorrebbero fare i vertici del centro studi Carducci senza ancora riuscirci. E farlo dimenticando quello che era e partendo dalle poche certezze: l’ospedale di Campiglione si farà, e con lui strade e servizi. Così come si farà la terza corsia, e con lei strade e servizi. Così come si farà un polo fieristico di primo livello, e con lui opportunità e lavoro.

Basta quindi di fare i Calimero. Il pulcino nero è passato di moda, ora c’è Masha, piccola bimba geniale e simpatica. Il Fermano è piccolo e geniale, se smetterà di piangere forse diventerà anche simpatico e si farà rispettare per quel che è e non per quel che non ha avuto.

direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Gruppo cronisti Marche

@raffaelevitali 

La percezione insicura della realtà sicura

vitali raffaele web4

Quando si parla di sicurezza entrano in conflitto le parole. Ci sono i dati, c’è la percezione, c’è la realtà. Ma per tutti c’è la percezione della realtà.

Analizzando le parole, percezione significa, secondo la Treccani: “Prendere coscienza di una realtà che si considera esterna, attraverso stimoli sensoriali, analizzati e interpretati mediante processi intuitivi, psichici, intellettivi”. Anche per la Treccani la parola realtà si abbina bene a percezione, solo che viene affogata in mezzo a stimoli sensoriali e processi intuitivi. Ovvero, l’imponderabile.

Realtà, infatti, è sempre per la Treccani: “Ciò che esiste effettivamente e concretamente”. E quindi, stando al tema attuale, la sicurezza, è il numero, il dato. Che fotografa l’esistente, ma molto spesso solo l’emerso. Un po’ come un iceberg di cui restiamo attoniti di fronte all’enorme massa, peccato che quella sotto sia dieci volte più grande.

La sicurezza quindi come va classificata? Con la realtà, che secondo la Prefettura è nei numeri certificanti il calo dei crimini, o nella percezione, che viene stimolata da coltelli puntati alla gola o pistole che spuntano agli incroci?

La percezione della realtà è quindi quella che resta e che racconta l’informazione. Quella percezione che rasserena i cittadini quando vedono le pattuglie schierate, sempre di più e sempre più spesso, e in giro per i quartieri, quella realtà che preoccupa quando a essere rapinato e pestato è un ventenne fuori dal locale in cui mangiano panini i ragazzini a dieci euro a cena. Due parole inseparabili, ma non per questo da strumentalizzare. A volte basta raccontare, dimenticando Robocop ma anche il Bronx.

direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Gruppo cronisti Marche

@raffaelevitali 

Made in Italy senza Italy. Micam, pensaci tu

vitali raffaele web4

Scarpe ai piedi, luccicanti nelle loro pelli, per conquistare il mondo. theMicam è l’occasione da non fallire per molti calzaturieri. Che pagano, e pure tanto, per esserci. Si va a Milano per tre ragioni: la prima, quella classica, è che si spara di chiudere degli ordini; la seconda è che non andarci darebbe l’idea di difficoltà; la terza è che guardando le scarpe altrui ci si convince che le proprie sono più belle e si ritrova fiducia. Ragioni diverse che si intrecciano e producono la scarpa perfetta. Almeno per chi la realizza investendo migliaia di euro nel campionario.

Una fiera che deve cambiare. Lo si dice ogni anno. Ma non è facile. Gianmaria Vacirca, poliedrico manager che spazia dal basket alla moda e da un paio d’anni si è inventato campagne pubblicitarie originali premiate dai clienti con il brand Barracuda, tocca un punto chiave: “Mancano slanci veri verso il cambiamento, le persone hanno voglia di "taste" più che di lasciare biglietti da visita. Manca infine la voglia di dirci come stanno le cose davvero, di abbandonare vecchi cliché e la logica del sistema chiuso, basta parlare di politica meglio discutere di prodotto”.

Si parla di padiglioni, si parla di sanzioni, si parla di problemi, ma il mondo delle scarpe ha bisogno di buone notizie. Ha bisogno che sui giornali entrino parole come modelli, disegni, pelli, strass, suole e tacchi. Il compito spetta ad Assocalzaturifici che quest’anno ha rivoluzionato tutto, cominciando dalla comunicazione.

Basterà? Le scarpe, che guardano sempre al mondo, hanno bisogno dell’Italia. Perché il made in Italy è unico, è qualità senza paragoni, ma è anche Italia. Può esistere qualcosa che non ha mercato a casa propria. Bisogna riportare i compratori da ogni angolo dello stivale, esiste un paese più predisposto?, a Milano, tra i luccicanti corridoi dei padiglioni luxury o contemporary. Questo perché una scarpa made in Italy “fa tutta la differenza del mondo”. Ma se non ci crediamo noi, come convincere gli altri?

direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Gruppo cronisti Marche

@raffaelevitali 

Insieme, ma non troppo: lo slogan della settimana

vitali raffaele web4

Insieme si organizza il carnevale. Ma non troppo, perché poi si fanno due comunicazioni diverse, cercando di dare risalto al proprio evento, che ovviamente non è quello dell’altro. E così, tolto un meraviglioso pieghevole, del carnevale coeso di Fermo e Porto San Giorgio poco resta. Magari prendere esempio da Monte Urano, dove insieme davvero costruiscono carri e costumi, spendendo un quinto.

Insieme si vorrebbe riformare il sistema sanitario della provincia. Si fanno riunioni, si preparano cartine, si studiano le valli. Ma non troppo, perché poi vince il desiderio del singolo e soprattutto alle riunioni importanti non ci si presenta, come dimostra la scarsa affluenza alle conferenze dei sindaci o agli incontri territoriali in cui si presentano compatti invece i vertici dell’Asur.

Insieme si immaginano lunghe piste ciclabili che collegano le Marche all’Abruzzo. E insieme si pianificano in poche settimane ponti infiniti, come quello tra San benedetto e Martinsicuro. Ma non troppo, se poi bisogna ragionare in casa propria e così si perdono treni perché scavalcati senza colpo ferire perché ad Ancona neppure sanno che tra Marina di Altidona e Pedaso c’è un buco e così tra Porto San Giorgio e Marina Palmense.

Insieme si potrebbe fare tanto, ma non troppo perché poi chi comanda? Alla fine il più forte, che da qualche mese è chiaramente la Regione, un monolite targato Ceriscioli che come un tornado passa sopra comuni divisi e confusi, incapaci anche di capire che si sta facendo il loro bene semplicemente puntando sul vicino di collina.

direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Gruppo cronisti Marche

Memoria a breve termine

vitali raffaele web4

* Si è chiusa una settimana carica di storia. Di quelle dove volano parole importanti come coraggio, partecipazione, libertà, diritti, democrazia. Parole segante dal sangue e dal sudore di chi ha lottato nel passato. Parole risuonate in Prefettura con la medaglia a Mario Corradetti, deportato in un lager. Parole che il vento ha portato lontano mentre veniva scoperta la targa dedicata ad Ada Natali, la sindaca dei poveri. Parole che hanno riempito la Sala dei Ritratti per ricordare Teresa Noce, una delle costituenti a cui si deve la legge sulla maternità di cui si parla solo l’8 marzo, incuranti dei ci un Paese che ancora non ha ben chiaro che una donna ha diritto di essere mamma e lavoratrice. Parole che fanno pensare a quanto sappiamo poco non solo della storia, c’è ancora chi viene bocciato agli esami perché pensa che Mussolini si sia suicidato, ma soprattutto di quel che ci circonda.

Si cercano splendidi esempi mediatici, come Perlasca o il ‘giusto’ Bartali, e non si guarda nel giardino del vicino. Non si mette piede a Servigliano, in quella casa della memoria che ricorda un Lugo in cui non si moriva, ma si andava verso la morte.

Si è chiusa la settimana e ora, purtroppo, una bela risata la memoria seppellirà. In f dei conti è carnevale. Ci sono le piazze da riempire con coriandoli e frappe. Giusto, il sorriso è mezza vita, ma la storia merita più di un settimana. 

Montegranaro, dove la palla ha spicchi troppo profondi

vitali raffaele web4

Accordo prevede che ci siano due parti su due posizioni distinte che si siedono, discutono e alla fine trovano una intesa. A Montegranaro questo però non avviene come in ogni città. Perché ogni cosa diventa una questione di principio, di rivalsa, di occasione per ritirare fuori vecchi problemi, invidie e incomprensioni.

Ancora di più quando si parla di basket, che al ‘Monte’ è parte integrante dell’anima dei cittadini. Il problema è che quella che sembrava essere una bella notizia, il riavvicinamento di chi ha tifato per i colori gialloblù della Sutor per decenni all’attuale prima squadra della città, la Poderosa, è diventata motivo di tensioni e, di nuovo, incomprensioni.

Perché i Rangers, ufficialmente, mai tiferanno una squadra diversa. E perché chi invece tiferà Poderosa lo farà di sua sponte, senza maglie e sigle. E lo farà per un solo motivo: per Montegranaro. Ecco che allora scrivere, come fatto, che i Rangers tornano alla Bombonera a tifare per una squadra della città diventa un problema. Non ci sarà mai lo striscione che ha girato l’Italia appeso alle balaustre se in campo non ci sarà la Sutor, quella vera come sostengono alcuni appassionati di Montegranaro.

Questa è la situazione ed è inutile porsi la domanda: ha senso tutto ciò? Perché è la realtà. Difficile forse da capire per chi non indossa quella maglia che ha girato tutti i palasport, dalla C alla serie A e oggi la D. E così, una notizia positiva diventa un problema. A quanto pare Montegranaro non è ancora pronta per superare le sue divisioni. Non lo è in politica, figuriamoci in campo dove la palla ha spicchi molto profondi.

Resta però il tentativo della società Poderosa di ricucire, di farlo legandosi al cuore, all’anima della città. Che sia cambiando i colori, dal giallonero al gialloblù, che sia cambiando nome, che sia provando a ricucire con i tifosi o decidendo di portare il Veregra Street a marzo alle finali nazionali di Coppa Italia. Ce la mettono tutta i Bigioni, ma la realtà a volte supera anche la fantasia.

direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Gruppo cronisti Marche

@raffaelevitali 

Terza corsia fino a Pedaso? Non basta la fede

vitali raffaele web4

Chi è pro parla di visione strategica territoriale. Chi è contro di penalizzazione e macellazione del territorio. Come uscirne? In fin dei conti sono solo quindici anni che si parla di prolungamento della terza corsia del’A14 fino a Pedaso, ovvero fino al termine dell’area della provincia di Fermo e prima dell’inizio del lungo e periglioso tratto fatto di gallerie.

Chi è a favore immagina opere compensative, che tali non più sono perché devono essere finalizzate al raggiungimento del casello. Opere che sarebbero incredibili, mirabolanti, dal valore di decine e decine di milioni di euro. Bretelle, Lungotenna, Mezzina e via dicendo con il nuovo ospedale come perno.

Chi è contro, guarda caso a Porto San Giorgio, dove tutto si fermò un paio di lustri fa, è perché invece non vede in nessuna opera compensativa un vero vantaggio, visto che di terra da dare alla società autostrade non ce ne è. Come decongestionare il traffico della Statale, come sostiene il ‘pro’ Cesetti? Un maxi tunnel? Quando in campagna elettorale lo propose Mandolesi, ma sul lungomare, a parte i sorrisi ironici altro non ci fu. E allora? Come fare?

L’errore di questa discussione è che si è partiti da una certezza: il fare la terza corsia, dando per scontato il sì a priori di tutti. Ma, come dice il sindaco sangiorgese Loira, che alla fine capitolerà, fosse altro per volere di partito, visto che il Pd è compatto per il sì, non esistono più atti di fede.

Servono piani comuni che vadano oltre le cartine mostrate in Provincia al presidente della regione Marche Ceriscioli, cartine che vadano oltre la Lungotenna e la Mezzina, opere che, guarda caso, piacciono a P.S.Elpidio e ai paesi dell’interno più lontani da P.S.Giorgio, unica città che, e su questo non ci sono dubbi, subirà l’impatto dell’ampliamento dell’A14.

Come convincere tutti? Trasformando la fede in strade e opere, vere e fattibili. Partendo però dalla Statale Adriatica e dalla Valtenna più che dal luccicante e vuoto diamante fuori dal nuovo e trafficato casello di P.S.Elpidio. La terza corsia serve e non solo perché altrimenti, amara verità, i soldi per fare infrastrutture non ci sono.

direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Gruppo cronisti Marche

@raffaelevitali 

Che peso ha una classifica? Stare in alto è meglio, Calcinaro insegna

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Sempre meglio stare in alto che in basso. Sempre meglio essere considerato uno dei migliori sindaci, seppur da soli sette mesi, che un medio o scarso amministratore. Per cui, vedere Fermo al quarto posto della classifica ‘Governance Poll 2016’ (600persone interpellate in ogni città tra novembre e dicembre) è un biglietto da visita che va ben oltre Paolo Calcinaro. Perché promuovere il primo cittadino significa promuovere la città, dandole lustro a livello nazionale.

Il sindaco errori è destinato a farne, ma Paolo Calcinaro parte da due vantaggi. Il primo lo riconosce sempre Mauro Torresi, il vulcanico assessore al Commercio: “Chi c’era prima era così poco amata che questo ci fa sembrare dei fenomeni”. Il secondo è che è giovane, simpatico e presenzialista: insomma, sa stare tra la gente. Ma non basta, come dimostra quel -10% rispetto al consenso elettorale di giugno 2015 che avrà notato anche lui (59,7 contro 69,9 dell’elezione).

È quarto e incarna alla perfezione la percezione che il cittadino ha secondo il Sole 24 Ore del sindaco: riferimento per la gente, intermediario con il Governo, portavoce dei problemi, risolutore. Insomma, un uomo solo al comando che deve saper fare marketing, vedi Pesaro con Ricci che è terzo e ha inventato anche il ‘rimborso da pioggia per chi va in vacanza’, e avere una base manageriale, come Brugnaro, sindaco di Venezia e presidente di Confindustria.

Ci sono primi cittadini eletti anni fa, altri al secondo mandato, come Castelli che vola con la sua Ascoli. Il tempo influisce e stare ai vertici dopo anni è un merito. Calcinaro è quarto (la Brambatti ha viaggiato tra la 48esima e la 93esima posizione), è fresco e può ancora crescere, sempre se non dimenticherà le parole dette a caldo: “Non siamo perfetti e gli errori possiamo farne e ne faremo, ma altrettanto certamente si può dire come i fermani abbiano recepito il nostro spirito di prossimità e di ascolto delle tante e varie realtà cittadine. Un incoraggiamento per quanto ancora vogliamo fare e faremo in futuro”. Ed è su quel ‘faremo’ che si giocherà davvero il + o – tra un anno.

direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Gruppo cronisti Marche

@raffaelevitali 

E 2016 sia

vitali raffaele web3Cosa ci offrirà il 2016? L’elenco è lungo, come quello che tutti i sindaci hanno stilato negli ultimi due giorni dell’anno. Fiumi di parole per riassumere quanto fatto, o che hanno pensato di fare, e qualche spunto sul futuro che compiaccia i cittadini. Ma senza soldi non è semplice amministrare, e lo è ancora meno quando ti indagano perché cerchi di fare bene un mestiere in cui prendi tra i 700 e i 2000 euro al mese.

Chi non ha parlato invece sono gli imprenditori. Nessun quadro finale, nessuna aspettativa, solo silenzio. Hanno paura, ma non vogliono dirlo. Sanno di essere, in tanti, nella mani della Russia, di quel Putin che il mondo avversa ma di cui poi ha bisogno. Vedere aziende storiche licenziare dipendenti è l’immagine più triste del 2015. Ma c’è anche l’altra faccia, ci sono le start up, c’è l’enogastronomia, c’è la meccatronica. Insomma, un calcio alla crisi non per forza parte dal basso. Ma senza Russia si andrà poco lontano.

Quello che vorremo noi per il 2016 è semplice: un sito migliore, una informazione puntuale, un maggior coinvolgimento delle realtà imprenditoriali per cercare di darvi maggiori notizie. Se questo territorio vuole ripartire, deve capire che investire in comunicazione è importante. Sempre che non creda di poter fare tutto da solo, senza chiedere a chi sa qualcosa di più.

C’è la carta stampata, che è affascinante e sicura, tangibile e stracciabile, ma non basta più. Se in America, in Inghilterra, in Cina sanno cosa succede nel Fermano è perché cliccano laprovinciadifermo.com, e non solo sia chiaro. Ma chi ci legge da fuori vuole di più. Vorrebbe approfondimenti maggiori, vorrebbe video, e ci stiamo attrezzando, vorrebbe che la nostra qualità crescesse. E mai come in questo caso, il volere dell’altro combacia con il nostro.

Che il 2016 ci porti tutto questo: una Russia sana, meno promesse e più lavori pubblici, più sponsor e quindi ancora più notizie. Poi, per tutto il resto c’è…fate voi. A ognuno il suo sogno. Buon 2016

direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Gruppo cronisti Marche

@raffaelevitali 

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Loira ricorda il carabiniere Beni

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